DEMOLIZIONE E RESPONSABILITA'

Processo Bussi: i Pm depositano ricorso in Cassazione

Si chiede l’annullamento della sentenza contestata e anticipata

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

368

Processo Bussi: i Pm depositano ricorso in Cassazione

Bellelli e Mantini

 

ABRUZZO. A quasi un anno dalla sentenza emessa il 19 dicembre 2014 dalla Corte d'Assise di Chieti riguardante la mega discarica di rifiuti tossici, rinvenuta nel marzo 2007, a Bussi sul Tirino, e a poco piu' di otto mesi dal deposito delle motivazioni, verra' trasmesso oggi alla Suprema Corte di Cassazione l'intero e corposo fascicolo riguardante il procedimento.

Il lungo tempo trascorso e' dovuto alle questioni legate ai complessi adempimenti di cancelleria post dibattimento. In primo grado la vicenda per i 19 imputati (tutti ex dirigenti e tecnici in vario modo legati a Montedison), per i quali i pubblici ministeri di Pescara, Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, avevano chiesto condanne che andavano tra i 12 anni e 8 mesi e i 4 anni, si e' conclusa con l'assoluzione perche' il fatto non sussiste dal reato di avvelenamento delle acque, mentre per il disastro ambientale derubricato da doloso in colposo e' stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

Si tratta di una sentenza molto discussa in quanto sarebbe stata anticipata a personaggi istituzionali mentre è emersa una denuncia di alcuni giudici popolari che hanno dichiarato di essere stati in qualche modo non sereni nella decisione. Dalle denunce e dagli articoli di stampa è poi nata una inchiesta presso la procura di Campobasso che ha aperto una inchiesta e ascoltato numerose persone informate sui fatti.   

Per quanto riguarda il ricorso dei pm, depositato nei termini di legge, per chiedere l'annullamento con rinvio della sentenza riguarda tutti gli imputati, tranne Maurizio Piazzardi per cui l'accusa in primo grado aveva chiesto l'assoluzione.

 La Procura con i pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini hanno deciso di saltare la Corte d’Appello de L’Aquila e presentare ricorso direttamente per Cassazione. Il tentativo è quello di far annullare la sentenza di primo grado dai giudici di Cassazione analizzando esclusivamente i motivi formali senza entrare nel merito delle prove analizzate già in primo grado con il rito abbreviato.
Il ricorso è un durissimo ricorso contro la sentenza e secondo la Procura della Repubblica di Pescara i giudici della Corte d’Assise di Chieti avrebbero sbagliato persino i calcoli della prescrizione del reato di disastro colposo e concludono il loro ricorso con un frase inequivocabile: «il calcolo della prescrizione effettuato dalla Corte Chietina, pertanto, è evidentemente affetto da errore nell' applicazione della legge penale».
Secondo la procura la Corte «incorre in un chiaro errore di applicazione della legge penale nella determinazione del momento consumativo del reato, rilevante per il calcolo del dies a qua della prescrizione».
«La Corte», si legge ancora nel ricorso, «pone alla base della propria decisione di derubricazione dell'accusa, da dolosa a colposa, una tesi giuridica (l'essenzialita' del dolo propriamente intenzionale per l'integrazione del delitto di disastro) senza alcuno sforzo argomentativo. E cio' fa in maniera del tutto apodittica, appunto avulsa da puntuali riferimenti normativi o giurisprudenziali».

Il prossimo 27 ottobre a Pescara invce continua il processo denominato Bussi bis.

Il processo e' un troncone di quello principale. Gli imputati sono: Giorgio D'Ambrosio, all'epoca dei fatti presidente dell'Ato; Bruno Catena, all'epoca presidente dell'Aca Spa; Bartolomeo Di Giovanni, come direttore generale dell'Aca; Lorenzo Livello, in qualita' di direttore tecnico dell'Aca Spa e Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara. Tra le parti civili ammesse figurano: il Ministero della Salute, la Regione Abruzzo, l'Aca, i Comuni di Pescara, Castiglione a Casauria, Manoppello, il WWF e l'Anpana (Associazione Protezione Animali Natura Ambiente).

Nell’udienza sono previste alcune deposizioni e testimonianze anche dei relatori dell’Istituto Superiore di Sanità che hanno stilato lo studio sull’inquinamento delle acque poi finito nel processo principale.