L'INCHIESTA

Abuso d’ufficio, tre giudici di Chieti rischiano il processo

C’è anche il giudice di Bussi Camillo Romandini oltre Iachini e Valletta

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La sede della Fira spa

CAMPOBASSO.  Dopo aver rigettato la richiesta di archiviazione il Gip di Campobasso, Libera Rinaldi, il prossimo 7 dicembre deciderà se archiviare o meno il procedimento per abuso d'ufficio ai danni di tre giudici di Chieti, Camillo Romandini, Alberto Iachini Belisarii e Nicola Valletta, che al momento risultano indagati.

Il pm molisano Barbara Lombardi aveva chiesto l'archiviazione del procedimento.

L’inchiesta è scaturita in seguito ad una denuncia di Lorenzo Torto, residente a Rapino, che nella sua denuncia contestava un duplice presunto conflitto di interesse di due giudici del collegio che avevano rigettato un suo ricorso che lo vedeva contrapposto al presidente della Fira, nonchè sindaco di Rapino, Rocco Micucci.

LA DENUNCIA

Nello specifico Torto in una sua prima denuncia contestava un presunto conflitto di interesse di Micucci che si era candidato (vincendo) a sindaco del paese della Provincia di Chieti  rimanendo presidente della Fira spa, società di diritto pubblico e finanziaria della Regione. Il processo che ne è scaturito è stato giudicato con il rigetto da parte del collegio formato dai tre giudici Romandini, Valletta e Iachini lo scorso 14 ottobre 2014 sostenendo  «con una interpretazione del tutto infondata», scrive Torto in denuncia, «affermando nel dispositivo della sentenza  la insussistenza della causa di incompatibilità  tra le cariche di presidente della Fira e di sindaco di Rapino atteso che “la prima non è nemmeno inquadrabile tra gli enti strumentali della Regione Abruzzo né nel novero delle amministrazioni pubbliche (…) o degli organismi di diritto pubblico”».

In sostanza scrivevano i giudici non potendo essere inquadrata la Fira come società “in house”  in assenza del controllo totale pubblico, «alcun potere di controllo effettivo svolge il Comune di Rapino sulla predetta società, operante in totale regime privatistico».

La sentenza ha poi stabilito il rimborso delle spese legali in 7mila euro a carico del soccombente e a favore del legale personale di Micucci, della Fira e del Comune di Rapino, Manuel De Monte, oggi nominato presidente di Abruzzo Sviluppo.  

Alla sentenza Torto ha opposto un primo ricorso per chiedere la sospensione dell’esecuzione (ottenuta) e poi proposto appello in Cassazione apportando una serie di documenti pubblici che attestano la pubblicità della Fira ed il regime pubblicistico e contemporaneamente ha deciso di denunciare il collegio in seguito ad una serie di informazioni acquisite che –sempre secondo Torto- avrebbero dovuto indurre almeno due giudici su tre ad astenersi dal giudicare.

LE PRESUNTE CAUSE DI INCOMPATIBILITA’ DEI GIUDICI

Secondo quanto denuncia Torto il giudice Iachini Belisari è figlio di Luigi che è presidente del Consiglio di amministrazione della società Assicra Servizi assicurativi Banche di credito Cooperativo Abruzzo e Molise (Assicra srl). Proprio la Assicra srl   -insieme a Fira spa presieduta da Micucci parte in causa vincente- detiene quote della Federazione delle Banche di Credito Cooperative Abruzzo e Molise ed è azionista della medesima Fira spa. Inoltre la moglie del giudice Iachini lavorerebbe nella sede centrale della Banca popolare di Lanciano e Sulmona poi assorbita nella Bper la quale detiene una quota di 12,63% nella stessa Fira.

 Il giudice Camillo Romandini, che è stato anche presidente del collegio nel processo che ha assolto i 19 imputati della Montedison di Bussi, risulta invece essere titolare di una impresa individuale a suo nome che opera nel campo dell’agricoltura, è inoltre presidente della commissione per la formazione delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi Erp di Lanciano (Ater), nominato dal presidente di Regione Gianni Chiodi,  percependo un compenso di 14.884 euro, lo stesso Chiodi poi nominò a capo della Fira Micucci.

Torto poi lamenta anche la percezione di alcuni contributi pubblici erogati dalla Regione che vede beneficiaria la società della madre di Romandini, ad Atessa, che avrebbe sede in un immobile che è di proprietà del figlio.

Nel fascicolo processuale sono presenti, inoltre, anche filmati e immagini che ritraggono Romandini alla festa della Cassa Rurale di Atessa che celebrava il suo fondatore, tale don Epimenio Giannico, lontano parente del giudice.

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Secondo la polizia giudiziaria che ha esaminato le carte prodotte da Torto non sussistono le ipotesi di eventuali reati contestati come l’abuso d’ufficio poiché il denunciante avrebbe solo «esposto presunte cause di incompatibilità o conflitti di interesse ma non comportamenti illegittimi dei giudici».

«Si ribadisce, dunque», scrive l’investigatore, «che non è questa la sede competente a valutare il merito di un procedimento tenuto presso altra autorità giudiziaria per sindacare o censurare positivamente o negativamente le decisioni  adottate peraltro ampiamente motivate dal collegio giudicante, oltre a dover considerare che avverso la citata ordinanza emessa l’interessato ha proposto ricorso in Cassazione. (…) Si può quindi affermare che le lamentate questioni di merito saranno ampiamente esaminate nelle naturali sedi di competenza. Riguardo alle indicate vicende di carattere personale che a dire del Torto renderebbero il dottor Romandini e Bellisari incompatibili a pronunciarsi in detto giudizio è solo il caso di evidenziare che predette questioni (eventualmente di natura disciplinare) potranno essere esaminate nelle opportune sedi di competenza ma in ogni caso non sembrerebbero tali da far rilevare profili di rilevanza penale».

Il pm di Campobasso aderendo in pieno alle argomentazioni degli investigatori aggiunge «il Torto asseriva che il presidente Camnillo Romandini avrebbe un interesse personale nella causa in quanto socio della Banca di Credito Cooperativo Sangro Teatina facente parte della federazione delle Banche dell’Abruzzo a sua volta azionista di Fira, aggiungendo che era pronipote del fondatore della Banca (… ) Agli esiti degli accertamenti il pm ritiene che la notizia di reato debba considerarsi infondata atteso che durante le attività di indagine svolta, non sono emerse condotte illegittime a carico degli indagati. (…) la denuncia appare più (…) come un mezzo atipico di impugnazione rispetto a provvedimenti giudiziari non condivisi. Ed infatti non è questa la sede competente a valutare il merito del procedimento tenuto presso il tribunale di Chieti».

Alla richiesta di archiviazione Torto si è opposto ed il giudice ha accettato l’opposizione fissando l’udienza per il prossimo 7 dicembre per decidere la chiusura definitiva dell’inchiesta oppure no.

Ad ogni modo né nella denuncia né nelle altre carte dell’inchiesta si rinvengono cause di presunta incompatibilità del terzo giudice, Nicola Valletta, che pure risulta tra gli indagati del procedimento di Campobasso.

Gli atti sono stati comunque inviati per conoscenza al Consiglio superiore della Magistratura che con molta probabilità aprirà un procedimento disciplinare.