DISACCORDI DI PROGRAMMA

Bonifica Bussi, il Ministero boccia l’accordo di programma proposto dal Comune

Oggi la conferenza dei servizi e lo stop a sorpresa. Silenzio assoluto e unanime delle istituzioni

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Bonifica Bussi, il Ministero boccia l’accordo di programma proposto dal Comune

Salvatore Lagatta

BUSSI. Il Ministero dell’Ambiente ha bocciato la bozza di accordo di programma sulla bonifica del sito di Bussi e sull’avvio del processo di reindustrializzazione dell’area. Una notizia che di certo allungherà i tempi e suona come un ennesimo stop.

La firma era in programma per questa mattina alle 10.30 quando è prevista la riunione della Conferenza dei servizi convocata dal sindaco Salvatore Lagatta. Parteciperanno la Regione, il Comune, il Commissario Adriano Goio, il ministero dell'Ambiente, la Solvay e il nuovo investitore Filippi Farmaceutica: la giornata doveva segnare l’avvio del lungo processo di bonifica del sito inquinato e di reindustrializzazione.

Oggi si scoprirà se la questione debba considerarsi definitivamente bocciata o ci sia qualche margine di manovra.  Ma da quanto emerge i rilievi del Ministero non potranno essere superati agevolmente oggi.

Per il momento si sa che il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Maurizio Pernice, ha inviato al Comune di Bussi, alla Provincia di Pescara, alla Regione Abruzzo e al commissario straordinario Adriano Goio una lettera con una serie di obiezioni sul progetto. Un documento che nelle ultime ore è stato scandagliato punto per punto per tentare di arrivare preparati al prossimo incontro romano.

In particolare, il Ministero sottolinea l’assenza nel testo che ha ricevuto «incompleto» solo all’inizio di questa settimana, dei riferimenti normativi che consentono la partecipazione al vertice dei soggetti privati e ricorda che la titolarità dell’istruttoria in materia di bonifica spetta al commissario straordinario, ed infatti la scorsa estate fu proprio lui a convocare la precedente conferenza.

Ma il Ministero si chiede anche come sia possibile procedere ad un passaggio di proprietà dei terreni dalla Solvay al Comune, visto che solo un contratto di diritto privato può produrre tale effetto.

Critiche vengono mosse anche sulla riperimetrazione delle aree e dubbi su chi sosterrà gli oneri della barriera delle acque dopo i 6 anni coperti dalla Solvay.

L'accordo prevede il passaggio di proprietà del sito industriale Solvay, a titolo gratuito, al Comune di Bussi, previa la bonifica dell'area ex Medavox, per la quale è stata preventivata una spesa di circa 6 milioni di euro. Subentrerebbe la Filippi Farmaceutica, che utilizzerebbe l'area, diventata del Comune, in diritto di superficie e contestualmente acquisirebbe gli impianti e gli stabilimenti della Solvay. Inoltre verrebbe avviata l'opera di bonifica delle aree esterne, sotto la responsabilità del commissario Goio, che potrà contare sulla disponibilità di circa 40 milioni di euro dei 50 assegnati dal Governo.

Bisognerà capire cosa succederà ora. Resta il fatto che oltre le anomalie segnalate c’è anche quella della assoluta “riservatezza” di tutta la vicenda dove non c’è nessuno che corre a fare conferenze stampa per prendersi meriti o illustrare soluzioni “geniali”. Qui tutto e sotterraneo come i veleni di Bussi ed i retroscena ancora inediti e le carte rimangono segrete se è vero che persino il Ministero deve lamentarsi di aver ricevuto le carte appena pochi giorni prima della riunione.

Intanto il comitato “Bussi ci riguarda”, formato da diverse associazioni, ha scritto una lettera aperta a tutti i sindaci della vallata per sensibilizzarli e invitarli a non firmare un accordo che farebbe acqua da tutte le parti.

 Il comitato propone infine una azione di lobbing per fare pressing sul commissario Goio e alla Regione.

Ed emergono anche altre posizioni contrarie.

«Il testo di questo accordo di programma comporta rischi enormi» dice Giulio Di Berardino, legale di parte civile nel processo sulla discarica dei veleni di Bussi, «la cessione gratuita dei terreni, dalla Solvay al Comune di Bussi, espone la comunità locale ad un pericolo straordinario, perchè ad esempio, qualora tra sei mesi si dovesse riscontrare un innalzamento dei livelli d'inquinamento, spetterebbe al Comune, in qualità di proprietario, seppure incolpevole, farsi carico della bonifica e dei relativi costi, che un ente come quello di Bussi non sarebbe in grado di sostenere».

«Il testo unico in materia ambientale parla chiaro - sottolinea il legale -. La proprietà, in caso di necessità, è obbligata a provvedere alla messa in sicurezza del sito e solo in seguito può eventualmente rivalersi nei confronti di chi, in precedenza, si è reso responsabile dell'inquinamento».

 L'amministrazione di Bussi, per mettersi al riparo dai rischi, ha fatto inserire una garanzia da parte dell'ufficio commissariale delle certificazioni ambientali.

«Ma non si vede quale ente possa rilasciare le garanzie a cui intende fare riferimento il sindaco - rimarca Di Berardino -. L'ufficio commissariale può soltanto certificare l'avvenuta messa in sicurezza secondo quanto stabilito per la sua esecuzione».

 Infine l'avvocato pone un ulteriore interrogativo: «Non capisco per quale motivo si debba rinunciare alle garanzie che offre oggi una multinazionale del livello della Solvay, sia in termini di copertura economica, che sul piano occupazionale e della salute di chi vive e lavora nella zona».