LA VERITA' FA MALE

Diritto all’oblio, dopo le denunce anche l'esposto all’ordine dei giornalisti contro direttore di Pdn

Archiviazione per incompetenza. A vuoto ennesimo attacco di Aldo Finocchiaro ancora sotto processo

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

732

Diritto all’oblio, dopo le denunce anche l'esposto all’ordine dei giornalisti contro direttore di Pdn

ABRUZZO. Dopo una sventagliata di denunce civili e penali ha pensato di proporre anche un  esposto all’Ordine dei giornalisti contro il direttore del quotidiano PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi, per non aver cancellato un articolo di cronaca così come “ordinato”.

Dieci giorni fa il Collegio istituito dal presidente del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti, Sergio D’Agostino, ha deciso di archiviare la denuncia firmata dall’imprenditore Aldo Finocchiaro che aveva chiesto di «valutare ipotesi di rilievo disciplinare a carico del giornalista» Biancardi in quanto il direttore di è rifiutato di cancellare dal proprio archivio on line una notizia giudicata da Finocchiaro «una grave lesione».

Nell’esposto Finocchiaro ha lamentato il fatto che, attraverso i motori di ricerca, sono ancora rintracciabili notizie riguardanti una vicenda giudiziaria avvenuta nel 2008 che lo riguardano. Come ha sempre fatto in tutte le sedi l’uomo -ancora sotto processo a Pescara- ha sempre preteso la cancellazione in toto degli articoli nonostante la recente e notissima giurisprudenza gli desse la possibilità di rivolgersi a Google per richiedere la deindicizzazione. Mai sono stati contestati elementi errati rilevati negli articoli o difetti di verità nei contenuti. Dunque il diritto di cronaca è stato pienamente esercitato con regolarità eppure si contesta la diffamazione per la esclusiva permanenza degli articoli corretti.

Ma supportato dai suoi avvocati Finocchiaro ha intrapreso improvvide azioni legali sbagliando anche competenza territoriale e compiendo errori procedurali che non hanno permesso di giungere alla trattazione del merito della questione. Le cause poi non sono state riassunte davanti al giudice competente.

Nell’esposto Finocchiaro fa notare non senza contrarietà come prova del comportamento scorretto del direttore di PrimaDaNoi.it sia il fatto che invece in molti altri siti internet locali dopo la sua richiesta gli articoli siano stati effettivamente cancellati mentre invece il direttore Biancardi si è sempre opposto.

Nel merito l’Ordine, nel rilevare di non avere il potere di assumere provvedimenti per la cancellazione dell’articolo, riconosce il buon lavoro fatto del direttore. Dall’esposto, infatti, il Collegio ha rilevato «la verità sostanziale dei fatti narrati negli articoli pubblicati da PrimaDaNoi.it, pacificamente ammessa dallo stesso Finocchiaro che nella sua denuncia spiega che è ancora in attesa di processo».

«La testata», scrive ancora il collegio, «riferendo di vicende giudiziarie riguardante l’esponente avrebbe esercitato il suo legittimo esercizio di diritto i cronaca, utilizzando legittimamente i dati personali ai fini del trattamento previsto per attività giornalistica. Il fatto poi che sul piano giudiziario la vicenda- di rilevante interesse pubblico vista la natura dei reati contestati e il numero delle persone coinvolte- non abbia ancora scritto nemmeno attraverso il processo di primo grado alcun punto fermo rende ancora la stessa di attualità».

Il collegio in pratica ritiene che il diritto all’oblio vada bilanciato con il diritto di cronaca e la decisione di altri siti di cancellare la notizia non sia altro che «una scelta autonoma e discrezionale propria di ciascuna testa giornalistica» .

Il diritto all’oblio, dopo la prima ondata “barbarica” di ricorsi generata tra approssimazione e ignoranza della materia, si sta pesantemente ridimensionando grazie anche alle pronunce del Garante della Privacy che è stato costretto a consultare la Costituzione e ad impedire la maggior parte delle volte le pretestuose richieste di personaggi finiti nelle maglie della giustizia che sostengono di essere stati danneggiati dal corretto esercizio del diritto di cronaca. 

Anche per PrimaDaNoi.it, nonostante una trentina di ricorsi giunti davanti al giudice, la maggior parte di questi sono stati ritenuti insussistenti mentre gli unici due ricorsi persi rimangono quelli stranoti del 2010, sentenze fotocopia dei giudici di Ortona che costituiscono, ancora oggi, a distanza di 5 anni, un unicum giurisprudenziale (e solo questo dovrebbe bastare per dare l’idea della portata e del calibro di quelle decisioni).

Entro il 2016 potrebbe, infatti, giungere finalmente la decisione della Cassazione che dirà finalmente la parola finale su queste vicende, sperando che siano fornite indicazioni chiare per tutti per poter continuare a lavorare con serenità, evitando per il futuro aggressioni incivili e barbariche alla libertà di cronaca (arrivando persino a minacce di morte…).