GARE D'ASSALTO

Gare truccate per i macchinari milionari: problemi anche alla Asl di Chieti

Quattro arresti nella ditta Elekta e 22 indagati in tutta Italia

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Gare truccate per i macchinari milionari: problemi anche alla Asl di Chieti

MILANO. Sarebbero riusciti a turbare il regolare svolgimento di molte gare d’appalto per la fornitura di diverse aziende ospedaliere sul territorio nazionale, in modo da stabilirne preventivamente la ditta aggiudicataria. In pratica bandi fatti su misura. E’ l’esito dell’operazione di polizia che si è tenuta oggi partita da Milano e che coinvolge anche la Asl Chieti-Lanciano-Vasto.

 Nello specifico sono state arrestate quattro persone, responsabili e manager della società Elekta spa che si occupa di forniture di apparecchiature mediche, con l'accusa di associazione per delinquere e turbativa d'asta per un valore totale di 27 milioni.

Il Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano che conduce le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e dal pm Giovanni Polizzi, ha eseguito sequestri di documenti in numerosi ospedali ed enti da Pavia a Bologna e fino in Toscana e a Lecce e anche alla Lilt, la Lega italiana lotta ai tumori.

Nell'ambito dell'operazione 'Gare d'assalto', come si legge in un comunicato firmato dal procuratore Edmondo Bruti Liberati, è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal gip Giuseppe Gennari nei confronti di quattro persone: Fabrizio Mannelli, procuratore della Elekta spa, Davide Sebastiano Casolino, direttore delle vendite della Elekta, Francesco Cerillo, manager di area della società, Angela Pallotti, anche lei procuratore dell'azienda.

Sequestri di documentazione utile alle indagini sono stati eseguiti all'Ars Liguria, nella Azienda Usl di Bologna, nell'Azienda Sanitaria Locale 02 Lanciano-Vasto-Chieti, presso l'Estar Sud-est del Servizio sanitario della Toscana, presso l'Asl di Lecce. Sequestri anche alla Lega italiana lotta ai tumori, agli Ospedali riuniti Marche Nord, all'Azienda ospedaliera 'Bianchi Melacrino Morelli', alla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, alla 'Società regionale per la sanità spa', all'Azienda ospedaliera S.Maria di Terni.

Notificati anche avvisi di garanzia per altre 22 persone per turbativa d'asta, mentre la Elekta è indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

AI PRIMARI CONVEGNI E REGALI

Sarebbero almeno 10  gli appalti truccati.

  Tra i nomi degli indagati, compaiono quelli di Emanuele Pignoli, responsabile della struttura dipartimentale di Fisica medica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, e di due dirigenti del San Matteo di Pavia: Riccardo Diliberto, direttore del dipartimento di Fisica medica, e Franco Corbella, direttore dell reparto di Terapia oncologica.
A far emergere la vicenda è stata una denuncia, presentata in Procura nell'ottobre 2014, da una funzionaria  dell'Istituto Nazionale dei tumori di Milano, responsabile della gara per acquistare per un macchinario per le cure oncologiche.

Secondo quanto emerso la responsabile del procedimento, infatti, era entrata in possesso di uno scambio di email tra un manager della multinazionale svedese e Emanuele Pignoli la cui opinione sarebbe stata determinante nella scelta del macchinario.
Proprio da quelle comunicazioni è emerso che c'erano già stati diversi incontri tra i rappresentanti della società svedese e Pignoli prima della scadenza del bando del valore di 1,9 milioni di euro. Le indagini hanno permesso di accertare che era proprio questo il modus operandi dei dirigenti della Elekta.

I manager, ora ai domiciliari, infatti, -secondo i finanzieri- avvicinavano i primari dei reparti interessati all'acquisto delle loro apparecchiature, li invitavano ai convegni e facevano loro dei regali. In cambio ottenevano anticipazioni sulle specifiche tecniche delle gare che gli ospedali indicevano.

Mediamente il valore dei nuovi apparecchi acquisiti tramite bando si aggirava trai 2 ai 5 milioni. In cambio il gruppo svedese finanziava borse di studio e forniture extra, finite anche a strutture private dove operavano i primari vicini all'Elekta.

 Due borse di studio sarebbero state finanziate dalla società tramite la Lega italiana tumori presso l'Istituto tumori di Milano.