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Pescara, via libera ai tre palazzi sul mare dei Milia & Co

Acerbo durissimo: «muro di cemento grazie ai politici amici»

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Pescara, via libera ai tre palazzi sul mare dei Milia & Co

PESCARA. Via libera, dopo uno stop durato 2 anni a causa di una sentenza del Tar, al progetto da 10 milioni di euro della società Pescaraporto di Milia e Mammarella sulla riviera sud, accanto all’ex Cofa.
Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha ribaltato la decisione dei giudici amministrativi del 2013 e ha accolto il ricorso di Pescaraporto che vuole realizzare tre palazzi alti 21 metri sul mare, di cui il primo con destinazione d’uso commerciale con 18 negozi; il secondo, con destinazione d’uso terziario-direzionale, ossia studi professionali e uffici; il terzo, dove era previsto un albergo, sempre uffici e negozi.
La società dei Milia e Mammarella ha vinto perché il Consiglio di Stato ha ritenuto non legittimati i vicini ricorrenti che avevano vinto al Tar, i titolari dell’hotel Regent che sorge a 500 metri dai nuovi uffici e negozi ideati dai soci della Pescaraporto ovvero la società Viana degli imprenditori Andrea e Luca Mammarella e la società Uropa di Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia avvocato del presidente della Regione Luciano D’Alfonso ma anche del predecessore Ottaviano Del Turco.
In tutto questo il Comune si è costituito per difendere il proprio atto amministrativo e dunque le pretese del privato Pescaraporto e sostenere l’operazione che era stata autorizzata all’epoca della giunta Mascia.

LA VICINANZA NON BASTA
Secondo i giudici «il semplice dato materiale della vicinitas», di chi si oppone al progetto, «non sempre costituisce oggettivo ed incontrovertibile elemento di individuazione della legittimazione e dell'interesse ad agire, dovendosi comprovare il reale pregiudizio che venga a derivare dalla realizzazione dell'intervento assentito».
«E’ necessario», dicono ancora i giudici, «che l’operatore economico che intende impugnare un titolo edilizio eserciti nelle immediate adiacenze, che l’attività commerciale esercitata sia dello stesso tipo in tutto o in parte di quella relativa ai provvedimenti in contestazione, e che le due attività vengano a servire uno stesso bacino di clientela oggettivamente circoscritto o comunque circoscrivibile con sufficiente certezza».
In questo caso la società Angela (ovvero l’hotel Regent) ha impugnato il permesso di costruire «a tutela della sua situazione di operatore turistico, ma anche in ragione della vicinitas urbanistico-territoriale che caratterizza il nuovo intervento”, senza ulteriori specifiche e circostanziate argomentazioni».
«La Pescaraporto», fanno notare i giudici, «non ha mai chiesto alcuna specifica autorizzazione» di tipo alberghiero «e, tanto meno, il Comune di Pescara la ha rilasciata. Anzi, successivamente al rilascio del permesso di costruire, la società ha avanzato formale istanza di variante in corso d'opera, diretta ad ottenere il cambio di destinazione d'uso dell'edificio in questione da turistico-alberghiero a terziario-direzionale».

«UN MURO DI CEMENTO GRAZIE AI POLITICI AMICI»

«Quando i pescaresi passeranno davanti a quel muro di cemento sul mare», commenta Maurizio Acerbo, di Rifondazione Comunista-Altra Europa con Tsipras, «potranno prendersela con Comune, Regione e parlamento che hanno fatto di tutto per rendere possibile un intervento illegittimo».
Acerbo ricorda che il Tar aveva bocciato il permesso dando ragione a quanto sostenuto da Rifondazione Comunista: il tribunale amministrativo aveva confermato che le norme del “decreto sviluppo” di Berlusconi, rese permanenti da una pessima legge regionale di recepimento, non si applicano nelle aree sottoposte a piani particolareggiati.
Ma in soccorso di Milia-Mammarella è sceso in campo lo stesso parlamento. Infatti nel dicembre 2014, ricorda oggi Acerbo, «venne approvato un emendamento alla legge di stabilità con un'interpretazione autentica (quindi retroattiva) che sembrava scritta ad hoc per sbloccare il progetto».
La norma precisava che le deroghe e i premi di volumetria si applicano anche all’interno dei piani particolareggiati. A presentare l’emendamento in Senato è stato un senatore siciliano, a recepirlo è stato il governo Renzi che l’ha inserito nel maxi-emendamento alla legge di stabilità su cui il governo ha chiesto la fiducia. La norma che cancella ogni regola pianificatoria pubblica è stata votata in parlamento dalla maggioranza NCD-PD .
La relatrice di maggioranza sulla legge di stabilità era la senatrice pescarese Federica Chiavaroli che quando Acerbo denunciò «la “porcata”», dopo mesi dall’approvazione, disse non saperne nulla.


«ALESSANDRINI BLOCCHI TUTTI»
Intanto il Movimento 5 Stelle chiede al sindaco Alessandrini di ricorrere in cassazione per bloccare «l’ennesimo ecomostro, frutto di atti politicamente scorretti e nebulosi», e di agire con fermezza «annullando il permesso di costruire che nel 2012 fu concesso a Pescaraporto srl, che contraddice con le direttive poste nel psda e nel pp2. Un atto dovuto» incalzano «per la pubblica incolumità e la tutela dei cittadini pescaresi. Chiediamo fermamente che non ci si costruisca in quell’area perché c’è un rischio di esondazione elevato, ed inoltre perchè la città non merita l’ennesimo palazzone posto tra il mare e le abitazioni. Meritiamo che la zona posta a ridosso del Porto Turistico, compreso il complesso ’Ex Cofa, sia destinata al verde pubblico perché rappresenta l’affaccio di Pescara sul mare, un privilegio per tutti i pescaresi che non può essere negato da interessi economici del capitalismo locale».