LE REAZIONI

Ordinanze false di Alessandrini &Co, fa più rumore l’archiviazione che l’accusa di omissione

Si scatena ancora una volta la bagarre politica: chieste nuovamente le dimissioni

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Ordinanze false di Alessandrini &Co, fa più rumore l’archiviazione che l’accusa di omissione

La locandina del film

PESCARA. Era inevitabile che intorno alla vicenda delle ordinanze falsificate  si scatenasse un nuovo putiferio all’indomani delle notizie, da una parte, della archiviazione del reato di falso e, dall’altra, della chiusura delle indagini con l’accusa di omissione di atti d’ufficio.

Archiviati per il primo reato e indagati per il secondo sono il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, il vice Enzo del Vecchio ed il dirigente Tommaso Vespasiano.

Particolarmente duro il confronto e lo scontro politico su questa vicenda che è partita da alcune denunce da parte di esponenti del centrodestra all’indomani dello sversamento di liquami nel mare avvenuto intorno al 28 luglio, mentre per quasi due mesi gli stessi indagati hanno negato ogni tipo di falsificazione per poi ammettere di fronte alle prove raccolte dalla Squadra Mobile. Lo stesso interrogatorio del sindaco è stato per alcuni giorni avvolto dal mistero così come la sua iscrizione nel registro degli indagati; prima è andato in questura segretamente per essere interrogato ed ammettere la falsificazione delle ordinanze e due giorni dopo era in consiglio comunale a raccontare una verità diversa visto che davanti ai consiglieri comunali non ha mai ammesso alcun addebito né risposto alle domande fatte.

Da una parte, dunque, l’archiviazione con le sue motivazioni articolate e tecniche ma, dall’altra, sussiste  e resta in piedi l’accusa di omissione, anche questo un fatto acclarato e non in discussione che però viene ritenuto penalmente rilevante almeno fino a questo momento. Gli indagati infatti avranno venti giorni di tempo per proporre le loro controdeduzioni e convincere i pm ed il gip della loro innocenza. Cosa difficile viste le prove raccolte e la confessione del sindaco ma a questo punto non impossibile.  

In questo scenario molto delicato e inconcepibile per qualunque cittadino anglosassone si alza nuovamente il polverone, facilmente pronosticabile fin dalla prima ora che agita e agiterà nei prossimi giorni l’azione amministrativa della giunta Alessandrini.

SOSPIRI:«LA MENZOGNA RIMANE»

«Una menzogna resta tale anche se la Magistratura non la ritiene un reato», commenta il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri, «e il sindaco Marco Alessandrini ha innegabilmente mentito ai cittadini dinanzi all’emergenza balneazione che ha travolto la città dallo scorso 28 luglio. La sua decisione di non comunicare ai bagnanti e a tutti i cittadini che era in corso uno sversamento nel fiume e nel mare di 30milioni di litri di feci e liquami, che aveva contaminato le acque, come poi hanno dimostrato le analisi dell’Arta, è stata irresponsabile, pericolosa e lontana da ogni logica, e questo è più che sufficiente per chiedere comunque e ancora le dimissioni di un sindaco che ha tradito la fiducia del territorio».

Ma lo stesso Alessandrini mostra e ostenta sovrabbondante tranquillità raccontando una realtà parzialmente diversa davanti alle telecamere dei tg locali e continuando ad affermare che mai vi sia stato un problema di salute pubblica e che nessuno è mai stato in pericolo. Affermazione difficilmente comprensibile alla luce del reale inquinamento superiore ai limiti di legge di almeno tre volte e al divieto che doveva impedire a decine di migliaia di persone di fare il bagno in quei giorni.

 MASCI:«SINDACHETTO»

«Oggi tutto questo, secondo la magistratura, non è reato perché l’ordinanza comunque non è stata ufficializzata dunque non aveva valore. In realtà quell’ordinanza era ufficiale essendo stata spedita a Regione Abruzzo, Arta, Asl e Capitaneria di Porto, ma possiamo solo prendere atto della decisione della Procura, che però non cambia il giudizio dei cittadini nei confronti del sindaco Alessandrini che ha mentito», conclude Sospiri.

Particolarmente duro e incisivo fin dalla prima ora Carlo Masci di Pescara Futura, avvocato e collega di Alessandrini, che fa notare come in realtà i falsi siano due: la prima ordinanza firmata il 3 agosto con la data del primo che sanciva il divieto “postumo” di balneazione e la seconda che revocava la prima che non era stata emanata.

«Chi si fida di un sindachetto che predispone atti falsi per ingannare i suoi concittadini e precostituirsi prove per giustificare le sue gravissime omissioni?», commenta Masci, «archiviato per aver commesso il falso ma non aver compreso il fatto», aggiunge, «Un proverbio cinese dice: quando i nani fanno ombra vuol dire che siamo arrivati proprio al tramonto!».

 I FALSARI

E su Facebook ognuno dice la sua (non sempre riferibile) e c’è chi riporta il codice penale e fa notare che la norma prescrive che il reato si compie quando  il pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero e in questo caso è punito con la reclusione da uno a sei anni ma non parla della mancata pubblicazione dell’atto.

Altri condividono la locandina dello storico film di Totò e De Filippo… “I Falsati”.

Il deputato M5s Andrea Colletti invece punta il dito contro le conseguenze giuridiche del precedente: «La Procura ed il Tribunale Penale di Pescara si confermano ormai da anni: hanno un codice penale tutto loro, teso a non toccare minimamente l'ordine costituito.  Ci sarà un giudice a Berlino? Da ora in avanti sarà possibile in tutta Italia la falsificazione di documenti amministrativi?»

Effetti che si valuteranno con il tempo anche se la notizia non ha trovato ancora spazio sui giornali nazionali a differenza delle altre più recenti decisioni prese a palazzo di giustizia che sta diventando fonte di  molti grattacapi per i cittadini che non riescono a spiegarsi come dopo anni di accuse e inchieste si arrivi in moltissimi casi ad eclatanti assoluzioni totali che di fatto inficiano il lavoro della procura.

La richiesta di archiviazione  dei pm Mantini e Di Serio presentata il 25 novembre è stata accolta dal gip Maria Michela Di Fine il 27, appena due giorni per la decisione che costituisce -più che un caso rarissimo- un record difficilmente superabile. E non essendo state riconosciute parti offese non sarà possibile alcun tipo di impugnazione della archiviazione, mentre qualcuno fa notare che una recente sentenza di Cassazione sembrava essere molto chiara sul tema del falso in atto pubblico.

La sentenza del 23 giugno 2015 n.26455 tra le altre cose chiarisce che ai fini della sussistenza dei reati di falso in atto pubblico non rileva l’intento che muove l’agente e, dunque, la volontarietà e la consapevolezza della falsa attestazione, mentre non è richiesto l’animus nocendi  cioè la volontà di causare un danno e fare del male con la conseguenza che il delitto sussiste non solo quando la falsità sia compiuta senza l’intenzione di nuocere, ma altresì quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno.

Cioè come nel caso di specie visto che lo stesso Alessandrini continua a sostenere che «mai nessun pericolo per la salute pubblica è mai esistito».

Una precedente Cassazione del 2007 spiega invece la teoria del “falso innocuo” che dunque non costituisce reato (tesi sposata da pm e giudice)  nel caso in cui risulti esclusa l'effettiva e concreta esposizione a pericolo di quei beni ulteriori rispetto alla fede pubblica che si assumono oggetto di tutela da parte delle fattispecie».