VELENI E MISTERI

La guerra tra Goio e Montedison finisce in procura: «inquinamento ancora grave»

Secondo Goio la Edison sarebbe a conoscenza della gravità della situazione

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La guerra tra Goio e Montedison finisce in procura: «inquinamento ancora grave»

La discarica coperta

ABRUZZO. E alla fine la tormentata vicenda che riguarda le discariche dei veleni di Bussi dovrà registrare anche l’ennesimo colpo di scena: il commissario Adriano Goio che sporge una denuncia penale contro Montedison.

Un colpo “basso” o un atto dovuto, sta di fatto che nulla si sa di quanto la procura di Pescara ha eventualmente accertato dopo la richiesta del commissario del governo per il disinquinamento dei fiumi Aterno-Pescara.

Le sorprese potrebbero non finire qui perché in realtà la Montedison (oggi Edison spa) potrebbe rispondere per le rime in caso di una accusa formale e far emergere qualche incongruenza di troppo che finora pare sia sfuggita a tutti.

Che non corresse buon sangue tra gli eredi di Montedison ed il delegato del governo che ha mani e campo libero su bonifica e reindustrializzazione era già noto per la vicenda poi approdata al Tar del provvedimento del Ministero che intimava  alla Edison (che si è opposta) di provvedere, entro 30 giorni, alla rimozione di tutti i rifiuti depositati «in modo incontrollato» nelle aree individuate come “Tre Monti”, 2A e 2B, situate nei pressi dello stabilimento industriale di proprietà Edison. Si chiedeva anche il ripristino integrale dello stato dei luoghi mediante la rimozione delle discariche e di altre fonti di contaminazione ancora attive; infine di procedere alla bonifica delle matrici ambientali «che all’esito della rimozione dei rifiuti dovessero risultare contaminate». 

Lo scontro amministrativo poi si è trasformato in penale ed, infatti, nella sua denuncia Goio accusa Edison di non aver fatto praticamente nulla per preservare l’area oggetto degli sversamenti dei veleni dal 2007 ad oggi e di aver contribuito alla diffusione dell’inquinamento.

«GRAVE COMPROMISSIONE DELL’AMBIENTE»

Anzi Goio sostiene di avere le carte ed i testimoni che proverebbero come sotto la mega discarica “Tre Monti” nella falda superficiale siano persistenti altissime concentrazioni di Pce (etracloroetilene) e Tce (Tricloroetilene) e che sussista in attualità una contaminazione della falda profonda fino a 80 metri di profondità con presenza di cloruro di vinile.

Insomma che vi fossero dei veleni e che fosse la discarica «più grande d’Europa» avevamo avuto modo di comprenderlo con il tempo ma che vi fosse un pericolo ancora attuale della contaminazione delle falde e così apparentemente pervasivo -nonostante i lavori milionari pure fatti- era forse sottinteso ma mai detto chiaramente da alcuna fonte autorevole.

I dati che sostiene di avere Goio sono a conoscenza e frutto del lavoro del professor Alessandro Gargini e dell’ingegnere Quintilio Napoleoni che è stato incaricato direttamente da Goio della progettazione della messa insicurezza delle aree inquinate.

E sempre secondo Goio la Edison sarebbe perfettamente a conoscenza della gravità della situazione e della «gravissima compromissione ambientale causata dai rifiuti seppelliti nella mega discarica».

Il commissario sostiene, inoltre, di essersi sempre rivolto a Edison sollecitandola ad effettuare lavori urgenti per la messa in sicurezza,  visto che la medesima società sarebbe obbligata dalla legge  come “proprietario-inquinatore” mentre invece avrebbe tenuto sempre «una condotta oppositiva» giungendo anche a negare la stessa appartenenza dell’area.

E dopo aver negato che la Tre Monti fosse di sua proprietà –accusa Goio-, la Montedison ha omesso di attuare qualsivoglia intervento ambientale di carattere preventivo d’emergenza e a maggiore ragione di attività di bonifica.

«GOIO TRAVISA E SI INVENTA LAVORI URGENTI»

Diametralmente opposta la posizione della società che non la manda a dire, anzi aveva pure già  risposto nel merito con nuove accuse tra le quali un certo modo di agire del commissario Goio “in solitaria” che appronta progetti e affida lavori senza alcuna concertazione, nemmeno con i (presunti) proprietari della discarica («in totale spregio delle garanzie partecipative previste dall’ordinamento» scrivono i legali di Montedison) .

Anche perchè Goio le pensa, Goio le decide e poi chiede a Montedison di pagare il costo delle opere, negando anche il più banale dei controlli a chi dovrebbe cacciare i soldi.

Secondo la Edison, Goio avrebbe “frainteso” il decreto governativo che avrebbe soltanto invitato il commissario a valutare opere aggiuntive oltre la copertura (capping) e non avrebbe affatto «imposto» la realizzazione di palancole e barriere fisiche. Insomma quasi lavori dati per urgenti e necessari ma che nessuno studio ha mai certificato essere tali.

Il commissario infatti non avrebbe mai svolto alcuna valutazione tecnica  ed economica sulla opportunità di implementare la messa in sicurezza già realizzata con opere di contenimento fisiche.

Nemmeno tra le carte delle relazioni progettuali dei lavori (per oltre 6 mln di euro) vi  sarebbero accertamenti circa la sussistenza di presupposti «urgenti» o studi che in qualche modo valutano gli effetti delle barriere o che accertino l’efficacia della cinturazione data per necessaria.

Insomma i lavori sostenuti a caro prezzo hanno effettivamente una efficacia sul contenimento dei veleni?

La Montedison contesta pesantemente questa seconda parte dei lavori (“a completamento”) ed effettuati dal Commissario proprio perché non esistono studi che abbiano accertato l’inefficacia del capping, cioè della copertura per cui si rendono necessari altri interventi.

Dunque lavori che potevano essere evitati? Lavori inutili e inefficaci? Chissà magari una parola potrebbe spenderla la procura di Pescara nel risolvere questa vicenda “a due” se non si opterà, invece, per la più facile archiviazione.

Senza parlare delle procedure adottate per fare i lavori di cui si parla sulle quali nessuno degli enti coinvolti -nelle molteplici conferenze di servizi- ha avuto da ridire.

Ma questa è un’altra storia.