PIATTO VUOTO

Teramo. Pagamenti mensa non in regola, i bambini non mangiano

Marrone: «ghettizzati come ai tempi di Mussolini»

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Teramo. Pagamenti mensa non in regola, i bambini non mangiano

TERAMO. Se i genitori non pagano la mensa i bambini non potranno mangiare ma dovranno accontentarsi di guardare gli amici più fortunati.

Succede a Teramo: a scuola gli alunni dovrebbero avere gli stessi diritti e doveri. Ma il capitolo ‘refezione scolastica’ almeno qui è diverso.

Il cartello affisso nelle scuole e nelle mense comunali – a firma dell’assessore alla Pubblica Istruzione Piero Romanelli e del dirigente del VI Settore Cristina Di Gesualdo – è chiaro: nel caso non venissero regolarizzati “immediatamente” i pagamenti il Comune minaccia ripercussioni così letteralmente enunciate: “i minori non saranno ammessi a fruire del pasto da giovedì 29 ottobre”.

Il caso nazionale scoppiò nel 2010 in un Comune bresciano,  Adro, dove il sindaco leghista ne fece una questione di principio discriminante: chi è indietro con i pagamenti non entra. La linea dura ha fatto proseliti ed è sbarcata anche in Abruzzo.

Nel caso Teramano alcuni genitori riferiscono una ulteriore irregolarità: quella di essere stati contattati telefonicamente dalle maestre, soggetti del tutto estranei ai rapporti contrattuali ed economici che intercorrono fra i fruitori del servizio ed il Comune erogante.

«È evidente a chiunque che le maestre debbano occuparsi in via esclusiva della didattica e di gestire i rapporti con i bambini in maniera equa, paritaria ed imparziale, a prescindere dalle condizioni socio-economiche degli alunni e dagli eventuali problemi amministrativo-finanziari che i loro genitori dovessero avere con il Comune di Teramo», contesta la consigliera di Teramo 3.0 Maria Cristina Marroni che sul caso ha firmato una interpellanza.

«E’ di una gravità inaudita», insiste la consigliera comunale, «il fatto che le maestre vengano coinvolte in problematiche non di loro competenza, problematiche che dovrebbero essere per loro del tutto estranee anche per evitare che insorgano odiose situazioni di favoritismi, o peggio ancora situazioni di emarginazione e di difformità di trattamento degli alunni, a cagione ed in conseguenza degli eventuali problemi economici che dovessero avere le loro famiglie».

Secondo Marroni il fatto, oltre a violare le norme sulla privacy, causerebbe anche ingiusti danni psicologici sia alle famiglie, sia soprattutto ai bambini che dovessero vedersi esclusi dalla partecipazione al rito comunitario della mensa, «con traumi non quantificabili che appare intuitivo immaginare».

Secondo la consigliera la trovata del Comune violerebbe in maniera cruenta il diritto alla vita sociale dei bambini, di fatto «esclusi, estromessi, ostracizzati, ghettizzati come al tempo delle leggi razziali di mussoliniana memoria».