L'AFFARE

Pasticcio vendita immobili Provincia Chieti, la clamorosa retromarcia

Stop alla vendita diretta ad Invimit. Disattesa anche delibera di Consiglio

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Pasticcio vendita immobili Provincia Chieti, la clamorosa retromarcia

CHIETI. La Provincia di Chieti ci ripensa e cambia improvvisamente rotta: niente più affidamento diretto per la vendita degli immobili. Dopo i festeggiamenti e le strombazzate ai quattro venti arriva la retromarcia in punta di piedi.

Come mai? Qualsiasi cosa sia successa una contestazione va mossa all’ente provinciale: non aver spiegato pubblicamente né messo per iscritto nei documenti pubblici il motivo di questa repentina manovra.

Ma cominciamo dall’inizio.

 Un mese fa il presidente Mario Pupillo aveva riunito la stampa locale per la lieta novella: conti salvi grazie alla vendita degli edifici che attualmente ospitano la prefettura, la questura e il tribunale alla società Invimit Sgr spa, controllata dal ministero dell’Economia e finanze.

Una buona notizia perché l’amministrazione provinciale avrebbe ricavato oltre 16 milioni di euro  pareggiando, così, il bilancio deficitario dell’ente in netto anticipo rispetto al piano di rientro decennale concordato con la Corte dei conti regionale due anni e mezzo fa. Una “buona notizia” inserita nel panorama più che fosco delle gestioni fallimentari che la Provincia ha subito negli scorsi anni e che hanno di fatto dilapidato le sostanze tanto da dover arrivare a svendere il patrimonio per tappare i buchi. A parte questo, secondo il presidente Pupillo la bella notizia della (s)vendita degli immobili doveva indurre a festeggiare.  

A fare la proposta -su invito della Provincia di Chieti- era stata proprio la Invimit che il 16 settembre scorso aveva fatto pervenire la propria offerta irrevocabile: 6,3 milioni di euro per il palazzo che ospita prefettura e questura e 9,8 milioni di euro per il tribunale  teatino. Una sorta di prendere o lasciare che non lasciava scampo sulla cifra da incassare. Tecnicamente la offerta si sarebbe perfezionata il 30 ottobre, giorno in cui l’affare si sarebbe concluso, se non che qualcuno ha fatto notare un piccolo particolare che era sfuggito drammaticamente a tutti…

Ieri PrimaDaNoi.it aveva messo in luce la ‘pericolosità’ di questa manovra in quanto con una contrattazione pressocchè diretta l’ente non avrebbe rispettato il suo regolamento ovvero la necessità di bandire una gara pubblica.

«Non è stato adottato», contestavamo nel nostro articolo, «il sistema del pubblico incanto (asta pubblica) necessaria quando il potenziale interesse all'acquisto del bene offerto, per la natura del bene stesso, la sua potenziale utilizzazione e o il valore venale è riconducibile ad un mercato vasto a livello nazionale o internazionale e, in ogni caso, quando il valore del bene e uguale o superiore a 200.000 Euro, al netto delle spese. Inoltre non sarebbero stati pubblicati gli avvisi di vendita come prevede la legge all'albo pretorio della Provincia per almeno trenta giorni; sul sito internet della Provincia per almeno trenta giorni; sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo; per estratto, su uno o più quotidiani a diffusione locale, ‘qualora l'importo a base d'asta sia almeno pari a 200.000 Euro’, come dice il regolamento».

Nessuna replica ufficiale della Provincia che però proprio ieri ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un Bando di vendita immobiliare. E che cosa vende?

I palazzi che Pupillo aveva già dato per venduti alla Invimit con tanto di salvataggio dei conti della Provincia.

PASTICCIO BUROCRATICO CON INCOERENZA POLITICA

Che cosa è successo? Di sicuro un pasticcio in grande stile ed una leggerezza da principianti che sono inciampati sulla classica buccia di banana magari per l’eccessiva fretta. Nessuna reazione nemmeno dall’opposizione che evidentemente non si è accorta.

Insomma con la pubblicazione del bando di ieri viene cassato in un attimo quanto sbandierato ai quattro venti dal presidente.

 Nelle premesse del bando –incredibilmente- non viene nemmeno spiegato cosa si sia incagliato o se questo sia solo un passo intermedio prima di poter procedere alla vendita diretta alla partecipata del ministero (la proposta di acquisto però scade il 30 ottobre mentre il bando in questione scade il 9 novembre).

Ancora più grave è il fatto che nel consiglio del 29 settembre 2015 l’intera assemblea si è espressa favorevolmente alla cessione degli immobili provinciali.

E qui da burocratico, il mega pasticcio,  diventa istituzionale perché il supremo organo politico dell’Ente (il Consiglio) ha deliberato la sua volontà che poi è stata invece disattesa dal dirigente che ha autorizzato la gara pubblica facendo saltare l’affidamento ad Invimit.

E nella delibera si legge che si ritiene di poter accogliere tale proposta tenuto conto delle seguenti considerazioni:

- La Società acquirente è interamente partecipata dal MEF;

- Il prezzo offerto appare in linea con l’attuale andamento del mercato immobiliare;

- La valutazione dello stesso è stata effettuata da esperti indipendenti, nominati secondo le procedure imposte alla Società acquirente dal MEF;

- La procedura di vendita è espressamente prevista in disposizioni appositamente dettate per la cessione del patrimonio immobiliare delle Province;

- Il ricavato della vendita consentirà all’Ente di chiudere anticipatamente la procedura di riequilibrio, mediante l’assorbimento dell’intero importo del disavanzo di amministrazione risultante dal rendiconto della gestione 2014, come sopra precisato, in complessivi € =13.007.565,18=;

Insomma da una parte abbiamo presidente e Coniglio di Provincia che si avviano e danno per buona una strada dimenticando però un regolamento proprio e, dall’altra, abbiamo un dirigente che prova a raddrizzare la situazione ma si trova costretto a smentire clamorosamente gli organi politici.

Ora la gara, come detto, è aperta a tutti e i prezzi a base d’asta sono proprio quelli, centesimi compresi, che aveva offerto l’immobiliare Invimit ( 6.301.944 euro e  9.889.986 euro ). Arriveranno offerte? Che fine ha fatto la proposta irrevocabile che era stata presentata come cosa fatta alla stampa?

La logica ci viene in soccorso e ci permette di dire che se arriveranno proposte queste saranno di sicuro superiori alla base d’asta, il che consentirà alla Provincia di guadagnare di più rispetto all’ipotizzato affidamento diretto.

«Saranno prese in considerazione», si legge nel bando, «solo le offerte con l’indicazione di un prezzo superiore a quello stabilito come base d’asta».

Nel bando di gara si cita anche una determina dirigenziale dei giorni scorsi: impossibile capirne di più perché il documento non è presente nell’albo pretorio on line nonostante sia ormai di 3 giorni fa.

Ma questo è solo l’ultimo mistero nel mistero.

E se è questo il livello di attenzione in una operazione importante come questa, allora c’è da stare più attenti.  

Provincia Chieti Vendita Immobili Doc_1767133_dg_0