AGONIE

Honda rassicura sul futuro abruzzese ma sindacati in allarme: «al massimo 3 anni di vita»

La multinazionale giapponese frena: «queste notizie ci danneggiano»

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

366

HONDA ATESSA

ATESSA. Nessuna fine degli investimenti in Italia, gli accordi intrapresi non sono a rischio e i bilanci sono a posto.

L’azienda giapponese smentisce su tutta la linea l’allarme lanciato nei giorni scorsi da Rifondazione Comunista, assicura che l’azienda è solida, i conti sono a posto e il futuro in Abruzzo roseo.

I sindacati però non ci credono e in una lunga conferenza stampa, ieri mattina, hanno messo sul tavolo tutte le difficoltà che i lavoratori stanno vivendo in questi mesi, difficoltà condite con una buona dose di incertezza sul futuro. E nemmeno le rassicurazioni del colosso giapponese sembrano calmare le preoccupazioni

«La Honda Italia è perfettamente in linea con gli accordi sottoscritti», assicura la società che tenta di scacciare gli alalrmi, «l’azienda sta conseguendo tutti gli impegni occupazionali e finanziari assunti, ha appena informato sul piano di produzione del prossimo anno che conferma l’apprezzamento dei propri modelli sul mercato e non rileva stati di agitazione da parte dei dipendenti».

La multinazionale spiega di avere da diversi anni, un piano di consolidamento delle attività aziendali ed in questa ottica si inseriscono anche le misure per rafforzarne la competitività: ad esempio, per quanto riguarda specificatamente i motori, «l’acquisto di componentistica al miglior costo rappresenta un’opportunità importante per fortificare le fondamenta dell’Azienda, ciò nonostante, la Honda Italia si è fatta promotrice, nei confronti di Casa Madre, di continuare a produrre nello stabilimento italiano quei motori a caratterizzazione specificatamente europea».

I PIANI DI INVESTIMENTO
Parallelamente informa che sta conseguendo piani d’investimento su tre capitoli: ottimizzazione dei flussi interni e realizzazione di un nuovo edificio per l’immagazzinamento delle parti, che sarà inaugurato il mese prossimo, ammodernamento di tre modelli che saranno aggiornati nel corso del 2016, e sostenibilità energetica a lungo termine, con relativa partecipazione ad un secondo bando di finanziamento regionale.
Siamo «fortemente radicati nel territorio abruzzese, nel 2016 festeggerà i 45 anni di attività: oggi più che mai, ogni decisione è volta allo sviluppo delle proprie persone e alla crescita delle attività produttive».

IL PESSIMISMO DEI SINDACATI

Nonostante queste rassicurazioni però i sindacati restano preoccupati come ha spiegato ieri in conferenza stampa il segretario provinciale della Fim-Cisl, Domenico Bologna: «a pochi mesi dalla scadenza dell'accordo ministeriale che ha previsto tagli dolorosi ma anche il rilancio dell'azienda siamo pessimisti sull'obiettivo pareggio di bilancio entro marzo 2016».

La politica che sta facendo la Honda «fatta solo di taglio di costi», continua Bologna, «non consentira' di raggiungere il pareggio di bilancio, anche alla luce dei 13 milioni di euro di passivo dichiarati di questo passo la fabbrica non ha piu' di 2-3 anni di vita. Con i prodotti che lavorano oggi in Honda non si puo' andare avanti e alla fine il conto lo pagheranno i lavoratori: abbiamo fatto 4 anni di purgatorio, abbiamo tagliato pezzi di salario per risolvere i problemi della Honda e ora dichiamo chiaramente che non si puo' piu' lavorare solo sulla leva del taglio dei costi».

Il sindacato dunque chiede una svolta vera: «la Honda deve tornare a fare investimenti e produrre utili per tentare di ottenere il pareggio di bilancio. Per farlo bisogna investire su prodotti e motori che fanno un buon margine, non si puo' pensare solo a ripianare i buchi che loro hanno fatto».

«HANNO SBAGLIATO I CONTI»

L'accordo al Mise del 2012 «prevedeva il pareggio di bilancio a fronte di una chiusura di 120mila moto con 350 persone impiegate piu' stagionali», ha ricordato Bologna, «ma ad oggi, invece, si chiudera' l'anno con 80mila moto prodotte da 352 persone piu' 100 stagionali e piu' 152 lavoratori mini turbo: probabilmente hanno sbagliato i conti».

«La Honda di Atessa si sta trasformando in un'azienda di assemblaggio, noi invece chiediamo alla proprieta' giapponese investimenti e modelli di maxi moto da produrre: non vogliamo uno stabilimento sul modello cinese e vietnamita, ma una fabbrica che tuteli il marchio Honda made in Italy», ha detto anche il segretario della Uil-UIlm Chieti, Nicola Manzi, intervenuto nel corso di una conferenza stampa sul piano industriale della Honda di Atessa. «Il piano del Mise scade nel luglio 2016 e prevede 2-3 punti importanti: pareggio di bilancio in cambio di volumi di lavoro per i 450 occupati. L'azienda ha messo in piedi un piano triennale con una perdita di 13 milioni di euro, molto condizionata dai prodotti delocalizzati a suo tempo che noi oggi acquistiamo dall'Asia».

«PERDITA DA 4 MILIONI DI EURO»

 Solo per effetto del cambio, perche' compriamo in dollari, c'e' una perdita di 4 milioni di euro - ha sottolineato Manzi - siamo contrari alla delocalizzazione dei motori perche' nel momento in cui si produce in Asia l'unico stabilimento europeo della Honda destinato alla produzione delle moto diventa solo un'azienda di assemblaggio. La capacita' di produrre un modello dalla A-Z e' la storia della Honda Italia: sara' una perdita di qualita' e di fette di mercato perche' si perde il simbolo che ha fatto grande lo stabilimento della Honda, il motore SH».

Manzi ha poi ricordato l'impegno dei sindacati e dei lavoratori per contribuire al rilancio dello stabilimento di Atessa: «404 posti di lavoro persi dal 2008 a oggi, contratti a tempo indeterminato spariti, abbiamo dato lacrime e sangue. Alla proprieta' giapponese abbiamo dato fiducia e pretendiamo fiducia: la Honda di Atessa ha bisogno di un prodotto valido per il mercato europeo, non di scooter o pezzi da assemblare. La Honda nel mondo ha fatto utili per 300 bilioni di dollari, ha investito di recente 256 milioni di euro per lo stabilimento inglese che produce l'auto Civic in Inghilterra - ha concluso Manzi - mentre in Italia sono stati investiti solo 800mila euro per l'unico stabilimento produttivo di moto in Europa».