LA DECISIONE

Mercato senegalesi Pescara, via libera al trasferimento e stop alla merce contraffatta

Nuovi spazi e «controllo permanente» da parte dei Vigili

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Mercato senegalesi Pescara, via libera al trasferimento e stop alla merce contraffatta

PESCARA. Il Consiglio comunale di Pescara ha approvato ieri con 14 voti a favore, 10 i contrari, 2 astenuti, lo spostamento del mercatino dei senegalesi dentro un sottopasso della ferrovia lungo via Ferrari, attualmente vuoto e murato, senza luci e senza bagni.

Più controlli per vietare la vendita di merce contraffatta (che ad oggi abbonda) e nuova denominazione: ‘mercato etnico e dell’integrazione’. Dopo ben 21 anni, dunque, si sana uno degli abusivismi più grandi che la città possa ricordare. Il mercatino venne istituito nel 1994 e doveva restare in piedi appena qualche mese mentre è rimasto lì praticamente per due decenni. Il Comune ha però riconosciuto  che ad oggi quell’attività commerciale «non corrisponde neppure astrattamente» all’iniziativa di 20 anni fa ma consiste «nella mera vendita di articoli che spesso costituiscono il corpo del reato riconducibile alle ipotesi criminose relative a prodotti con marchi contraffatti».

Inoltre non c’è alcun permesso di Rfi per l’occupazione di quel tratto di area di risulta. Il Comune riconosce anche che ci sono «attrezzature rudimentali in pessimo stato manutentivo», non c’è «pulizia dei luoghi» e il sito è «potenzialmente idoneo al proliferare di topi».  

Bisognerà fare dei lavori per attrezzare la nuova zona (si parla di circa 100 mila euro a carico dell’amministrazione comunale), metterla in sicurezza e renderla fruibile. Si dovrà installare una nuova segnaletica, i bagni, cancelli e sistemi di controllo.

Si tratta proprio dello stesso sottopasso, oggi murato, da cui nel 2013 Ferrovie Italiane cacciò una quindicina di senzatetto, rei, diceva Rfi, di creare degrado e pericolo. Adesso la società avrebbe dato l’ok per questo nuovo arrivo, (100 bancarelle in tutto) un parere che nei giorni scorsi il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, ha chiesto formalmente di poter visionare.

E se negli ultimi 20 anni, ovvero dal loro arrivo, i senegalesi non hanno mai pagato la Cosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico, adesso dovranno allinearsi a tutti gli altri commercianti della città. L’esenzione, infatti, era prevista in quanto la porzione di area di risulta sulla quale lavorano è di proprietà di Rfi.

Dopo il via libera del Consiglio, dunque, il trasferimento e relativo adeguamento dello spazio, può partire. Ieri, durante la sessione straordinaria, i commercianti pescaresi hanno chiesto equità tra i vari venditori. Qualcuno ha anche chiesto che le bancarelle dei senegalesi vengano installate  nei vari mercati cittadini già esistenti, anche per favorirne l’integrazione. Opzione però scartata senza dubbio dall’assessore al Commercio, Giacomo Cuzzi, che ha spiegato che non ci sono posti liberi.

Da qui la decisione di dedicare loro uno spazio separato e permanente.

Il rappresentante dei commercianti senegalesi ha invece respinto le accuse di abusivismo: ha spiegato che i permessi per vendere la merca ci sono, che a fine anno presentano anche la dichiarazione dei redditi e che tutto è fatto seguendo le norme. I commercianti extracomunitari hanno dunque vinto su tutta la linea ed è ormai un lontano ricordo l’ordinanza di sgombero che aveva firmato lo scorso 11 agosto il sindaco Marco Alessandrini. Una ordinanza che aveva gettato nel panico i senegalesi e che in soli tre mesi non solo è stata ribaltata completamente ma consentirà di godere anche di uno spazio migliore e attrezzato.

I banchi improvvisati con cavi elettrici e fili della luce volante saranno infatti a questo punto un lontano ricordo. Il Comune ha intenzione di realizzare un mercato vero e proprio con un cancello, orari di apertura e chiusura, videosorveglianza, in una struttura a norme con illuminazione e servizi igienici. Tutti gli ambulanti, inoltre, dovranno essere in regola con le autorizzazioni e i pagamenti dei tributi dovuti e la polizia municipale dovrà esercitare «un controllo permanente» sulla contraffazione. Questo vuol dire, almeno in teoria, che non potranno più vendere i così detti ‘falsi’: articolo di abbigliamento, scarpe, occhiali, borse contraffatte, cd musicali, videogiochi.