CONSEGUENZE

Uda. Fondo accessorio, la nuova mossa per salvare i dipendenti: “colpa grave dell'Ateneo”

Si vuole evitare che le responsabilità ricadano sui lavoratori

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CHIETI. Il sindacato Cisapuni torna sullo spinoso caso del fondo accessorio che agita il giorno e le notti dell'Ateneo D'Annunzio.

L'intenzione è quella di risolvere il caso in maniera duplice: il ripristino del fondo e il blocco di eventuali restituzioni.

La capienza del fondo accessorio, spiegano i rappresentanti Alessio Peca e Marco Costantini, è legato all’entità del fondo del 2004 ridotto del 10%. Al momento nessun tipo di intervento politico degli organi di vertice, come la decisione del Cda di incrementare questo fondo legandolo ai servizi introdotti e alla ristrutturazione degli uffici, o di qualsiasi politico può far venir meno questo vincolo che è stabilito in una legge dello stato alla quale non si può derogare.

“Non sappiamo a quanto ammonta il fondo del 2004”, spiegano Peca e Costantini, “perché dai documenti non si evince, quindi attendiamo comunicazioni in merito da parte dell’Amministrazione”.

Sulla restituzione delle somme erogate in eccesso, invece, se recupero ci sarà, assicura il sindacato, non avverrà sui singoli dipendenti ma, come stabilisce la legge 165/2001, verrà imputato sui fondi degli anni successivi, nessun esborso economico da parte dei dipendenti dunque, ma soltanto una possibile minore entità del fondo da distribuire.

Nonostante un richiamo del Mef in passato l'Ateneo ha continuato ad erogare il trattamento accessorio, passando per accordi sindacali.

Non sanando il rilievo, fanno notare Peca e Costantini, l'Ateneo ha determinato un comportamento di inerzia, e come bene risaputo, l’inerzia della pubblica amministrazione non può essere addebitata al dipendente, dette più semplicemente, l’inerzia degli organi dell’Ateneo non può danneggiare il proprio dipendente. Si prefigura addirittura un’ ipotesi di colpa grave che farebbe scattare responsabilità a carico degli organi di Ateneo.

C’è un altro documento, poi, dal quale i sindacati prenderanno spunto per basare la difesa, ossia l’allegato 5 inviato dall’Amministrazione, nel quale il Direttore Generale, scrivendo al Mef, afferma che: “l’Università potrebbe richiedere le somme erogate solo se, a suo tempo, avesse rinunciato del tutto o in parte alle prestazioni accessorie dei dipendenti, ma dato che tali prestazioni sono rimaste invariate verrebbe meno il principio della proporzionalità fra la quantità e la qualità di lavoro prestato, come stabilito dall’art. 36 della Costituzione”.

Queste argomentazioni, insieme ad una serie di altri atti e documenti sono stati oggetto di discussione fra il Cisapuni e l’avvocato che ha seguito, per il sindacato, la questione del fondo accessorio per l’Università di Siena. Dopo avere sviscerato in maniera preliminare questi fattori, aver fatto una serie di accessi agli atti per reperire alcuni documenti che potrebbero fare al caso, il sindacato è giunto alla conclusione che adirà per vie legali al fine di ristabilire l’erogazione del fondo accessorio nella misura dell’erogato fino al mese di luglio 2014.

Ma si tenterà anche di scongiurare la restituzione dell’erogato in eccesso, secondo i calcoli del MEF. “Facendo leva sui rilievi ispettivi del MEF del 2003, punteremo per far emergere la colpa grave dell’Amministrazione in modo da tenere i dipendenti fuori da qualsiasi responsabilità e conseguenza, riservandoci di valutare anche la possibilità di chiedere un risarcimento per i danni subiti”.