BICCHIERE MEZZO VUOTO

Processo Bussi Bis: «al rubinetto mai distribuita acqua inquinata sopra i limiti grazie alla miscelazione»

Il perito difesa, superamenti leciti perché prima del collettore

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

283

Processo Bussi Bis: «al rubinetto mai distribuita acqua inquinata sopra i limiti grazie alla miscelazione»

PESCARA. Questa mattina, davanti al gup del tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, si è tenuto il controesame del perito dell’accusa, Lino Prezioso, nell'ambito del processo denominato Bussi bis, uno stralcio del filone processuale principale, legato alla scoperta della discarica Tremonti nel 2007.

Sotto accusa gli ex presidenti dell'Ato e dell'Aca, Giorgio D'Ambrosio e Bruno Catena, i direttori generale e tecnico dell'Aca, Bartolomeo Di Giovanni e Lorenzo Livello, e l'ex responsabile del servizio Sian della Asl di Pescara, Roberto Rongione, tutti chiamati a rispondere del reato di distribuzione di acqua avvelenata.

Il consulente Prezioso ha ribadito quanto già detto nella scorsa udienza e cioè in sintesi che dopo aver studiato tutti i rapporti dell’Arta non ha riscontrato nessun superamento dei limiti di legge dell’acqua distribuita.

La legge infatti stabilisce limiti precisi per le diverse sostanze inquinanti, velenose e cancerogene nello specifico il decreto 31 del 2001 stabilisce le barriere oltre le quali questi limiti non possono andare e si riferisce con precisione all’acqua distribuita cioè quella che fuoriesce dai rubinetti.

Una notizia non nuova e che ha in gran parte permesso al giudice del maxiprocesso di scrivere in sentenza che l’acqua distribuita non era abbastanza inquinata, cioè non superava mai i limiti di legge e dunque doveva considerarsi “potabile”.

Prezioso, esperto in materie chimiche, ha ribadito che sono stati riscontrati solo quattro superamenti per sostanze inquinanti, da considerarsi leciti, in quanto non avvenuti alla distribuzione, ma prima del collettore. Cioè l’acqua emunta dai pozzi Sant’Angelo era in effetti inquinata oltre i limiti ma poi grazie alla miscelazione effettuata con l’acqua pura proveniente dall’acquedotto Giardino diveniva potabile e rientrava nei limiti di legge.

Se a giudizio dei legali della difesa ciò scagionerebbe gli imputati dalle accuse, per gli avvocati di parte civile sarebbe la prova del reato.

Di fatto però non c’è prova della distribuzione di acqua avvelenata nel senso giuridico (cioè che supera i limiti di legge) e questo potrebbe bastare al giudice per decretare la non sussistenza del reato.

Resta comunque una incongruenza poiché invece in un rapporto specifico di 70 pagine dell’Istituto superiore di Sanità si afferma invece il contrario e cioè che anche l’acqua in distribuzione sarebbe stata in alcuni casi superiore ai valori di legge e quelli stabiliti dall’Oms (Organizzaione mondiale della sanità).

Nella relazione infatti si legge: «Otto specie chimiche di accertata o sospetta attività cancerogena nell’uomo e/o nell’animale, ossia cloruro di vinile, tricloroetilene, esaclorobutadiene, tetracloruro di carbonio, cloroformio, 1,1-dicloroetilene, esacloroetano e tetracloroetilene, sono presenti in acquiferi utilizzati per la captazione di acque destinate al consumo umano, alcune sostanze sono anche state rilevate in acque in distribuzione, anche al di sopra dei valori di parametro e/o ai valori guida stabiliti dall’OMS per la protezione della salute umana».

Resta il fatto che quegli amministratori erano a conoscenza almeno dal 2004 dell'inquinamento dei pozzi e non hanno nè informato la popolazione nè adottato misure per eliminare ed impedire la distribuzione dei veleni. 

Nel corso della prossima udienza, in programma il 10 novembre, si terrà il contraddittorio tra i periti della difesa e quelli dell'accusa.