IL PROCESSO

Truffa del terremoto, chiesti 8 anni di carcere per 4 tecnici

Firmarono perizie che la procura ritiene ‘taroccate’

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SIMOGRAFO TERREMOTI

CONTROGUERRA. È un pena a complessivi 8 anni e dieci mesi quella chiesta ieri pomeriggio dal pm Stefano Giovagnoni per i 4 tecnici finiti a processo per la presunta truffa del terremoto a Controguerra. Processo giunto ormai alle ultime battute (con la sentenza prevista per dicembre) e che vede alla sbarra con l'accusa di tentata truffa i geometri Domenico Grilli e Francesco Silvi, per i quali la Procura ha chiesto una condanna a due anni ciascuno, e gli architetti Pasquale Di Biagio e Marco D'Annuntiis, per i quali il sostituto procuratore ha chiesto rispettivamente la condanna a due anni e otto mesi a due anni e due mesi.

Le indagini che hanno portato i 4 a processo risalgono ad alcuni anni fa, con i professionisti finiti alla sbarra per aver firmato perizie asseverate che attestavano il nesso di causalità tra il sisma del 6 aprile 2009 e le lesioni riscontrate su alcune abitazioni.

Lesioni che secondo l'accusa erano preesistenti al sisma. Dopo le richieste del pm il processo è stato aggiornato per le arringhe difensive.

L’inchiesta riguarda abitazioni ed edifici del centro storico di Controguerra che avrebbero subito danni dal sisma e per i quali era stata chiesta la possibilità di accesso ai fondi post terremoto messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti. In alcuni casi i soldi sarebbero stati concessi ma, sostiene la Procura, quei danni erano antecedenti al terremoto. In pratica, per il pm Giovagnoni, le perizie stilate dai tecnici attestavano il falso: lesioni, tetti sfondati, pareti pericolanti non erano collegati o collegabili al sisma dell’aprile 2009, ma risalenti ad epoche precedenti.

Tra i testi ascoltati nelle scorse settimane dal giudice Massimo Biscardi c'è stato anche chi ha disconosciuto alcune delle foto allegate alla relativa perizia, sostenendo che non fossero relative alla sua abitazione. Altri proprietari hanno poi sostenuto come molte delle case incriminate fossero vecchie e fatiscenti e come, in alcuni casi, il terremoto avrebbe semplicemente aggravato lesioni preesistenti. Dichiarazioni che hanno segnato un altro punto a favore dell’accusa, per la quale tra l'altro gli stessi proprietari altro non sarebbero stati che ignare vittime di un sistema di false perizie asseverate messo in piedi dai quattro professionisti finiti a processo con l'accusa di tentata truffa.

Le abitazioni finite sotto la lente d'ingrandimento della procura durante le indagini erano molte di più, ma in alcuni casi essendo già stati effettuati i lavori sarebbe stato impossibile, per il consulente dell'accusa, stabilire se le presunte lesioni certificate dalle perizie asseverate fossero state o meno causate dal sisma.