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Alessandrini mentì, davanti al pm confessa: «firmai ordinanza e poi retrodatammo»

Colpo di scena nella telenovela estive dell’inquinamento del mare. Il sindaco ad un passo dalle dimissioni

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Alessandrini mentì, davanti al pm confessa: «firmai ordinanza e poi retrodatammo»

PESCARA. Ci si può suicidare due volte? A scrutare la vicenda politica pescarese sembrerebbe proprio di sì. Infatti nel giro di pochi giorni il sindaco Marco Alessandrini è riuscito a suicidarsi politicamente per la seconda volta. E persino quando con grande coraggio ammette i propri torti e le proprie bugie non riesce a limitare al massimo i danni ma li amplifica.

Sta di fatto che oggi si viene a sapere che il sindaco Alessandrini, ascoltato dal pm Anna Rita Mantini alcuni giorni fa ma prima del famoso e travagliato consiglio comunale aveva ammesso -seppure in due tappe e dopo una notte di consigli- le proprie responsabilità.

Cioè davanti al pm in seconda battuta, su consiglio della stessa procura, ha chiarito di aver firmato l’ordinanza di divieto di balneazione il 3 agosto e poi è stata retrodatata.

Ma questo è stato  un piano –come si è sempre saputo- ordito da più teste in pieno accordo.

Dunque davvero l’ordinanza di divieto di balneazione fu firmata in ritardo nonostante le notizie dell’Aca furono tempestive e arrivarono in Comune il 31 luglio in seguito alla rottura della condotta di via Raiale.

In quell’occasione vennero sversati 30mila metri cubi di liquami a mare mentre i bagnanti ignari si godevano l’estate.

Sebbene in ritardo il primo cittadino di Pescara cambia, dunque, la sua linea difensiva e -stretto dalle intercettazioni telefoniche carpite dalla Squadra Mobile che pare siano inattaccabili- non ha potuto che ammettere l’errore, lo sbaglio, la svista ed il tentativo conseguente di rimediare raccontando bugie.

Non si capisce tuttavia per quale ragione Alessandrini poi in consiglio comunale un paio di giorni dopo la confessione abbia deciso di mantenere la linea pubblica di sempre (quella raccontata nelle tante interviste) persino attaccando gli avversari politici con inusuale arroganza e veemenza.

In quella occasione il centrodestra e Carlo Masci rivolsero chiaramente la domanda al primo cittadino sulla sua condotta ma Alessandrini decise di non rispondere.

La cosa grave è che comunque il sindaco ha raccontato il falso anche in consessi ufficiali come le commissioni di inchiesta comunali e regionali sviando così di fatto la ricerca della verità.

 Ancora colpa dei consiglieri del primo cittadino che gli hanno prospettato la strada sbagliata?

Colpa delle pressioni arrivate dall’alto a mantenere un certo comportamento? Colpa dei dissidi interni che pure pare vi siano nella giunta di centrosinistra?

Anche questo tipo di mossa andava gestita in maniera diversa più trasparente e genuina, così sarà ancora più difficile continuare ad ammantarsi di quell’aura di “uomo nuovo”. Ora Alessandrini ha mentito reiteratamente e questa cosa è la più grave che possa accadere ad un politico, forse anche più di rubare.

E con Alessandrini sprofondano anche il vicesindaco Enzo Del Vecchio indagato come il sindaco e Tommaso Vespasiano il dirigente del settore competente del Comune.

E c’è chi sostiene che nell’entourage di Palazzo di città si stia anche pensando alle dimissioni, in questo caso per cercare di arginare danni e conseguenze al centrosinistra e chiudere in fretta questa vicenda che altrimenti potrebbe diventare insostenibile per il Pd.

«DIMISSIONI SUBITO»

Il caso in  queste ore sta facendo insorgere le opposizioni. Da più parti la richiesta di dimissioni. Ma cosa farà il sindaco?

«A questo punto la permanenza del sindaco Alessandrini nella sua carica di primo cittadino è divenuta incompatibile con Pescara», è certo il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri.

«Dopo tutte le bugie sull’emergenza balneazione raccontate per tre mesi ai cittadini di Pescara, alle Istituzioni, dopo i tentativi di confondere le acque, di mascherare la realtà, di nascondere la verità, è arrivata la ciliegina sulla torta, ossia il tentativo di ‘contraffare’ la realtà dei fatti anche dinanzi al Magistrato, sino a essere smascherato non da un moto della coscienza, ma da un’intercettazione telefonica, che praticamente lo ha costretto a rivelare il giochino, ossia che l’ordinanza di divieto di balneazione non è mai stata redatta il primo agosto, come ha sempre sostenuto, ma il 3 agosto ed è stata retrodatata al primo agosto per zittire le polemiche e la politica. Oggi mi chiedo, in tutta franchezza, con quale coraggio il sindaco si sia presentato in aula nel corso della seduta dedicata all’emergenza balneazione per recitare, con superbia e arroganza, la sua requisitoria. Oggi si deve dimettere, senza ulteriori tentennamenti».

Intanto il Movimento 5 Stelle si mobilita, lancia l’hashtag #occupycomune e per domani mattina annuncia un sit in davanti a palazzo di città per chiedere la cacciata del primo cittadino.

«Un sindaco bugiardo è un sindaco che se ne deve andare a casa», scrive su Facebook Andrea Colletti. «Alessandrini ha detto la verità solo ora perché costretto dall'emergere delle intercettazioni. Ora se non vuole macchiare ulteriormente l'onore del suo cognome, ha solo un atto da fare, presentare le sue dimissioni, subito ed irrevocabilmente».