OPERE CONTESTATE

Metanodotto Snam esploso in Toscana, torna la paura anche in Abruzzo

E’ il terzo incidente dall’inizio dell’anno. «E’ questa la sicurezza che la Snam garantisce»

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Metanodotto Snam esploso in Toscana, torna la paura anche in Abruzzo

ABRUZZO. E’ stato decisamente un risveglio di paura in alta Val Marecchia a seguito dell’esplosione, intorno alle 5 di ieri, del metanodotto della Snam nei pressi di Ponte Presale di Sestino  (Arezzo).

Proprio a Sestino dovrebbe partire l’ultimo tronco del mega gasdotto “Rete Adriatica” che la Snam vuole realizzare lungo la dorsale appenninica e cioè nei territori che sono più altamente sismici.

E proprio in questi giorni viene aggiornata e integrata ancora una volta la Rete Nazionale dei Gasdotti, con il decreto direttoriale del Ministero dello Sviluppo economico.

 Viene incluso nella Rete, a posteriori rispetto alla sua autorizzazione definitiva, fa notare Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (T.A.P.).

 Eppure, finora, sottolinea Deliperi, la Rete Nazionale dei Gasdotti e le relative varianti non risultano assoggettate a preventiva e vincolante procedura di valutazione ambientale strategica – V.A.S., che consentirebbe una programmazione di interventi più consona alle effettive esigenze ambientali e di sicurezza pubblica.

L’associazione ecologista ha, quindi, inoltrato nella giornata di ieri una segnalazione alla Commissione europea, alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo perché vengano avviati accertamenti in merito alla violazione della direttiva comunitaria sulla V.A.S. (la n. 2001/42/CE), in vigore dal 2004 (In Italia è stata attuata in ritardo dal 31 luglio 2007).

 L’INCIDENTE DI SESTINO

Dopo un forte boato, che è stato udito anche a Sestino, a 15 Km di distanza, si è alzata una colonna di fuoco con fiamme che hanno superato i 30 metri di altezza. Impressionante anche la voragine creata dall’esplosione che è stata provocata da un cedimento strutturale della condotta della linea Rimini – San Sepolcro, di 26 pollici di diametro, (650 mm) e con pressione di 70 bar: poco più grande di quello esploso a Mutignano  di Pineto, il 6 marzo scorso (600 mm di diametro). Non ci sono stati, a differenza di Mutignano, feriti in quanto il metanodotto esploso ieri in provincia di Arezzo, attraversa un tratto di campagna, ma sia i Vigili del Fuoco che i tecnici, hanno comunque adottato misure precauzionali del caso, evacuando le abitazioni sparse circostanti.

Dall’Abruzzo si guardano con un certo allarme certe notizie anche perché questo è il terzo incidente dall’inizio dell’anno (dopo Mutignano e Roncade) e nel futuro della regione c’è l’opera della Snam che incombe.

«Non possiamo che biasimare», dicono i comitati cittadini per l’Ambiente, «il comportamento della Giunta regionale dell’Abruzzo che ha rinunciato a costituirsi in giudizio contro il Governo che ha impugnato la legge regionale 8/06/2015 n. 13 che disciplina le distanze di sicurezza nella posa delle condotte, per garantire l’incolumità pubblica. E’ pacifico che il D.M. 17 aprile 2008 (regola tecnica per gli impianti di trasporto gas naturale) vada modificato perché il caso di Mutignano, ad esempio, dimostra  che gli effetti dell’esplosione si sono estesi per un raggio molto superiore alle distanze previste nella tabella del D.M. citato».

Secondo i comitati la Regione Abruzzo, dopo la tragedia sfiorata a Mutignano e dopo l’approvazione della legge regionale 8/06/15 n.13, aveva tutti i requisiti per farsi promotrice di una proposta legislativa in Parlamento affinchè si rivedesse la normativa nazionale.

Dopo quest’altra esplosione da Sulmona arriva qualche riflessione sul fatto che, con il metanodotto e la centrale di compressione con le quattro linee di collegamento, (4 tubi da 1 metro e 20 di diametro e 75 bar di pressione) il governo starebbe imponendo, insieme all’opera, anche l’accettazione implicita del rischio

Ma se i gasdotti - come ormai è dimostrato dall’inquietante  ripetersi di tali eventi - possono esplodere anche  a causa di modesti smottamenti di terreno, come si può parlare di "sicurezza" quando queste gigantesche infrastrutture vengono interrate in luoghi ad elevatissima probabilità di terremoti? Ed è proprio questo rischio che ha indotto la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ad impegnare il Governo nazionale alla modifica del tracciato al fine di tutelare l'incolumità pubblica. Ma la volontà del Parlamento resta a tutt'oggi disattesa, nonostante gli incontri che, per quanto concerne la centrale,  si sono tenuti e conclusi presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. 

«Non è ammissibile», dicono i Comitati da Sulmona, «che la ricerca del profitto (è bene tener presente che il "nostro" gasdotto serve per rivendere il gas nei Paesi del Centro Europa) venga anteposta al bene primario, costituzionalmente garantito, della salute e della sicurezza dei cittadini. Per questo è ineludibile che da parte di tutti i nostri rappresentanti istituzionali -  Parlamentari, Governo regionale, Sindaci - si pretenda un incontro urgente con il Ministro dello Sviluppo Economico, Guidi, affinchè venga data piena attuazione alla risoluzione parlamentare e si istituisca il tavolo tecnico nazionale per individuare, al di fuori della dorsale appenninica, le alternative al progetto presentato dalla Snam».