CONDOTTA FALLATA

Alessandrini indagato fuori tempo e nessuno spiega cosa è accaduto davvero

Destra e 5 stelle ne chiedono le dimissioni ma lui resta al suo posto. Pesantissima l’ombra delle bugie

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Alessandrini indagato fuori tempo e nessuno spiega cosa è accaduto davvero

Marco Alessandrini

PESCARA. Il tempismo non è il suo forte. Così Alessandrini dopo 48 ore dal Consiglio comunale straordinario sulla mancata pubblicazione della ordinanza di divieto di balneazione decide di “spontaneamente” di confermare che anche lui è indagato nell’inchiesta della procura di Pescara.

Avrebbe potuto farlo benissimo in un consesso istituzionale ed ufficiale come il Consiglio comunale -tra l’altro gremito di cittadini-  ma evidentemente chi consiglia il primo cittadino non è apparso così lungimirante preferendo impostare la difesa con una invettiva scritta esclusivamente politica.

Poi 48 ore dopo la mezza verità anticipata via Facebook: «la scorsa settimana mi sono presentato spontaneamente dinanzi ai Procuratori che si occupano della vicenda “balneazione”. Averlo fatto con l'assistenza del legale di fiducia ha determinato, per ragioni procedurali, la mia iscrizione nel registro degli indagati. Tutto questo certo non mi piace, ma sono fiducioso di aver fornito ogni idoneo chiarimento e una leale collaborazione per una rapida definizione della vicenda. Senza paura».

La “versione” di Alessandrini è ancora “politica” e non sembra rendersi conto che invece ora c’è un universo parallelo giudiziario che potrebbe prendere il sopravvento e quanto meno da tenere conto.

In Consiglio comunale ha prevalso il bisogno di tacere. Due giorni dopo non più.

E nemmeno la spontaneità è la peculiarità di Alessandrini visto che ormai la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati era già emersa con forza anche grazie alla iniziativa del vice sindaco Enzo Del Vecchio che venerdì ha confermato di essere indagato anche lui.

A quel punto risultavano ufficialmente indagati il dirigente comunale di settore, Tommaso Vespasiano, e il vicesindaco che non era a Pescara i primi di agosto quando il pasticciaccio brutto è stato ideato da qualcuno. A quel punto più che l’indignazione rischiava di avere il sopravvento il ridicolo, per cui l’uscita allo scoperto è stata l’unica scelta possibile per il sindaco che ha illustrato una realtà che parrebbe far intendere la sua totale estraneità dai fatti contestati. E per inciso non ha alcuna intenzione di dimettersi.

A proposito dei fatti contestati sono ufficialmente ancora ignoti e nessuno degli amministratori, indagati e non, ha sentito il bisogno di una presa di coscienza e di anticipare i tempi (magari imparando dagli errori del recentissimo passato…). Insomma anche in questo caso non sembra che potremmo conoscere la verità dai politici.

Le uniche cose che si sanno ad oggi è che la procura indaga per falso ideologico, che significa retrodatazione della ordinanza scritta il 3 agosto e datata poi 1 agosto il giorno in cui doveva essere emessa pechè l’Aca aveva comunicato la rottura della condotta di via Raiale.

Chi ha ideato il piano di azione? Quale collaboratore astutissimo ha pensato di scrivere l’ordinanza dopo e poi cambiargli la data? Ma soprattutto quale astutissima mente ha suggerito al sindaco la motivazione per giustificare la mancata pubblicazione del divieto di balneazione «perché tanto i valori sarebbero migliorati»?

E’ soprattutto questa motivazione il fulcro di questa incredibile vicenda perché proprio questa motivazione in sé intrappola un possibile reato poiché la legge impone un obbligo senza deroghe (la pubblicazione) non dice che le ordinanze possono essere non pubblicate se… 

Una motivazione incredibile soprattutto da propalare ai quattro venti e nelle interviste come se nulla fosse.

Dunque ora le alternative sono due: sindaco e compagnia dicono il vero, un errore quantomeno (reato o meno) è stato compiuto, la procura si sbaglia e dovrà chiedere scusa per i dubbi gettati sulla onorabilità degli indagati; oppure sindaco e vice mentono, hanno sempre mentito, hanno quantomeno eseguito (se non ideato) il pieno di azione per porre rimedio ad una loro mancanza e questo gli creerà ulteriori problemi.

Quale sia la verità è difficile dirlo al momento, ora che tutti tacciono ma ben presto le cose saranno più chiare e da quello che si capisce non ci sarà spazio per altri dubbi: la procura ha già in mano atti e intercettazioni molto chiare che da sole basterebbero ad una incriminazione pesante ma ora si attendono le perizie sui computer che potrebbero chiudere definitivamente la partita. E poi ci sono le dichiarazioni pubbliche degli indagati e quelle ancora segrete rese davanti alla Squadra Mobile che costituiranno un ulteriore tassello del mosaico.

Questa piccola inchiesta penale potrebbe di fatto trasformarsi in uno tsunami politico per le implicazioni difficilmente arginabili e per come tutta la vicenda è stata condotta dai principali attori politici e in quale considerazione hanno l’obbligo di non mentire.

DIMISSIONI IN CORO

E la vicenda per ora rimane più politica e Lorenzo Sospiri, Forza Italia, pur in presenza di possibili bugie reiterate delle massime autorità cittadine, fa appello alla “coerenza di Alessandrini” e ne chiede le dimissioni.

«Marco Alessandrini nel gennaio 2013 sottoscrisse e difese in aula la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Albore Mascia per l’insabbiamento del porto canale, una vicenda sulla quale, in quel caso sì, il sindaco non aveva competenze. Ma l’allora consigliere Alessandrini, e l’allora consigliere Enzo Del Vecchio, oggi vicesindaco, anche lui indagato per l’emergenza balneazione, non sentirono ragioni e discussero per ore in aula sul dovere di mandare a casa il sindaco Albore Mascia tentando il colpo di mano, poi miseramente fallito».

«E lo stesso sindaco Alessandrini, in maniera sbalorditiva, e mostrando un’arroganza inaudita, si autoassolve, elencando, peraltro, le opere che sostiene di aver avviato per la bonifica del fiume e per intercettare gli scarichi abusivi: e allora è giusto ricordare al sindaco ‘smemorato’, che continua ad attribuirsi meriti che non ha, che le opere come il DK15, ossia la realizzazione dei nuovi collettori sulle golene nord e sud, o in via del Circuito, così come le opere sul depuratore, sono state pensate, progettate e finanziate dal governo di centrodestra».

«E’ finita la credibilità di un Sindaco e di coloro che lo circondano», dicono invece i consiglieri M5s, «è finita la fiducia in un sistema di partiti, quello della sinistra, in cui non esistono voci fuori dal coro, in cui nessuno ha avuto il coraggio o forse meglio la dignità, di alzare la voce e chiedere di sapere la verità. Una verità attorno a cui, invece, il primo cittadino e tutti i suoi adepti hanno costruito un castello fatto di scuse e “scaricabarili” in base al quale non esisterebbero responsabilità, mancanze e forse neppure il problema».

«Abbiamo assistito in Consiglio» continuano «ad un sindaco spavaldo che leggeva sprezzante la propria arringa difensiva, passando in rassegna molti argomentazioni tranne una, la più importante: quando effettivamente ha scritto e protocollato la famosa ordinanza di divieto».

«Ma oggi questo “gioco del silenzio” deve finire» ribadiscono i Consiglieri «Pescara è immobilizzata, quasi paralizzata, da mesi, per l’inefficienza e l’inadeguatezza degli attuali vertici di comando. Ripicche partitiche, ricatti politici, beghe e restituzioni elettorali sono le caratteristiche di un centro sinistra che per un anno e mezzo ha fatto solo danni a questa città e tace sul nodo fondamentale di tutta questa vicenda: la data dell’ordinanza».