LAVATA DI CAPO

Parrucchiera d’Oro, «nessuna diffamazione» ma lo spreco rimane senza responsabili

La vicenda degli affitti dei locali e della formazione avviata dalla Provincia di Pescara

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1748

Parrucchiera d’Oro, «nessuna diffamazione» ma lo spreco rimane senza responsabili

PESCARA.   «Nessuna diffamazione. Articolo redatto sulla base di molteplici documenti e di fonti riservate. Dalla lettura non emerge né la valenza diffamatoria né la sussistenza di un intento diffamatorio da parte dell’imputato». Ed inoltre: «Sussiste anche il requisito dell’utilità sociale in quanto l’articolo concerne l’utilizzo di denaro pubblico da parte di un ente pubblico, la Provincia di Pescara, mentre la veridicità della notizia può essere desunta dai molteplici documenti emessi dalla dirigente del settore Politiche del Lavoro  e formazione professionale attiva».

Nessun rilevo sulla  continenza, cioè nessuna offesa, allocuzione o parole denigratoria è stata inserita nello scritto per cui si può stabilire che «lo scritto non si risolve in una aggressione gratuita alla sfera morale altrui».

La sentenza della Corte d’Appello, emessa dai giudici Luigi Catelli, Maria Gabriella Tascone, Armando De Aloysio è chiara quanto semplice e ribalta totalmente e per certi versi bacchetta quella emessa in primo grado dal tribunale civile di Chieti, sezione di Ortona, che aveva condannato per diffamazione il direttore di PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi, ad una multa di 500 euro e a danni calcolati complessivamente in 5mila euro. 

Dunque lo stesso articolo, due giudici e due sentenze opposte: è una storia giudiziaria che si trascina dal 2010 e segue una serie di articoli e approfondimenti di PrimaDaNoi.it sull’affitto di alcuni locali all’interno delle attività commerciali della cosiddetta “Parrucchiera d’oro”, Rosanna Paolini, titolare della società Excelsior, affitto pagato dalla Provincia di Pescara per farvi svolgere attività di formazione professionale. Il problema era che la stessa Provincia aveva numerosi locali non utilizzati e abbandonati e dunque in ipotesi si poteva configurare un danno erariale per una spesa che si poteva evitare. 

Una vicenda che tra l’altro ha avuto più conferme, tanto che dopo l’uscita di scena della amministrazione guidata da Giuseppe De Dominicis, la Provincia, stretta nella morsa della spending review, è stata costretta ad ammettere che in effetti i proprio quei locali si potevano utilizzare e si poteva revocare l’affitto alla parrucchiera.

In primo grado PrimaDaNoi.it venne condannata per aver scritto che Paolini era «vicino alla Provincia» e «di casa» poiché l’imprenditrice aveva contatti frequenti con molti dirigenti dell’ente ed anche con quella che di anno in anno rinnovava la convenzione e che in alcune occasioni era stata vista anche nel negozio della stessa imprenditrice.

Tutte cose che avevamo saputo attraverso un incrocio di alcune fonti ma che all’epoca non avevamo potuto scrivere e non sapendo che contemporaneamente anche la Squadra Mobile stava indagando per presunta corruzione.

Quell’indagine, però, nonostante fossero emerse alcune incongruenze nella contabilità dei negozi della Paolini e nonostante che la Squadra Mobile avesse chiesto di poter approfondire ulteriormente la vicenda, venne archiviata dalla procura di Pescara.

Dunque a distanza di anni sulla vicenda rimangono un sospetto di presunta corruzione non approfondito,  più inchieste archiviate, la spesa dell’affitto che potevasi evitare, un processo di diffamazione intentato contro chi da solo ha fatto emergere questa vicenda subendo di fatto una accusa infondata e forse anche un po’ strumentale.

PrimaDaNoi.it è stato difeso dagli avvocati Massimo Franceschelli e Mirko Luciani.