SOMIGLIANZA MORTALE

Bordate sulla procura di Pescara:«non hanno cercato il sosia di Roberto Straccia»

“Chi l’ha visto?” rilancia la pista dell’omicidio con scambio di persona

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Bordate sulla procura di Pescara:«non hanno cercato il sosia di Roberto Straccia»

Le foto a confronto

ABRUZZO. «In poche ore “Chi l’ha visto?” ha fatto il lavoro che gli investigatori non hanno fatto». Così l’avvocato Antonio La Scala ha sintetizzato il clamoroso scoop della trasmissione di Rai Tre che è riuscita a scovare il sosia di Roberto Straccia, il ragazzo che, secondo alcune dichiarazioni e intercettazioni, tutte agli atti, doveva essere ammazzato per una vendetta di mafia al posto suo. La trasmissione di Federica Sciarelli ha mostrato gli atti e ricostruito questa incredibile storia, mai rivelata finora, dando molto credito all’ipotesi non ritenuta valida dalla procura di Pescara.

 E molte sono state le accuse, per nulla velate, rivolte verso gli investigatori che non avrebbero svolto fino in fondo il proprio lavoro e avrebbero peccato di superficialità, secondo quanto riferito dagli avvocati della famiglia Straccia. In particolare, secondo quanto riferito, all’interno del fascicolo aperto per omicidio di Roberto Straccia, i difensori della famiglia hanno ritrovato solo un fax con l’informativa, la trascrizione delle intercettazioni captate nel carcere di Lanciano e il verbale di deposizione di una parente del ragazzo che doveva essere ucciso che dice agli inquirenti che aveva saputo della morte di Roberto e che sapeva che era stato un omicidio per scambio di persona.

Gli investigatori pescaresi non avrebbero, però, mai preso sul serio tale ipotesi e non avrebbero mai cercato effettivamente il presunto sosia, né interrogato le persone che avevano dichiarato di aver saputo dello scambio di persona e, dunque, del delitto.

In un passaggio dell’inchiesta televisiva è stato detto che dagli atti è emerso che un carabiniere «seduto sulla sedia e davanti al computer» avrebbe cercato di verificare la somiglianza cercando la foto su Facebook precisando però che sul social network non è possibile fare la ricerca per immagini e dunque nessun confronto è stato effettuato con la persona che doveva essere uccisa al posto di Roberto Straccia.

 

L’INFORMATIVA DEI CARABINIERI

«Appare alquanto inverosimile che terze persone possano aver individuato un soggetto nella fattispecie il (omissis –nome del ragazzo somigliante a Straccia ndr) dalla sola immagine del profilo.
Una tale ipotesi viene anche avvalorata dal fatto che una ricerca effettuata sul nominativo di (omissis) non dava alcun  esito diretto stante l’enorme quantità di nominativi in cui si aveva una rispondenza nome e cognome, ma non veniva riscontrato alcun riferimento personale quale luogo o data di nascita  e tantomeno fotografico per far ricondurre il profilo  al (omissis)
Appare pertanto verosimile pensare che la comparazione tra la fisionomia del(omissis) e dello Straccia Roberto sia stata effettuata solo dopo che media locali e nazionali divulgarono le effigi del giovane scomparso».

 

IL SOSIA DI ROBERTO A MESORACA

 La giornalista di “Chi L’ha Visto?”, grazie agli atti contenuti nei fascicoli pescaresi, è riuscita a ricostruire l’intera vicenda giudiziaria parallela all’inchiesta principale sulla scomparsa di Straccia.

Il tutto è nato da un colloquio tra un boss calabrese legato alla ‘ndrangheta e sua moglie in carcere a Lanciano intercettati nell’ambito di una inchiesta per droga. E’ in questo colloquio che -senza mai nominare Roberto- fanno riferimento alla scomparsa e ritrovamento di un cadavere a Bari e dicono che c’è stato uno scambio di persona e che si è trattato di un omicidio, scambio di persona dovuto al fatto che gli assassini si sarebbero informati  su Facebook rintracciando così il loro presunto obiettivo e identificandolo in Roberto Straccia.

La trascrizione dell’intercettazione viene inviata alla procura di Pescara.

C’è poi un secondo verbale di interrogatorio di una parente del ragazzo che doveva essere ucciso che fornisce ulteriori particolari e nomina espressamente il caso di un ragazzo ucciso di nome Roberto.

 

IL SECONDO VERBALE

«il giorno 16 10 2012 alle ore 11.30 per motivi correlati alla attività lavorativa abbiamo incontrato (omissis) …. la donna riferiva episodi di rilevanza investigativa in merito ad un fatto delittuoso avvenuto a Pescara l’anno scorso. Infatti la donna asseriva che il decesso di un ragazzo di nome Roberto , ritrovato cadavere sul litorale adriatico, non era da attribuirsi a suicidio e tantomeno a morte accidentale ma ad un omicidio eseguito ad opera di sicari calabresi che avrebbero scambiato il giovane per suo genero.
La donna, inoltre, precisava che l’organizzazione criminale si sarebbe recata presso l’ufficio anagrafe di un comune sito in Calabria per farsi dare dall’impiegato la fotografia raffigurante il genero e al diniego dell’impiegato gli stessi avrebbero nei giorni successivi incendiato una abitazione di sua proprietà. L’equivoco sulla identità del malcapitato sarebbe scaturita da una verifica esperita dagli stessi mafiosi su Facebook che avrebbero estrapolato erroneamente la foto del ragazzo al posto di quello del genero della protetta».

 

LO SCOOP

Grazie alle ricerche di “Chi l’ha visto?” in possesso di tutti gli elementi si è potuto scoprire che la famiglia mafiosa era residente a Mesoraca, paese in provincia di Crotone, e la conferma è arrivata proprio dal sindaco del paese che ha confermato l’episodio dell’attentato incendiario della propria casa in seguito a quella richiesta fatta per visionare la foto della persona che si presume dovesse essere uccisa. Non è stato difficile poi ritrovare negli archivi dell’anagrafe di quel paese la fotografia che i presunti killer cercavano.

In tv la foto è stata mostrata semi offuscata per ragioni di sicurezza ma secondo quanto asserito dai familiari di Roberto che l’hanno vista chiaramente la persona sarebbe molto simile.

«Gli investigatori pescaresi hanno cercato il giovane somigliante a Roberto?», si domanda la giornalista.

Purtroppo questa pista non è stata battuta e nei fascicoli di indagine non si rinvengono elementi utili per non archiviare.

Il gup Gianluca Sarandrea si è riservato la decisione ma -a meno di un clamoroso colpo di scena- la battaglia di verità e giustizia della famiglia Straccia finisce qui.

Con una possibilità che un altro omicidio rimarrà impunito.

 (Redazione di PrimaDaNoi.it)