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L’Aquila, «archivi storici abbandonati da 7 anni». E Cialente querela il giornalista

Vespa: «sentiti dalla polizia giudiziaria»

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CARTE FALDONI FASCICOLO

L’AQUILA. Il sindaco Massimo Cialente ha presentato una querela contro il giornale aquilano ‘L’editoriale’ di Beppe Vespa che a maggio scorso aveva denunciato lo stato di abbandono in cui versano gli archivi storici, esistenti nelle varie sedi del Comune dell’Aquila, dal 6 aprile 2009.

A raccontarlo è lo stesso Vespa in un nuovo articolo dopo che nei giorni scorsi la polizia giudiziaria ha ascoltato il giornalista, indagato.

E Vespa, che nei giorni scorsi si era rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per chiedere che venga rotto, in seno alla Procura dell’Aquila, quello che definisce un «muro di omertà che copre l’operato del sindaco e di altri personaggi 'intoccabili' con l’invio di un’ispezione»,  lancia una amara riflessione: «la Procura si preoccupi di perseguire chi non ha tutelato un patrimonio storico di così vasta e unica portata che potrebbe essere stato sottratto alla storia e deperito per sempre nell’umidità, e poi se del caso, persegua i giornalisti che hanno denunciato un reato commesso ai danni della cosa pubblica».

Nell’articolo di 5 mesi fa l’Editoriale contestava la tragica situazione degli archivi, «da ben sette anni ormai, alla mercé delle intemperie e delle infiltrazioni, oltre che di malintenzionati che abbiano voluto o vogliano metterci mano».

Nella denuncia del primo cittadino si adombrano illeciti penali, quali la violazione di domicilio e di dati sensibili. «Il giudice che sta svolgendo l’inchiesta», racconta Vespa, «ha ritenuto di sentire il giornalista che ha denunciato lo stato di abbandono di pubblici archivi e di documenti storici del Comune, piuttosto che aprire d’ufficio un fascicolo d’indagine a carico di colui o coloro che hanno commesso il reato di mancata tutela e conservazione di un bene pubblico, in cui giacciono dati sensibili di tutti. Cartacei fondamentali per l’identità degli aquilani, mai informatizzati, dunque le uniche e forse perdute copie disponibili, che un articolo ha dato una notizia di reato, evidentemente commessa da altri. Quella di Massimo Cialente è infatti un’autodenuncia, perché ammette di non aver conservato adeguatamente il nostro patrimonio documentale e comunque di aver dato la possibilità a chiunque di accedere a documenti sensibili, che lui si preoccupa, a sette anni dal sisma, siano stati violati da altri». 

Vespa è convinto che non sia stato commesso alcun reato: «noi sicuramente non ci troviamo in uno dei casi previsti dal codice penale. Cialente piuttosto o chi avrebbe dovuto averne cura, non è stato in grado di impedire che chiunque s’introducesse in quei luoghi permettendo di fatto, anche la sottrazione di documenti pubblici. Se mancasse qualcosa non può provarlo perché non esiste nessun tipo di catalogazione. Tra questi documenti esistono delibere di Giunta e di Consiglio, determine dirigenziali, atti pubblici di ogni tipo, l’anagrafe e del servizio di leva, lo stato civile dei cittadini d’inizio secolo scorso ed ancora progetti delle opere pubbliche più importanti realizzate in città, quali per esempio l’acquedotto del Chiarino, il ponte di Sant’Apollonia, il collettore di Collemaggio, il sistema fognario della città, il progetto del megaparcheggio e delle più importanti opere realizzare nei decenni passati».