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Rifiutopoli, veleni ed esposti sul processo per delegittimare i giudici

Guerra senza esclusione di colpi mentre la giustizia arranca

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ABRUZZO. Veleni incrociati e incontrollati  aleggiano sul processo dai molti filoni denominato Rifiutopoli (o Re Mida). Si tratta del processo che ha svelato il sistema abruzzese di gestione dei rifiuti e che ha di fatto portato ad una posizione di monopolio della società Deco spa della famiglia Di Zio.

L’inchiesta è culminata nel 2010 con arresti clamorosi del capostipite Rodolfo Valentino Di Zio e, tra gli altri, dell’allora assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni.

Il processo per ragioni di competenze è stato smembrato in vari tronconi  finiti tra gli altri a Lanciano, Roma e Teramo. Uno dei processi di Lanciano si è concluso lo scorso aprile con l’assoluzione degli imputati (ex amministratori del consorzio rifiuti, oggi Ecolan), il processo teramano -che riguardava fatti diversi- si è concluso invece con una dura sentenza di primo grado.

Il processo pescarese, invece, ieri doveva giungere a sentenza dopo cinque anni di travagliate vicende ma a sorpresa (in realtà i bene informati lo sapevano da tempo) il difensore dell’onorevole Fabrizio Di Stefano, Massimo Cirulli, ha depositato un atto di ricusazione nei confronti del giudice a latere Francesco Marino motivando l’atto con la violazione del diritto costituzionale ad avere un giudice imparziale poiché lo stesso è stato giudice del filone lancianese assolvendo gli imputati Riccardo La Morgia, Nicola Toro, Luigi Toppeta, Nicola Carulli e Giacomo Nicolucci ex amministratori del consorzio rifiuti.

A giudicare la fondatezza della ricusazione sarà ora la Corte d’Appello che potrebbe decretare la sostituzione del giudice con la conseguenza di annullare il processo svolto fino ad ora. Il rischio è grosso.

La prossima udienza è stata fissata per il 24 novembre e solo nel caso in cui la ricusazione dovesse essere rigettata  si giungerà alla sentenza.  

DI CHE PROCESSO PARLIAMO?

Il processo Rifiutopoli -per gli interessi che ha smosso e per la pervasiva presenza della politica contigua (e la procura accusa “corrotta”)- ha destato scalpore anche per la caratura degli imputati (due parlamentari accusati) ed ha contribuito a chiarire un po’ meglio in quale scenario avvenissero certe decisioni nel campo della raccolta dei rifiuti, perché la nostra regione è alquanto indietro sulla raccolta differenziata e con quale grado di serenità e distacco gli certi amministratori decidono. Dalle carte emersero anche una serie di finanziamenti -alcuni anche in chiaro- a diversi amministratori locali di vari colori politici da parte delle società del gruppo Deco. Tra i fatti contestati c’era anche il tentativo ipotizzato dalla procura di Pescara di una rimozione forzata e forzosa dell’allora presidente Riccardo La Morgia a cura delle presunte pressioni dell’onorevole Di Stefano indotto da Di Zio al quale La Morgia non era simpatico.

IL CLIMA E LA FAIDA SUI RIFIUTI A LANCIANO

L’inchiesta pescarese del 2010 non fa che agitare ulteriormente il clima da sempre infuocato sui rifiuti a Lanciano dove il Consorzio prima ed Ecolan poi è stata da sempre occupata militarmente dalla politica (e negli ultimi anni dal centrodestra)  con una serie di scelte giudicate da alcuni poco opportune e contestate nel campo delle consulenze e della spesa in generale. Sta di fatto che dal 2011 ad oggi si è attivata una guerra senza esclusione di colpi tra i componenti del Cda all’epoca nominati ed i loro predecessori.

Il 25 febbraio 2011 il presidente del Cda del consorzio, Gianpanfilo Tartaglia (ex assessore di centrodestra del sindaco Filippo Paolini) ed il direttore  Sandro Fantini firmarono un esposto che inviarono alla procura di Lanciano per denunciare l’ex presidente Riccardo La Morgia ed il suo Cda per aver «ritardato di 15 giorni a lasciare la sua poltrona accampando scuse e temporeggiando in ogni modo», omesso la riduzione del 50% delle indennità percepite come da Finanziaria  e per ulteriori ipotizzate violazioni (abuso d’ufficio) di quel consiglio di amministrazione.

Tale procedimento si è concluso come detto il 15 aprile 2015 con assoluzione di tutti perché il fatto non sussiste, sentenza emessa dal collegio di giudici del tribunale di Lanciano il cui estensore è stato Francesco Marino. Sentenza che non è piaciuta alla procura di Lanciano che l’ha infatti appellata e dunque la vicenda non è affatto conclusa e formalmente gli imputati rimangono tali.

A tutto questo si aggiunge anche che in seguito ad una denuncia  circostanziata ora è il cda di Tartaglia ad essere accusato di abuso d’ufficio e di essere sotto indagine dalla stessa procura per alcuni incarichi affidati all’avvocato Marco Di Domenico. E che vi sia una guerra interna al centro destra è chiaro da quanto è emerso finora anche perché gli stesi ex amministratori La Morgia&Co in una conferenza stampa dopo l’assoluzione hanno parlato chiaramente di «ritorsione politica» contro di loro. 

L’ESPOSTO E LA FIRMA FALSA

Ma i veleni non sono finiti e non c’è speranza di deporre le armi se è vero che in questi giorni è giunto a diverse procure e tribunali  -e persino al Csm- un esposto con una serie di circostanze documentate che ripercorre sostanzialmente la faida  in corso e chiede di accertare due cose che riguardano due dei tre giudici del collegio pescarese della Rifiutopoli.

Il punto è che l’esposto reca una firma falsa, così come sono false le generalità dichiarate del mittente che assume le sembianze di una dipendente di Ecolan che, però, smentisce di aver inviato l’esposto, dichiarazione avvalorata anche dalla firma che appare sostanzialmente diversa da quella originale. La notizia di questo nuovo esposto ha già creato parecchia apprensione e agitazione in Ecolan.

Dunque chi ha ordito questa nuova trappola? E poi trappola per chi e per conseguire quali fini?

Ora spetterà alle procure approfondire la veridicità dell’esponente e dei fatti contenuti in esso anche perché è stata preannunciata una ulteriore querela contro ignoti da parte della persona citata falsamente nell’esposto come mittente.

FUOCO SUL GIUDICE MARINO

Tra le cose che la sedicente dipendente di Ecolan chiede agli organi competenti  se «è regolare che il giudice Francesco Marino stia affiancando il presidente Zaccagnini, cognato dell’avvocato  Toppeta , nel processo di Pescara dopo aver deciso (…) il processo di Lanciano, assolvendo Toppeta e gli altri».

Caso ha voluto che proprio ieri tale contestazione è stata elevata formalmente dal difensore di Di Stefano con la formale richiesta di ricusazione e la sospensione del  processo.

FUOCO SUL GIUDICE ZACCAGNINI

Un’altra parte dell’esposto riguarda invece anche il presidente del collegio, Angelo Zaccagnini, chiedendo di sapere se è regolare che «stia presiedendo il procedimento penale per più versi connesso con le vicende lancianesi e con gli interessi di suoi familiari ed amici».

L’estensore si riferisce ai legami di parentela tra Zaccagnini  e Toppeta, avvocato di Lanciano, che sarebbero cognati. Tra l’altro nel processo lancianese lo stesso avvocato Toppeta è stato difeso dal figlio del giudice Zaccagnini, Giuliano, che esercita nello studio Toppeta.

    Nelle carte dell’inchiesta pescarese figura che a Luigi Toppeta, consigliere nel cda del Consorzio Comprensoriale Smaltimento Rifiuti di Lanciano sia giunto un contributo elettorale erogato dalla Ecologica Sangro srl (Gruppo Di Zio) di 7.000,00 euro.

a.b.