IL PROCESSO

Bancarotta Villa Pini: chiesti 12 anni carcere per Angelini. Oggi la sentenza

Chiesti sette anni per la moglie e tre anni per la figlia

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Bancarotta Villa Pini: chiesti 12 anni carcere per Angelini. Oggi la sentenza

Pietro Mennini

CHIETI. Il pm Pietro Mennini ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per Vincenzo Angelini nel processo per bancarotta fraudolenta del gruppo Villa Pini; sette anni di carcere per la moglie Anna Maria Sollecito, accusata come l'ex magnate della sanità abruzzese di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, e tre anni e sei mesi per la figlia Chiara.

Oggi è prevista la sentenza.

Cinque anni di reclusione invece sono stati chiesti per i tre componenti del collegio sindacale di Villa Pini, Lorenzo Appignani, Eugenio Ascione e Giovito Di Nicola, accusati di omesso controllo.

Il crac della clinica privata Villa Pini per il curatore fallimentare del gruppo, l'avvocato Giuseppina Ivone, è addebitabile «alle distrazioni che si sono realizzate almeno per 30 milioni di euro dal 2005 al 2010». Per la difesa di Angelini la crisi del gruppo (con varie strutture in Abruzzo) è addebitabile, invece, al mancato versamento di 150 milioni di euro da parte delle Asl.

In base alle dichiarazioni di Angelini scattò l'inchiesta della procura di Pescara che nel 2008 decapitò la Giunta regionale di centrosinistra guidata dall'ex ministro, presidente antimafia e parlamentare europeo, l'abruzzese Ottaviano Del Turco.

 La difesa di Del Turco &co hanno sempre sostenuto che Angelini avesse accusato ingiustamente i politici mentre, invece, distraeva milioni di euro e li sottraeva in maniera fraudolenta. Sono così spuntati conti nei paradisi fiscali e valige di denaro in contanti depositate poco tempo dopo gli arresti. 

Nel corso del processo ci si è soffermati sulla vicenda dei 32 milioni di euro nell'ambito di una cessione di quota da Novafin, cassaforte del gruppo, alla società Verde, soldi che secondo l'accusa vennero in realtà distratti per poi finire nelle tasche di Angelini. 
Ma per la difesa di quel denaro all'imprenditore restarono solo un paio di milioni e si trattò di una normale operazione di cessione di quote sulla quale Angelini e la moglie Anna Maria Sollecito, anche lei imputata, nel 2006 pagarono al Fisco un affrancamento pari al 4% per un totale di 3 milioni e 600.000 euro. Netta la divergenza, fra curatela e difesa, anche sull'ammontare del deficit fallimentare: un miliardo di euro secondo la curatale, circa 380 milioni di euro secondo la consulenza di Spinelli: una somma che ricomprenderebbe i 136 milioni di perdite che il gruppo Villa Pini maturò fra il 2008 e il 2009, in coincidenza con il crollo del budget sanitario, e i crediti non riscossi. 

Secondo l’accusa i soldi provenienti dalla bancarotta fraudolenta sarebbero finiti nelle banche delle Antille Olandesi.

«L'unico rapporto che esiste con le Antille Olandesi riguarda una barca. Tutto il resto è pura falsità» disse Angelini, fuori dall'aula di udienza. «Nell'anno 1990-1991 io acquisto una barca che si chiama Stella di Mare, questa barca di 26 metri viene arruolata sotto bandiera delle Antille Olandesi. 

CONDANNA A 10 ANNI

L'ex patron del gruppo Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini, è stato condannato a 10 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Nello stesso processo la moglie Anna Maria Sollecito è stata condannata a 5 anni e 5 mesi di reclusione, la figlia Chiara a quattro anni e cinque mesi.

I tre componenti del collegio sindacale Lorenzo Appignani, Eugenio Ascione e Giovito Di Nicola, accusati di omesso controllo sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato.

Nessun commento da parte dell'ex patron del gruppo Villa Pini ed ex magnate della sanità privata abruzzese.

«Le sentenze non si commentano, non ho commentato quella di Sanitopoli (con le sue dichiarazione alla procura di Pescara nel 2008 fece arrestare l'allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco, poi condannato ma fu condannato anche lui) e non intendo commentare questa» ha dichiarato ai giornalisti che al termine del processo lo hanno seguito anche fuori dal palazzo di giustizia.

Non ha rilasciato dichiarazione neanche il suo legale, Gianluigi Tucci, anche se è scontata la proposizione del ricorso in appello.

Il Tribunale di Chieti - un collegio straordinario presieduto da Patrizia Medica, giudici a latere Antonella Redaelli e Andrea Di Berardino - depositerà le motivazioni fra 90 giorni. Angelini, la moglie Annamaria Sollecito e la figlia Chiara, dovranno anche risarcire in separato giudizio l'unica parte civile, Unicredit, che con l'avvocato Pierluigi Tenaglia ha chiesto oltre 65 milioni di euro fino ad una concorrenza di 123 milioni.

Per Angelini e la moglie è scattata inoltre l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.