LO AVEVAMO DETTO

Aca, debiti mostruosi e bilanci truccati: i sindaci e la politica hanno permesso lo scempio

Nel 2010 PrimaDaNoi.it aveva già messo in luce molti dubbi poi emersi nell’inchiesta della procura

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ACA PERQUISIZIONI

PESCARA. Mentire, taroccare, smentire, sostenere l’insostenibile. Hanno fatto di tutto gli ex vertici dell’Aca per mantenere il loro potere e continuare ad arricchirsi mentre si sperperavano milioni di euro e si è portato al fallimento la società che doveva “semplicemente” gestire la risorsa idrica.

E’ ormai dimostrato negli anni e con gli innumerevoli scandali che hanno interessato l’Aca che ci abbiano guadagnato in molti, tranne i cittadini che si sono sempre visti aumentare la tariffa del servizio. Tariffa tra le più costose mentre gli investimenti sono rimasti al palo e le tubature continuano a perdere oltre il 60% dell’acqua che trasportano perché vecchie almeno di 40 anni.

Ora scoprire dalle inchieste che i bilanci erano platealmente truccati, che non esisteva alcun attivo ma solo debiti per 120mln di euro, che erano truccati i premi di risultato che i rimborsi spesa erano enormi fa rabbia e dovrebbe indignare e spingere i cittadini e esonerare tutti quei sindaci che potevano fermare tutto questo e non lo hanno fatto.

Senza contare che l’Aca è dentro mani e piedi l’altro grandissimo scandalo di Bussi e non servono sentenze o verità giudiziarie per dire che sempre l’Aca decise di somministrare l’acqua che sapevano avvelenata dei pozzi Sant’Angelo miscelandola per far abbassare i livelli e farli rientrare nei parametri di legge. Reato o no un buon padre di famiglia non avrebbe mai somministrato al figlio veleni diluiti ma avrebbe trovato soluzioni alternative e di sicuro non lo avrebbe fatto nel silenzio tombale, per almeno tre anni, e poi -solo dopo lo scandalo di Bussi- costretti ad ammettere. Reato a no, per noi, questi personaggi, per quello che ci riguarda, non dovrebbero poter amministrare nemmeno un condominio.

Invece quella dell’Aca è una della pagine più brutte della politica abruzzese, una storia che ha tantissimi colpevoli e che ha potuto beneficare di coperture ampie e dei soliti controllori distratti e svogliati.

2005: IL PARTITO DELL’ACQUA

Era il 2005 quando sui giornali nazionali -ma non in Abruzzo- si iniziò a parlare del partito dell’acqua che aveva il suo fulcro in quello che oggi identifichiamo come Pd. Sarebbe bastato intervenire allora per capire, verificare, sanzionare e allontanare chi in mente aveva tutto tranne che l’interesse pubblico.

A sottolineare il fatto che un gruppo di potere ben preciso aveva occupato la società pubblica dell’acqua è stata negli anni solo Rifondazione Comunista ma nulla di più è successo.

2009 ARRIVA IL GRUPPO DI DI CRISTOFORO

Qualche processo su presunte assunzioni clientelari ed irregolari è stato fatto ma non è servito a molto. Nel 2009 ci fu l’avvicendamento tra Bruno Catena e Ezio Di Cristoforo e sembrò un avvicendarsi di un gruppo di potere con un altro in grado di orientare l’assemblea dei sindaci con diversi metodi e sempre con l’obiettivo di mantenere il potere. Se poi c’era da truccare i bilanci non era un problema.

La cosa più grave di questa storia è la prova della sinergia o se vogliamo della connivenza silenziosa di quasi tutti i sindaci che hanno deliberatamente appoggiato la dissennata politica dilapidatoria di Di Cristoforo & Co, già indagato per gli “storni selvaggi”, scientemente, con i loro voti in assemblea mentre fuori infuriava la protesta dei cittadini o le inchieste, mentre una montagna di dubbi schiacciava le persone per bene e pensanti mentre le uniche teste che non si sono mai fatte domande sono quelle dei sindaci che hanno permesso il perpetuarsi per anni di gravi violazioni.

E nessun primo cittadino socio potrà mai trincerare dietro i «non sapevo» o i «non mi sono accorto» perché questo quotidiano in tempo reale sollevò dubbi, fece denunce che dovevano far sorgere riflessioni ad amministratori con serenità di giudizio. Certo c’era chi protestò e non votò Di Cristoforo ma non si ricorda una vera opposizione fattiva e degna di questo nome.

Invece è prevalsa la logica di squadra, di potere, di partito ed il risultato è che l’Aca ha accumulato 120mln i debiti, i cittadini scontano ancora la pena mentre molti sindaci sono ancora in sella.

Un gruppo di potere con responsabilità politiche immense che si è mosso nella assoluta opacità rastrellando piccole e grandi utilità ( e non ci dimentichiamo le tangenti confessate dagli imprenditori D’Alessandro…)

TUTTO SCRITTO (E IGNORATO) GIA’ NEL 2010

Nelle inchieste di PrimaDaNoi.it sull'argomento già nel 2010 abbiamo potuto notare, per esempio, come moltissimi rappresentanti dell'assemblea dell'Aca non avessero letto il bilancio che era stato approvato tra le proteste ed in molti dichiararono di non avere nemmeno le competenze per poterlo comprendere a fondo . «Ci fidiamo di quello che ci dicono i revisori», ci dissero in molti.
Ma il documento lo votarono lo stesso assumendosi però personalmente il rischio di avallare un bilancio eventualmente non del tutto veritiero.

Ecco, oggi sappiamo che la procura ha le prove che quei bilanci erano totalmente falsi, ma nel frattempo sono passati cinque anni (sempre buoni per la prescrizione…).
Eppure se tra quei 40 sindaci che compongono l’Aca si fosse levato qualche dubbio, se qualcuno avesse voluto capire e approfondire, leggere le carte, controllare i conti di certo si sarebbe evitato uno scempio pubblico e vergognoso.

Nel 2010 solo PrimaDaNoi.it si meravigliò (e per certi versi scandalizzò) del dato semplice semplice scritto nei bilanci 2008 e 2009: il primo riportava un passivo di 10mln; il secondo un attivo di 500mila euro.

Che diamine era mai successo in quei 12 mesi e come era stato possibile riuscire in tanto erogando solo acqua?

L’unica cosa che era cambiata era il cda ed il presidente… ed oggi sappiamo che non era un cambiamento di poco conto.

Ma noi le domande all’epoca le abbiamo fatte tutte e ci è stato risposto che era troppo difficile da spiegare «ci sono troppi passaggi tecnici».

E sempre PrimaDaNoi.it nel 2010 (almeno tre anni prima che la procura si accorgesse di qualcosa) aveva chiesto conto dei rapporti con la Soget e di molti sospetti su due appalti entrambi vinti in perfetta solitudine, ma come detto la cosa interessava solo noi.

Così come interessò solo noi la spesa di 60mila euro in riviste e 500mila euro per un call center.

Che dire poi della risposta del presidente Di Cristoforo sull'ufficio stampa che non sapeva di avere e magari di pagare?
Perché nessun sindaco ha chiesto spiegazioni sul premio di produzione che Di Cristoforo si sarebbe dato per un ammontare di 19mila euro e che lui chiamò "prestito"?
Poi dopo le nostre domande decise di restituire quel "prestito".

Ma poi qualcuno ha mai controllato che Di Cristoforo abbia riconsegnato quella cifra?

E che dire degli storni selvaggi? Nessun sindaco responsabile si è mai accorto che centinaia di bollette e fatture venivano annullate con pretesti più vari?
Il meccanismo faceva leva su una ipotesi di perdite fantasma e contatori malfunzionanti che conteggiavano migliaia di metri cubi di acqua che i cittadini speciali poi non pagavano. Quelli che avevano aderenze importanti e magari erano simpatizzanti del partito.
Poi dopo le prime perquisizioni arriva l’ennesima prova di errori e di una gestione fallimentare ma anche questo ai sindaci soci non è mai interessato
E come mai i sindaci non si sono mai accorti che tra Ato e Aca non vi è mai stato un contratto che potesse inchiodare la società pubblica ad obblighi ed obiettivi precisi?
Come facevano gli stessi sindaci che siedono un po' all'Ato ed un po' all'Aca a non accorgersene?

Oggi, anche se dopo tanto tempo, abbiamo qualche risposta in più.

Rimane il danno ingentissimo per la collettività e la certezza che anche a Pescara sono state arrestate persone per molto meno.

 a.b.