ALLARME ROSSO

Villa Pini, è l’inizio della fine?

Smembramento all’orizzonte: tutta colpa del decreto Lorenzin?

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5092

VILLA PINI esterno

Villa pini

CHIETI. Per martedì 1° dicembre la proprietà di Villa Pini ha diramato una convocazione urgente rivolta ai sindacati. Da ieri tutte le prenotazioni che arrivano al centralino per le visite da fissare dal primo gennaio 2016 vengono dirottate tra la clinica Pierangeli e Villa Serena.

 Sono bastati questi due eventi per far salire ai livelli massimi l’allerta tra i dipendenti che hanno iniziato a chiedere informazioni e temere seriamente per il loro futuro. Per tutti un solo pensiero: si profila l’ennesimo Natale amaro di lotta e battaglie che ricordano quelli dei tempi del fallimento e forse anche qualcuno prima quando c’era il patron Vincenzo Angelini.

Allarme alto, dunque, per il futuro stesso della clinica che fu gioiello della sanità abruzzese e che prometteva fasti ma poi è incappata nell’inchiesta Sanitopoli. Dalle carte del processo si è appreso che in realtà la clinica avrebbe ricevuto rimborsi non dovuti e si sarebbero compiuti una serie di illeciti (tra i quali anche il pagamento di ingenti tangenti). Anche questo modo di agire avrebbe garantito la crescita del fatturato della clinica del grande accusatore di Ottaviano Del Turco, Vincenzo Angelini, che -secondo l’ultima sentenza di appello- sarebbe stato vittima e dunque concusso dall’ex governatore.

A settembre 2013, dopo una serie di colpi di scena, venne formalizzato l’acquisto della clinica ed il passaggio da Nicola Petruzzi, che aveva avuto in affitto per alcuni anni la clinica alla Santa Camilla spa,  una società made in Aiop (la potente associazione delle cliniche) e formata al 40% da Synergo di Luigi Pierangeli e Lorenzo Spatocco, 40% Villa Serena di Concetta Petruzzi e 20% clinica Di Lorenzo di Avezzano, tutti in passato fieri avversari di Villa Pini.

La paura per i dipendenti  è cosa non di oggi e generata da un pensiero che li ha tenuti sulle spine da quando la struttura è passata all’attuale proprietà, acquistandola all’asta per 31 mln di euro. I dipendenti hanno fin da subito temuto che non vi fossero concrete e serie ambizioni di sviluppo nonostante l’ingente cifra sborsata, un timore che è cresciuto per l’apparente stasi della proprietà e la mancanza di investimenti sulla struttura, come se fosse stata messa in stand by. Questo avveniva mentre, per esempio, la clinica Pierangeli era da mesi impegnata in costosi e importanti lavori di ampliamento. Perché potenziare la clinica di Pescara –si sono domandati i dipendenti di Villa Pini- quando la clinica di Chieti è sfruttata molto al di sotto delle sue possibilità?

In questi mesi i sindacati hanno rassicurato a più riprese i lavoratori sulla inesistenza di alcun piano di smantellamento “occulto” della clinica e che si era solo in attesa di capire le indicazioni del governo nazionale e quello regionale che nel frattempo è cambiato ed ha messo in atto una vera e propria rivoluzione copernicana.

La cosa singolare è che il presunto disegno di acquistare la clinica del principale nemico, caduto in disgrazia per vie giudiziarie, per poi farla sparire verrebbe oggi portato a termine grazie al recente decreto Lorenzin che prescrive la dismissione di ogni accreditamento per le cliniche che hanno meno di 60 posti letto.

E Villa Pini ne avrebbe 59…

Ma che qualcosa bollisse in pentola lo si era capito già nei mesi scorsi perché ogni piccolo indizio è stato letto dai dipendenti di Villa Pini come un segnale negativo. Per esempio il pressing dell’assessore alla sanità Silvio Paolucci sulla Asl unica che è diventata una priorità del governo regionale e potrebbe scattare già da gennaio. Tra i vari effetti collaterali della Asl unica ci sarebbe quello di poter spostare posti letto da una Asl ad un'altra come avrebbero necessità di fare proprio i gruppi delle cliniche che oggi sono proprietari di Villa Pini.

Un problema che avrebbe ricadute enormi sul territorio e che porterebbe un depauperamento dell’offerta da una parte ed un surplus dall’altro, scelta peraltro che ha un chiaro criterio economico per i gruppi privati che così massimizzano la resa e diminuiscono i costi delle strutture.

Ora, però, ancora una volta, c’è da pensare ai dipendenti ed al loro futuro. Ancora una volta partite molto più grandi si giocano  sulla loro pelle, da sempre strumentalizzati e merce di scambio.

a.b.