SCANDALI INFINITI

Nuovo Piano regolatore portuale: «sarà la seconda parte della sciagura iniziata nel 2000»

Chi vide più lungo dei progettisti di ieri, ora mette in guardia i progettisti di oggi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2370

Nuovo Piano regolatore portuale: «sarà la seconda parte della sciagura iniziata nel 2000»

ABRUZZO. Furono i soli a prevedere i danni creati da un progetto sciagurato che oggi deve essere modificato con almeno 150-200milioni di euro pubblici. Furono i soli a descrivere nel dettaglio cosa sarebbe accaduto alla marineria, al turismo e all’economia che gira intorno al porto. Era il 2000 e Antonio Spina e l’architetto Alberto Polacco furono le sole voci dissonanti in un coro unanime fatto di politica, opinione pubblica disinformata e anestetizzata e tecnici troppo poco lucidi ed indipendenti o semplicemente impreparati. Furono i soli a dire con certezza che tutti i gli illustri e conosciutissimi “professionisti”  si sbagliavano e che con il porto che volevano costruire avrebbero creato un disastro. Disastro puntualmente verificatosi senza peraltro alcuna vergogna da parte di chi ha avuto responsabilità immense per il territorio e non ha mai pagato.

In un altro paese Spina e Polacchi sarebbero stati elevati sugli altari, interpellati, osannati e forse anche oggetto di profonde scuse da parte di onesti rappresentanti di Stato caduti in errore o ingannati o semplicemente sordi come campane. 
In questo Paese, invece, sono ancora lì -costretti per puro spirito di verità e senza alcun tipo di tornaconto- che combattono una nuova battaglia a 15 anni di distanza, fiaccati ma sicuri che la verità deve essere difesa e divulgata comunque, anche se non servirà.
Già perché anche gli scandali più grandi possono sempre peggiorare, creando uno scandalo ancora più grande. Come quello che con buona probabilità si sta reiterando a Pescara con il nuovissimo Piano Regolatore Portuale che deve rimediare agli errori del passato e dove non solo è diabolico perseverare ma lo si può fare in totale tranquillità, nonostante siano moltissimi gli spunti di riflessione che indurrebbero a maggiore cautela o a opportune prese di distanza.

Invece di rappresentanti istituzionali attenti e pronti a valutare con serenità disinteressata i rilievi documentati proposti formalmente al progetto nemmeno l’ombra.   
E tutto è come allora: c’è da varare un nuovissimo progetto di porto (iter iniziato appena due anni dopo l’inaugurazione del nuovo porto nel 2005) imposto alla collettività per porre rimedio agli errori progettuali commessi.
Ci si aspetterebbe che coloro che in qualche modo si siano resi responsabili di questo danno incalcolabile  siano stati allontanati ma non è così, anzi hanno fato carriera e sono riusciti ad ottenere decine di incarichi sia nell’ambito del dragaggio (reso necessario per gli errori progettuali) e sia per il nuovissimo Piano regolatore portuale.
 Ma a questo punto sorvolando su scelte inopportune, conflitti di interessi, commistioni varie, a sentire Antonio Spina proprio quegli errori da correggere con il progetto che sarà presto approvato rimarrebbero lì anche dopo la realizzazione del porto “corretto”.
In una parola se tutto “il circo” messo in piedi doveva servire a risolvere il problema dell’insabbiamento, del dragaggio perpetuo, con il nuovo progetto si avranno ancora insabbiamento e dragaggio perpetuo. Avremo però speso tra i 150 ed i 300 mln di euro…. Ed il porto si insabbierà ancora.
In sintesi è questo il risultato finale dell’ennesimo studio di Antonio Spina, ex presidente del comitato per il porto del 2000, che ha analizzato supportato da studi, esperienze e dall’architetto Polacchi le carte del progetto della Regione proponendo osservazioni.

IL FIUME RALLENTA
Tra le prime cose notate da Spina c’è il rallentamento del fiume che sarebbe elemento fondamentale e che aggraverebbe l’insabbiamento.    
  «La velocità di deflusso diminuisce di quasi la metà nel tratto di foce ad esse del PRP. Se adesso la velocità della corrente nella canaletta è mediamente di 3 nodi (1,5 m/s), nel tratto di foce ad esse sarà di circa 1,5 nodi (0,75 m/s): la metà. Questo significa che anche il deposito di fango che il fiume farà nel tratto ad esse sarà superiore, in tempi “normali” di portata intorno ai 40 mc/s, che è la situazione media più frequente. Infatti se la velocità della corrente diminuisce, il fango si depositerà più facilmente. Si presume perciò che il fango, che adesso si deposita nel canale e soprattutto prima della canaletta dove si forma il vortice, si spalmerà lentamente nel tratto di foce ad esse del PRP, soprattutto vicino all’imboccatura (di colore turchese), quando la sua velocità sarà al minimo. Quindi, se l’intenzione dei progettisti del PRP era quella di eliminare quel dragaggio annuale di circa 50.000 mc necessario da sempre nel canale, si presume che invece il dragaggio nel tratto di foce ad esse sarà ugualmente necessario: perlomeno, se non subito nei primi anni dalla sua realizzazione, sicuramente lo sarà dopo qualche anno, quando l’invaso del fiume avrà cominciato a riempirsi».

DRAGAGGIO: COSTI TRIPLICATI
«Il punto importante inoltre è che», scrive Spina, «se i progettisti vogliono con la deviazione del fiume come nel PRP, evitare alla Amministrazione di sostenere i costi del solito dragaggio annuale, invece secondo me glie ne accollerà il triplo: nel fiume, nella darsena pescherecci, e nel bacino commerciale. Infatti i due bacini saranno soggetti agli enormi interrimenti che la vecchia e la nuova diga creeranno, come l’esperienza in loco ci insegna.  Per non parlare del fatto che la nuova diga determinerà l’interrimento totale del Marina di Pescara che già adesso ha un’imboccatura, e non solo, soggetta a notevoli interrimenti». 

AL MARINA NIENTE GRANDI YACHT
«Se i suoi amministratori, vecchi e nuovi, si fossero preoccupati di trovare una soluzione anche all’imboccatura e ai pescaggi notevolmente compromessi, che non permettono ai grandi yacths di passaggio di fermarsi nel Marina o a quelli che vi fanno base di manovrare con facilità, sarebbe sicuramente il primo fra i porti turistici italiani». Invece sempre a causa della diga anche il porto turistico di fatto è rimasto azzoppato. Secondo il progetto del Comune di Pescara i fondali potrebbero arrivare a 8 metri con escavazioni e dragaggi ma «anche i bambini sanno che una fossa scavata nella sabbia sarà riempita e livellata dal mare poco dopo. E' questo il modo di progettare?»


ACCUMULI ULTERIORI: IN 6 MESI MARINA INACCESSIBILE
«Per non parlare degli accumuli ulteriori che la nuova diga manderà verso l'imboccatura del Marina, che già adesso se la passa molto male, e che nel giro di 6 mesi dalla realizzazione della nuova diga sarà completamente ostruito», profetizza Spina, «infatti la diga allungata a sud-est per 300 metri ulteriori creerà ulteriori interrimenti, come l’esperienza ci insegna, e quel bacino diventerà una trappola sia per i sedimenti trasportati dal fiume sia per la sabbia che vi porteranno le correnti da sud».

 LE GRANDI NAVI? IMPOSSIBILE
«I progettisti inoltre, e l’HDI, dicono che nel bacino commerciale potrebbero ormeggiare una nave da crociera di grandi dimensione o due più piccole. Non lo sanno i progettisti», dice Spina, « che una grande nave da crociera, e una più piccola poco di meno, ha bisogno almeno di 15 metri d'acqua per manovrare?

Le profondità naturali all'interno del bacino commerciale sono sempre state di 6,5-7 metri prima della costruzione della diga foranea che ne ha causato l'interrimento. Questo significa che i vasti dragaggi saranno insostenibili sia per portare quei fondali inizialmente a quota -8 metri, come da progetto, sia per gli ulteriori accumuli che la diga vecchia e nuova faranno».

  PROBLEMA BONIFICA E INQUINAMENTO
E poi ci sono le problematiche ambientali e burocratiche per i dragaggi pure previsti. Il fiume è inquinato e le sabbie devono essere smaltite ed i dragaggi autorizzati con procedure lunghe (come pure dovrebbero ricordare gli amministratori a Pescara).
«Sarebbe lecito sapere», scrive Spina, «quale è l’obbiettivo da raggiungere, quale il disegno complessivo dell’area interessata dal tratto finale del fiume Pescara.  Qualsiasi cittadino che volesse costruire una casa in campagna pone alla base del suo desiderio un progetto compatibile anche con le risorse economiche che ha in un primo momento. La Regione dovrebbe conoscere l’uno e le altre». 

PROBLEMA BONIFICA E INQUINAMENTO

E poi ci sono le problematiche ambientali e burocratiche per i dragaggi pure previsti. Il fiume è inquinato e le sabbie devono essere smaltite ed i dragaggi autorizzati con procedure lunghe (come pure dovrebbero ricordare gli amministratori a Pescara).
«Sarebbe lecito sapere», scrive Spina, «quale è l’obbiettivo da raggiungere, quale il disegno complessivo dell’area interessata dal tratto finale del fiume Pescara.  Qualsiasi cittadino che volesse costruire una casa in campagna pone alla base del suo desiderio un progetto compatibile anche con le risorse economiche che ha in un primo momento. La Regione dovrebbe conoscere l’uno e le altre».  

IL RITORNO DEL PASSATO 

Per capire ancor meglio è opportuno ricordare da chi è stato pensato e realizzato il porto attuale inaugurato nel 2005 su progetto degli anni ‘90. 
Il PRP vigente è stato redatto dal Genio Givile per le Opere Marittime di Ancona del Ministero dei LL. PP. che si avvalse di alcuni consulenti tra cui la società Estramed che eseguì alcune prove sperimentali su modello fisico a scala ridotta rivolte a dissipare alcuni dubbi di natura idraulica. In particolare con il modello si verificò che le nuove opere marittime (molo di levante e diga foranea) non modificassero il deflusso fluviale durante le portate di piena del Pescara. 
La Estramed era una società per azioni di Pomezia scomparsa dai radar senza lasciare traccia e che negli anni 80-90 sembrava riuscire a mettere bocca su tutti i grandi progetti, per lo più porti ma non solo.
Figure “storiche” di professionisti e tecnici che hanno comunque svolto ruoli non secondari nella progettazione e realizzazione del porto attuale sono Alberto Noli e Paolo De Girolamo.
Il professor Noli assistette alla fine degli anni ’80 ad una delle prove su modello fisico a fondo fisso realizzate dall’Estramed (prove che dovevano stabilire se il porto si sarebbe insabbiato oppure no).
E lo stesso Noli ha poi affermato che durante l’esecuzione dell’opera si sarebbe occupato  esclusivamente dei calcoli strutturali della banchina di riva del molo di levante per conto dell’Impresa appaltatrice dei lavori, ovvero la Società Italiana per le Condotte d’Acqua.

Il Comune di Pescara poi diede incarico all’Apat (l’agenzia pubblica) di verificare se la realizzazione del molo di levante avrebbe potuto provocare un peggioramento della qualità delle acque ad ovest del porto canale. I lavori dell’Apat vennero seguiti dal Professor De Girolamo in qualità di consulente del Genio Civile di Ancona, dopo aver vinto una gara
In questo contesto furono concordate con l’Apat alcune modifiche da apportare al molo di levante, rivolte a mitigare la possibilità che le acque provenienti dal Pescara venissero deviate ad opera della diga foranea, che allora era già stata realizzata, prevalentemente verso ovest.
  I vari studi effettuati all’epoca negarono l’insabbiamento del porto ed i progettisti commisero due errori gravissimi:il primo, strettamente tecnico e da bocciatura immediata per qualunque scolaretto alle prime armi; il secondo aver continuato a smentire e contestare chi aveva provato a farli ragionare sui loro errori.

  Ma il Comune non perse tempo e nel 2004 affidò nuovamente all’Apat uno studio per risolvere i problemi di insabbiamento dovuti alla diga foranea e al molo. La soluzione fu trovata nel rompere la diga.
Nel frattempo Noli e De Girolamo negli anni hanno redatto progetti per i lavori di dragaggio, ripascimento e difesa della costa.

IL PIANO REGOLATORE PORTUALE CONTESTATO DA APPROVARE
 Acquisito lo studio dell’APAT, il Comune di Pescara, decise, utilizzando un finanziamento regionale, di redigere il nuovo Piano Regolatore Portuale nel 2007 e scelse il Prof. Alberto Noli quale coordinatore del gruppo di progettazione. Per la costituzione del gruppo di progettazione vennero indette dal Comune di Pescara, che si avvalse del supporto del Provveditorato alle Opere Pubbliche del Lazio, Abruzzo e Sardegna, una serie di gare dalle quali risultarono vincitori:
- il Prof. Ing. Paolo De Girolamo, per gli aspetti marittimi e la modellistica idraulica;
- il Prof. Arch. Rosario Pavia, il Prof. Arch. Giuseppe Barbieri, e il Dott. Arch. Raffaella Massacesi per gli aspetti architettonici e urbanistici;
- il Dott. Ing. Guido Francesco Marino della T.P.S. per gli aspetti trasportistici;
- la MED Ingegneria s.r.l per gli aspetti ambientali;
- il Dott. Geologo Francesco Iezzi, per gli aspetti geologici;
- il Prof. Ing. Giuseppe Scarpelli, per gli aspetti geotecnici;
- la società ECOSFERA, per gli aspetti socio-economici (società finita nell’inchiesta Caligola per corruzione e che non ha scomposto nessuno).
In conclusione si può dire che il nuovissimo Piano regolatore Portuale commissionato dal Comune di Pescara ricalca la proposta dell’APAT, ovvero dell’Agenzia che attualmente si occupa delle ricerche sull’ambiente per conto dello Stato ed è realizzato da una serie di tecnici, alcuni dei quali avevano già preso parte a vario titolo alla progettazione del porto costruito male.
  L’Apat non si accorse dell’insabbiamento in tempo così come i progettisti di allora.Impossibile una stima della spesa di denaro pubblico in questa vicenda e dei danni subiti nel giro di quasi venti anni.
Non sappiamo se Antonio Spina avrà ragione anche questa volta, certo è che ci sono tutti gli elementi per preoccuparsi parecchio, se non altro perché la “politica” ancora una vola ha dimostrato di non aver imparato nulla dagli errori del passato.

 Alessandro Biancardi

+++ IL BLOG DI ANTONIO SPINA SUL PORTO