SCANDALO INFINITO

Filovia, spese ignote e ancora progetti segreti

La politica ha fretta ed avvia le procedure per il secondo e terzo lotto ma i mille misteri restano

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Filovia, spese ignote e ancora progetti segreti

PESCARA. Non sembra che per il secondo e terzo lotto della filovia si possa sperare in maggiore oculatezza, sensibilità, raziocinio e trasparenza della classe politica. Tutto andrà come sempre tra mille misteri e segreti che sono i pilatri di questa incredibile storia italiana.

 E con l’avvio ufficiale delle procedure per il secondo e terzo lotto sono almeno due i dati fondamentali che si devono registrare. Il primo: sono ignote le spese effettuate nel dettaglio per il primo lotto.

Secondo: il progetto preliminare per i lotti successivi rimane segreto: zero trasparenza, zero concertazione.

 Proprio il nuovo bando per la progettazione si basa su un progetto preliminare già disponibile fin dal 4 febbraio 2013, quindi tre anni fa, «tenuto negligentemente nascosto fino al 31 ottobre 2015 sia al TAR Abruzzo, sia allo stesso Comitato VIA», accusa uno dei residenti della Strada Parco, Ivano Angiolelli.

 «In tal modo fuorviandone fortemente i rispettivi giudizi onde conseguire ad arte l'opportunità di completare l'elettrificazione del tracciato irregolare di pertinenza del primo lotto, e condizionando al tempo stesso l'esito della gara da bandire per i lotti successivi, che dovrà necessariamente riguardare l'applicazione di un sistema TPL parimenti elettrificato con le antiche catenarie. Con buona pace per lo spirito della legge dispensatrice dei relativi benefici finanziari, orientata viceversa a privilegiare l'impiego di tecnologie davvero innovative e moderne quanto al sistema di trazione. Pescara ha avuto la prima filovia in Italia nel 1903 e sarà probabilmente anche l'ultima città a realizzarla a terzo millennio ben inoltrato».

Per quanto riguarda le spese per il primo lotto mancano documenti ufficiali che ne attestino il dettaglio.

Quello che si sa è che  il contratto di fornitura stipulato per la realizzazione del primo lotto della Filovia di Pescara, prevede un corrispettivo di 25,1 milioni di Euro (più 6 milioni a disposizione per gli imprevisti da autorizzare di volta in volta).

Finora sono stati spesi 14 milioni.

Se si escludono le opere a valore aggiunto per la Comunità, rappresentate dalla demolizione e ricostruzione del muraglione della Ferrovia Adriatica, propedeutiche al conseguimento di un chilometro aggiuntivo di strada parco, da Via Marinelli a Viale Europa a Montesilvano, una parte non trascurabile della spesa ha riguardato la ragnatela di pali e fili elettrici costruita a detrimento del paesaggio e del patrimonio arboreo a dimora, comprese le due sottostazioni elettriche fuori terra ubicate a breve distanza dalle abitazioni.

Occorre poi includere i costi per l'interramento dell'elettrodotto al servizio del filobus, che ha provocato l'essiccamento per lunghi tratti delle siepi poste lungo la mezzeria, e quelli relativi all'applicazione di circa duecento semafori sui 19 incroci che interessano il tracciato dedicato.

E poi ci sono le spese delle circa quaranta banchine di fermata con relative scomode pensiline, tutte da smantellare e rimodulare in altezza a seguito del fallimento del Phileas.

Gli 11 milioni residui serviranno per l'acquisto dei sei filobus da diciotto metri succedanei dello stesso Phileas, nelle more di conoscere, con ingiustificato ritardo, l'esito della risoluzione, in danno o in transazione, del citato contratto di fornitura, posto che il fallimento della componente essenziale dell'ATI risalga ormai a un anno fa.

«Neppure un centesimo è stato previsto per le indispensabili opere complementari», spiega ancora Angiolelli, «vale a dire: 1) rifacimento a norma del pacchetto stradale del tratto pescarese, in pessime condizioni d'uso benché frettolosamente elettrificato; 2) ricostruzione integrale dei marciapiedi dissestati su entrambi i lati della carreggiata con connessa eliminazione delle diffuse barriere architettoniche rilevate; 3) sistemazione della pista ciclabile per lunghi tratti e da tempo immemore impraticabile e pericolosa per gli avvallamenti procurati dalle radici dei pini marittimi a dimora; 4) rimozione e sostituzione integrale del vetusto e inefficiente impianto di illuminazione da applicare con i relativi supporti sui pali di sostegno dei fili elettrici; 5) ripiantumazione delle essenze arboree e degli alberi sacrificati nel corso dei lavori».

C’è poi un “particolare” che per ora non è stato risolto.

Il vecchio progetto ma l’unico ufficiale disegna sulla carta il marciapiede lato mare di dimensioni pari a quello lato monte ma le banchine di fermata sono state realizzate male e risultano in parte inaccessibili