EFFETTI COLLATERALI

“Nuova Carichieti”, futuro vecchio: dopo il salvataggio addio alla banca abruzzese

Pagano le banche ma anche alcuni clienti. La politica ha affossato e la politica ha “salvato”

Redazione Pdn

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 “Nuova Carichieti”, futuro vecchio: dopo il salvataggio addio alla banca abruzzese

ABRUZZO. Dopo il decreto che salva le quattro banche commissariate è tutto un fiorire di dichiarazioni entusiastiche che sottolineano «l’esito positivo» della crisi.

Ma è solo una minima parte della verità che è più ampia e complessa e implica anche un certo grado di memoria in più.

Sta di fato che dopo il salvataggio, con “l’estirpazione” del male (le sofferenze o crediti inesigibili) dalle banche commissariate -come la Carichieti- quel che rimane è solo “il buono”, cioè banche perfettamente in equilibrio, anzi meglio, senza perdite o rischi. Insomma una specie di paradiso visto che in terra non esiste impresa (specie quella bancaria) senza rischi.

A chi allora non piacerebbe acquistare una banca così linda e pinta? Ed, infatti, tempo pochi mesi e si faranno avanti i grandi gruppi con offerte più o meno attese ed eque per l’acquisizione e l’incorporazione delle banche commissariate. E saranno grandi affari.

Anche perché proprio i grandi gruppi di riferimento sono chiamati a metterci ingenti risorse per ripianare lo scoperto accumulato e nello specifico 3,6 miliardi di euro.

In realtà a pagare sono anche gli azionisti delle banche che si sono visti azzerare il capitale, così come non avranno scampo i possessori di obbligazioni subordinate mentre non ci saranno problemi per le obbligazioni ordinarie ed i depositi dei correntisti.

Le 4 nuove banche 'buone' (CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti)  saranno provvisoriamente gestite, sotto la supervisione dell'Unità di Risoluzione di Bankitalia, da amministratori da questa designati: in tutti e quattro i casi la carica di presidente è rivestita da Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit.

Il commissario uscente di CariChieti, Salvatore Immordino (ex Banca dell'Adriatico) è stato nominato amministratore delegato, mentre l'altro componente del Cda è Maria Pierdicchi (ex responsabile S&P Italia). I componenti del Collegio sindacale della banca sono Paola Leone (presidente), Leonardo Patroni Griffi e Maria Teresa Bianchi.

A CARICHIETI PIOGGIA DI LIQUIDITA: 141 MLN IN “REGALO”

La “Nuova Carichieti”da ieri dispone di un capitale fresco di 141 milioni di €, l’indicatore Core Tier 1 sta al 9% ed è dotata di «ingente nuova liquidità». Non perdono tempo a farlo sapere e dalla banca chiariscono che tutte le perdite prenderanno il volo all’indirizzo della Bad bank.

«La minaccia di possibili rischi per i nostri depositanti che qualche giornale (e qualche concorrente) aveva paventato è da oggi definitivamente sventata», dicono da Carichieti, «l’operazione non è costata nulla ai contribuenti italiani, ed anche questo è un fatto molto importante se pensiamo a quanto hanno pesato all’estero i salvataggi bancari sulle tasche dei cittadini. In questo caso il ruolo ampiamente maggioritario è stato sostenuto dal complesso del sistema bancario che è intervenuto prontamente. La protezione dei depositanti e dei detentori di obbligazioni senior ha poi richiesto da parte dell’Autorità di Risoluzione sacrifici agli azionisti ed ai possessori di obbligazioni subordinate della “vecchia” banca, dei quali ben comprendiamo il rammarico. Ci pare sia stata però una scelta senza alternative, che ha evitato di mettere a repentaglio tutti i depositanti e in ultima analisi di danneggiare gravemente lo stesso tessuto economico dei nostri territori. Da oggi la vostra Nuova Carichieti è nuovamente attrezzatissima per rafforzare il proprio tradizionale ruolo di banca attenta al territorio ed ai propri clienti».

Che sia una operazione a “costo zero”, forse, anche questa è una mezza verità perché è la stessa Banca d’Italia che scrive che «l’intero onere del salvataggio è posto innanzitutto a carico delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle quattro banche, ma è in ultima analisi prevalentemente a carico del complesso del sistema bancario italiano, che alimenta con i suoi contributi, ordinari e straordinari, il Fondo di Risoluzione».

E siccome siamo certi che le banche non fanno beneficienza poi potrebbe accadere che i loro servizi di qui a poco costeranno di più.

Sta di fatto che almeno 400 clienti della Carichieti titolari di azioni della banca e di obbligazioni subordinate sono stati colpiti dagli effetti di questo “salvataggio”.

I sindacati in una riunione di ieri si sono detti sorpresi ed hanno chiesto tempo per leggere le carte per esprimersi ma potrebbe concretizzarsi l’ipotesi di una minore fuoriuscita di personale da 135 ipotizzati a 50.

Anche sul deficit totale e definitivo non ci sono certezze ma potrebbe aggirarsi intorno ai 300 mln di euro.

EVVIVA IL SALVATAGGIO

E mentre i sindacati studiano le carte e la “Nuova Carichieti” esulta per la nuova pioggia di fondi come un regalo di natale in anticipo, sono ancora da verificare i reali effetti che questa operazione miliardaria avrà sull’economia italiana e locale.

Eppure bisognerebbe ricordare che le quattro banche in sofferenza erano tali per gestioni -a volte decennali- dissennate e senza un vero controllo, se è vero che la stessa Banca d’Italia ha effettuato ispezioni varie volte i Carichieti senza però ravvisare grosse irregolarità dal 2004 al 2012, salvo poi arrivare improvvisamente al commissariamento.

Una maggiore oculatezza dei dirigenti, dei sindacati e una minore invasività della politica sarebbero state condizioni auspicabili ma soprattutto nella Carichieti questo non è avvenuto costituendo le cause principali del pauroso dissesto.

Bisognerebbe dunque ricordarsi che il cancro principale è stato costituito dai fidi concessi senza le adeguate garanzie, un errore gravissimo per una banca che non può essere considerato soltanto una svista ma qualcosa di più. Nessuno, però, nel tempo ha contestato queste operazioni che hanno permesso l’emorragia di centinaia di milioni di euro a vantaggio di imprenditori “speciali” che poi non sono stati in grado di restituire la somma.  La politica teatina soprattutto ha interferito più volte con l’operatività tecnica della banca e spesso utilizzandola anche per fare clientelismo e trovare posti di lavoro.

Anche lo stesso Commissariamento è stato oggetto di interrogazioni parlamentari per come avvenuto e per i presupposti  alla base, dibattito parlamentare che ha anche incrociato alcune inchieste giudiziarie che hanno gettato qualche ombra in più anche sulla operazione di Banca D’Italia.

Ad oggi è un fatto che tutte le banche abruzzesi sono passate di mano acquisite da grandi gruppi proprio dopo essere state commissariate da Banca d’Italia.

Lo stesso accadrà a Carichieti che da ieri è ufficiosamente in vendita e sarà acquistata nel giro di poco e così potremmo finalmente dire addio all’unica banca locale rimasta con quel che ne conseguirà.

Un obiettivo che forse si inseguiva da tempo; la prima volta che si è parlato di “vendita” della Carichieti (o meglio di tentativo di acquisto) risale al 2011 e il 2012 quando si parlò di un “attacco” da parte di Tercas poi non maturatosi.

Poi è sopraggiunto il commissariamento che ha aperto la strada a questo tipo di si “salvataggio” e creato le condizioni migliori per un passaggio di mani.

La storia ci dirà come andrà a finire e chi avrà avuto la meglio.