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Pescara, Soprintendenza blocca il nuovo stadio Adriatico

Dopo il Ponte del Cielo rischia di sfumare anche il nuovo Cornacchia

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Pescara, Soprintendenza blocca il nuovo stadio Adriatico

PESCARA. Un altro progetto, dopo quello del Ponte del Cielo, rischia la sonora bocciatura e di dover essere riposto in soffitta senza vedere la luce: si tratta del nuovo stadio di Pescara già presentato in pompa magna nelle scorse settimane: 20mila posti tutti coperti, senza pista di atletica.

Sabato mattina la Soprintendenza Belle arti e Paesaggio dell'Abruzzo ha inviato al Comune di Pescara la comunicazione di apposizione del vincolo architettonico sull'intero stadio Adriatico Giovanni Cornacchia, interessato dal progetto di riqualificazione da 42 milioni di euro proposto all'Amministrazione comunale dalla Lega Calcio B e che consentirebbe all'Ente il risparmio dei costi di gestione, pari a oltre un milione di euro all'anno.
Un duro colpo difficile da digerire ma a quanto pare c’è poco margine di manovra. Il sindaco però non è intenzionato ad arrendersi facilmente e non vuole gettare la spugna in pochi minuti come nel caso del ponte del Cielo (in quel caso c’era anche una cifra vincolata da spendere rapidamente).

Si va avanti, dunque, verso questa nuova iniziativa nonostante nel recentissimo passato (era il 2009) siano state spese ingenti somme per l’impianto, oltre 11 milioni di euro, che dovrebbe essere demolito per lasciare il posto alla nuova realtà.

Non è altrettanto ottimista il patron del Pescara, Daniele Sebastiani, che ha un diavolo per capello anche perché ha già speso 120mila euro per il nuovo progetto. A questo punto si potrebbe pure pensare di realizzarlo altrove ma il Comune aveva fatto la proposta di ammodernare quello attuale per risparmiare sulle spese di gestione.

La strada più facile da intraprendere a questo punto resta quello di un ricorso al Tar e cercare di smontare il no della Soprintendenza.

Uno stop che si basa sul fatto che lo stadio viene ritenuto un bene architettonico da tutelare, in quanto realizzato negli anni Cinquanta dal famoso urbanista Luigi Piccinato, tra gli architetti più rappresentativi e più premiati dell’epoca, con in tasca ben 270 progetti e piani urbanistici.

E se la Soprintendenza dice che quell’impianto non si può toccare: il progetto che si vorrebbe portare avanti prevedeva addirittura l’abbattimento dell’attuale impianto per consentire la costruzione di un nuovo stadio con un asse parallelo a via Antonelli. Questo perché le colonne di Piccinato (ovvero la struttura architettonica di pregio che sorregge una delle tribune e che la Soprintendenza belle arti e paesaggio d’Abruzzo vorrebbe vincolare) non faranno parte del nuovo stadio.

«Alla luce di quanto comunicatoci, intendiamo proseguire con tutti gli strumenti a nostra disposizione la battaglia per dare a Pescara una struttura sportiva europea – ha spiegato il sindaco Marco Alessandrini che non è intenzionato ad arretrare – Una struttura capace di rappresentare la vocazione sportiva della città e di promuovere l'immagine di Pescara in Italia e oltre, riportandola entro circuiti internazionali che non vogliamo perdere, perché producono ricadute rilevanti anche per l'economia del territorio, come hanno dimostrato i Giochi del Mediterraneo, Ironman e i Beach Games 2015 per citare alcuni recenti esempi».

Alessandrini ha contestato apertamente l’atteggiamento della Soprintendenza sostenendo che «la posizione di perenne diniego alle innovazioni non è un atteggiamento positivo da parte di un'altra istituzione, specie quando rischia di avere effetti nefasti sull'economia della città e sui servizi che l'Amministrazione offre alla comunità».
Secondo il sindaco l'esternalizzazione della gestione dello Stadio ha senso perché si traduce in un risparmio notevole per il Comune che ha avviato un cammino di riequilibrio finanziario per le precarie condizioni economiche ereditate. Se il progetto non potrà tradursi in realtà, i costi annuali di gestione continueranno ad essere a carico del Comune con ricadute per altri settori sensibili, che l’amministrazione di centrosinistra vorrebbe tutelare in tutti i modi, quali ad esempio il sociale e la cultura.

Oltre ai risparmi di spesa Alessandrini batte  sugli effetti positivi legati all'investimento degli oltre 40 milioni previsti dal progetto: i 200 posti di lavoro (destinati a divenire 350 in occasione delle partite), la fruibilità della struttura per 365 giorni all'anno, i 1.000 posti auto che ne deriverebbero per la collettività, oltre alla riqualificazione di una ulteriore porzione di città, quella cioè destinata ad ospitare il nuovo stadio per l'atletica.

«Se Udine pensa ad uno stadio di livello europeo e investe per ottenerlo, perché togliere a Pescara l'occasione di concretizzare questa opportunità e di avere uno stadio fra i più all'avanguardia d'Italia entro il 2018?», si domanda Alessandrini che ha girato questo interrogativo al ministro per la Cultura Claudio Franceschini quando l'ipotesi progettuale ha cominciato a prendere forma.