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Acqua Santa Croce, dopo l’arresto di Colella guai anche per l'aggiudicazione della concessione

Gli avvocati: «procedura della Regione Abruzzo irregolare. Favorita la società»

Redazione Pdn

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Acqua Santa Croce, dopo l’arresto di Colella guai anche per l'aggiudicazione della concessione

CANISTRO. Gli avvocati del Comune di Canistro  Salvatore Braghini e Renzo Lancia intervengono sulla vicenda della Sorgente Santa Croce per segnalare l’illegittimità dell’operato della Regione nell’attribuzione definitiva della concessione delle acque minerali all’impresa di Colella.

Da ieri la società è nell’occhio del ciclone: l’attività non si è interrotta ma l’ad Colella è stato arrestato dalla Finanza per una presunta evasione fiscale da diversi milioni di euro.

Adesso questa nuova grana che però investe da vicino non solo l’azienda privata ma anche l’Ente pubblico (Regione) che non avrebbe tenuto un comportamento lineare.

 Un’aggiudicazione - dicono gli avvocati -che contrasta con i principi di correttezza e trasparenza e che viola le norme del capitolato di gara, in quanto la Regione ha proceduto all’aggiudicazione provvisoria e anche a quella definitiva nonostante la Santa Croce non abbia fornito la documentazione “necessaria”, richiesta dallo stesso bando.

Ciò si evince chiaramente, spiegano i due legali, dagli stessi atti della Commissione aggiudicatrice e del dirigente regionale Iris Flacco, notificati il 24 giugno scorso al Comune di Canistro.

In mancanza del Durc e di altri documenti contabili-finanziari richiesti dal Bando, ricostruiscono Braghini e Lancia, il dirigente regionale, invece, di procedere all’annullamento dell’aggiudicazione provvisoria, a causa dell’esito negativo della verifica dei requisiti, ha «incredibilmente adottato, in manifesta violazione della norma del disciplinare di Gara, la determina per l’aggiudicazione definitiva».

Ora, per la Regione, recedere dalla concessione appena conferita è molto più difficile.

«Di certo», spiegano gli avvocati del Comune di Canistro, «non sono valide le ragioni invocate dalla Regione Abruzzo per l’aggiudicazione definitiva relativamente alle esigenze di celerità del procedimento, in quanto l’impresa già concessionaria non ha mai smesso di funzionare, tanto più che la Regione era ben consapevole del giudizio cautelare pendente avanti al TAR abruzzese per violazione di norme amministrative e di tutela ambientale, per la cui definizione si attende la data del 16 dicembre prossimo».

IL RICORSO AL TAR

Nel mese di aprile, con un corposo ricorso i legali Braghini e Lancia, avevano diffidato la Regione davanti al tribunale amministrativo, in quanto aveva emesso un bando per la concessione delle acque, in cui è stato completamente escluso il Comune di Canistro, amministrato dal sindaco Antonio Di Paolo.

«Abbiamo denunciato la violazione delle regole sulla competenza» spiegarono i legali, «nonché di diverse leggi nazionali e regionali, ma anche la carenza di istruttoria tecnico-amministrativa, particolarmente grave se si pensa che si tratta di una concessione trentennale non corredata dall’adozione di atti e strumenti legislativamente predisposti per le necessarie tutele ambientalistiche».

LA REGIONE ‘PAGA’ DUE VOLTE

Adesso le contestazioni sono pure aumentate e gli avvocati contestano anche il fatto che la Santa Croce non abbia nemmeno fornito assicurazioni per la salvaguardia dei posti di lavoro (nel corso degli ultimi anni se ne sono perse decine di unità), nonostante il maxi-sconto sul prezzo dell’acqua minerale (da 5 € a 0,30 centesimi al m3 d’acqua utilizzata) spettante soltanto in caso di osservanza dei patti occupazionali siglati con la Regione.

«Dunque, la Regione non solo ha finanziato gli ammortizzatori sociali operai della ditta», contestano gli avvocati, «ma ha rinunciato a 4,70 Euro a  m3, con una perdita ingente di risorse pubbliche e, ciliegina sulla torta, non ha nemmeno conferito al Comune di Canistro il 10% dell’entrate sul canone d’uso come previsto dalla l.r.15/02 sulle acque minerali».

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