ASSOLUZIONI E RIFIUTI

Assoluzioni Rifiutopoli, Di Stefano: «chi ci risarcirà?»

«Dai tg nazionali nessuna notizia su questa mia assoluzione»

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Assoluzioni Rifiutopoli, Di Stefano: «chi ci risarcirà?»

Di Stefano (Foto: W. Recanatese)

PESCARA.  «Per cinque anni sono stato vittima di un massacro mediatico e sono stato condannato ancor prima di essere giudicato».

Sono queste le prime dichiarazioni dell'onorevole Fabrizio Di Stefano (FI) ,che questa mattina ha convocato una conferenza stampa a Pescara per commentare l'esito della sentenza giudiziaria che lo ha visto coinvolto. Il processo Rifiutopoli sulle presunte tangenti nel settore dei rifiuti si è chiuso martedì scorso in primo grado con una assoluzione per tutti gli imputati.

Tra gli indagati c’era anche l’ex assessore regionale Lanfranco Venturoni, all’epoca dei fatti assessore alla Sanità del governo regionale guidato da Gianni Chiodi. Oggi Venturoni ha dichiarato ai giornali di aver detto addio al mondo della politica e si dedicherà interamente alla sua famiglia.

Di Stefano, invece, si domanda oggi chi li risarcirà per quello che hanno dovuto subire. Dopo tanti anni in cui è stato in silenzio, adesso, a sentenza scritta, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e ringrazia i suoi amici ed avvocati,  Massimo Cirulli e Peppino Polidori, «che hanno saputo fornire gli elementi corretti affinché chi doveva giudicare lo abbia potuto fare con cognizione della situazione».

Di Stefano se la prende con «l'uso che certa informazione fa delle vicende giudiziarie» e spiega: «ho cercato in questi giorni traccia sia su Sky che sui TG nazionali di  Rai e Mediaset, uno straccio di notizia riguardante questa mia assoluzione: niente.  E neppure su "Piazza Pulita" la trasmissione di LA7 che mi venne a rincorrere in Senato, proprio in quell'occasione e che oggi invece non ne parla. Ma cinque anni fa la mia faccia fu sbattuta sul video come il peggiore dei criminali, per non parlare poi di certa stampa locale, che ancora oggi fa strane insinuazioni e che valuteranno i miei avvocati, così come stanno già facendo. Mi riferisco in particolare ad un'inchiesta condotta dal giornalista Giuseppe Caporale, allora direttore di Rete 8 (ma a proposito di monopoli, quello della sanità abruzzese, ne vogliamo parlare? Ne parleremo!), che 7 giorni prima che io venissi raggiunto dall'avviso di garanzia, venne ad intervistarmi , e con me, anche tutti coloro coinvolti nella vicenda, perché evidentemente dotato della sfera di cristallo (non potendo pensare che qualcuno dalla procura gli avesse suggerito qualcosa…)».

DALLA CHIESA ALLA POLITICA: TUTTI CONTRO

«Ma anche alcune illustri voci che si alzarono in tono di condanna all'epoca, oggi non le sento chiedere scusa», continua Di Stefano. «"Siamo disgustati e sconcertati" disse Monsignor Bruno Forte nell' omelia della celebrazione eucaristica per la festa di San Michele Arcangelo qualche giorno dopo. E oggi? Per non parlare di quelle forze politiche che utilizzano l'arma della giustizia come strumento di lotta politica. Penso al Consiglio Comunale di Chieti, convocato appositamente  su richiesta del PD per valutare la mia vicenda e l'opportunità che io mantenessi il mio ruolo quando ero consigliere comunale.  La Corte dei Conti  forse farebbe bene a chiedere contezza a quei signori sui costi di quell'assise.

Per non parlare di quel movimento politico che mi aveva messo nell'elenco dei non candidabili per questa vicenda, dimenticando che il loro capo, quello sì, non è candidabile per una condanna passata in giudicato per un delitto esecrabile! Anche da parte di costoro nessuna scusa».

I SOCIAL

Di Stefano condanna anche i «tanti, troppi, che su Facebook, o su altri social, si sono riempiti la bocca della mia vicenda».

Ma il deputato di Forza Italia pensa anche a Lanfranco Venturoni o Rodolfo Di Zio che subirono anche l'esperienza del carcere: «chi li ripagherà di tutto questo? E penso ai tanti che magari sono meno forti di me e che hanno passato una simile esperienza. Penso al mio amico Toni Lattanzio, ex assessore di Martinsicuro, che dopo tanti giorni di carcere è stato risarcito, anche economicamente, per ingiusta detenzione. E penso all'ex sindaco di Roccaraso, Valentini, che fu arrestato e detenuto nel carcere di Sulmona per una vicenda che poi si rivelò senza fondamento. E purtroppo non seppe resistere a quel massacro mediatico e da quel carcere non ne uscì più.  Per tutti costoro io continuerò il mio impegno politico- ha concluso il Parlamentare- per rendere loro quella onorabilità che altri hanno infangato e per colpire chi ingiustamente interpreta un atto di garanzia come fosse una condanna. O ancora contro chi utilizza lo strumento dell'informazione come un tritacarne mediatico che deve servire solo ad appagare il gusto di fare notizia a tutti i costi, dimenticando che dietro ad un titolo ci sono le persone, le loro vite, la loro moralità e le loro famiglie».