LA SENTENZA

Chiedevano risarcimento danni ai giornali perchè assolti. PrimaDaNoi.it non diffamò

Il caso di tre persone arrestate a Teramo per droga nel 2006 e assolte due anni dopo

Redazione Pdn

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Chiedevano risarcimento danni ai giornali perchè assolti. PrimaDaNoi.it non diffamò

TERAMO. Nessuna diffamazione da parte del quotidiano PrimaDaNoi.it che nel 2006 scrisse un articolo su un arresto in flagranza per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio all’interno di un’abitazione di Alba Adriatica.

Tre delle persone coinvolte nell’inchiesta, Ilian Devole, Michela Giammarini e Indri Tuga, assolte due anni dopo per insufficienza di prove, aveva trascinato il quotidiano abruzzese, insieme ad altre due testate (Teramonews e Corriere Adriatico) in tribunale sostenendo che fossero stati lesi la loro reputazione e l’onore.

L'assunto di partenza era quanto mai originale e nello stesso tempo incredibile: siccome due anni dopo i fatti (e l’articolo) i tre erano stati assolti (peraltro per insufficienza di prove) si sosteneva che gli articoli che raccontavano le indagini e gli arresti fossero diffamatori, pur non contenendo nè errori, né parole offensive ma solo “fredda” cronaca. Insomma, un articolo come milioni di altri.

Per il giudice di Teramo non ci fu diffamazione ma solo il racconto corretto di quanto avvenuto in quei giorni.

Gli agenti trovarono nell’abitazione di Alba Adriatica, avvolti nel cellophane, oltre 75 grammi di cocaina; in bagno 500 grammi di creatina, la quale veniva utilizzata come sostanza da taglio. Altro vario materiale per il confezionamento, una pressa utilizzata per comprimere la droga, ed un bilancino di precisione, vennero trovati nel resto della casa insieme alla somma in contanti di 850 euro.

In otto vennero condotti nel carcere di Castrogno. Due anni dopo, come detto, arrivò per alcuni la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove ed in tre pensarono bene di chiedere i danni per diffamazione alla stampa che due anni prima aveva raccontato il loro arresto.

Ma per la giudice Paola Mariani non c’è stata alcuna diffamazione e gli articoli contestati « non contengono notizie diffamatorie o denigratorie tali da incidere sul decoro e onorabilità degli attori e del resto le stesse, nei titoli e nei sottotitoli, sono presentate con continenza formale».

Il giudice aggiunge che negli articoli viene riportata «in maniera obiettiva e senza enfasi la notizia dell’accaduto obiettivamente».

«In alcuna violazione sono incorsi» i tre quotidiani, si legge ancora nella sentenza: «la notizia di cronaca certamente è di interesse pubblico, la notizia è vera, i giornalisti riportano la fonte da cui l’apprendono ed anzi riportano virgolettate le parole del Milite Operante che ha diretto le operazioni di Polizia che hanno portato all’arresto dei giovani: non si usano incontestabilmente toni particolarmente spropositati né la notizia viene enfatizzata o drammatizzata : i giornalisti riportano i nominativi e l’età e la professione degli ragazzi arrestati, così peraltro come appresi in sede di conferenza stampa, senza aggiungere aggettivi estremi e peggiorativi; i fatti della perquisizione e dell’arresto sono incontestabilmente esposti con chiarezza, senza accostamenti suggestionanti e senza insinuazioni».

Secondo il giudice, inoltre, non si può negare l’interesse pubblico della notizia divulgata nella cronaca locale e il fatto narrato «era perfettamente rispondente a quanto risultava al momento in cui la notizia veniva diffusa: al momento della pubblicazione dell’articolo».

Secondo il giudice, inoltre, non può pesare il fatto che gli albanesi siano poi stati assolti dal reato contestato per non aver commesso il fatto: «la sentenza di assoluzione è stata infatti pronunciata all’esito del processo penale instauratosi successivamente all’arresto, dopo due anni ed a seguito dell’ assunzione di responsabilità da parte del coimputato Vaseras, che non consentiva al Giudice di affermare con certezza il coinvolgimento degli altri e dunque vi è stata assoluzione ».

PrimaDaNoi.it è stato difeso in giudizio dagli avvocati Mauro Talamonti e Azzurra Santoro.

I querelanti, invece, sono stati ammessi al gratuito patrocinio e in pratica sono i veri vincitori poichè l'unico vero danno è quello creato da loro ma non lo pagheranno.