LA PROTESTA

Rosciano. Impianto di compostaggio vicino al torrente esondato: 700 firme per dire no

Cittadini preoccupati: «perché il Comune non blocca tutto?»

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Rosciano. Impianto  di compostaggio vicino al torrente esondato: 700 firme per dire no

L'area interessata

ROSCIANO. Cittadini indignati a Rosciano perché l’amministrazione comunale di Rosciano, paese di 4.000 abitanti, starebbe dando  il via libera,  senza informare i residenti, per l’ installazione di un impianto di compostaggio aerobico di 300 tonnellate al giorno, ad una società, la ENER.COM. UMWELT Srl il cui capitale sociale è di 3.000 € e l’amministratore unico ha una condanna di primo grado.

I cittadini contrari a questa operazione hanno formato un comitato spontaneo e volontario: in 5 giorni hanno raccolto 700 firme per opporsi al progetto.

L’impianto di compostaggio tratterà complessivamente 25.000 tonnellate all’anno tra Forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), fanghi da depurazione e frazione strutturante.

Intanto proprio ieri l’amministrazione comunale ha organizzato un incontro  presso un ristorante del paese per informare i cittadini scontenti comunque di questa mossa che sarebbe arrivata, secondo loro, troppo tardi.

TANTI DUBBI

Il comitato ha presentato una lunga serie di osservazioni con la quale dice no al progetto. Negli anni Villa Oliveti è stata una frazione in continua evoluzione demografica ed in forte espansione. Secondo i residenti la vicinanza (meno di 500 metri dal centro abitato) dell’insediamento creerà deprezzamento del valore degli immobili.  Inoltre il comune è noto per la produzione di vino biologico e olio extravergine (il paese è denominato ‘terra del gusto e di cultura’) e il timore è che le attività legate al comparto agricolo e agrituristico vedrebbero vanificati gli sforzi di tanti anni.

Tra le altre i cittadini cose ricordano che l’area (26.620 mq destinata ad uso agricolo) è soggetta a vincoli di distanze e territoriali e dovranno essere richieste valutazioni e pareri a Regione, Provincia, Comune (per il parere urbanistico), Arta (per il parere sulle valutazioni di scarico in acque superficiali e in atmosfera), Terna (per i vincoli di edificabilità dovuti alla presenza di un traliccio per la distribuzione di energia elettrica ed alta tensione).

IL TORRENTE NORA

Il comitato fa notare anche che l’interpretazione della mappa dei vincoli del prg in vigore, che parla di una fascia di rispetto pari a 50 metri dal torrente Nora, non è conforme a quanto disposto dalla legge che impone invece una distanza dalle sponde, o da eventuali piedi degli argini dei fiumi e dei torrenti, per 150 metri.

Un problema non secondario anche perché in occasione degli eventi alluvionali passati il torrente Nora ha esondato a tal punto da costituire possibili vincoli di edificabilità nella zona.

Un’altra perplessità è inerente le planimetrie di progetto che evidenziano che parte dei capannoni dell’impianto è posta sotto i conduttori dell’elettrodotto presente sul posto.

«Non si comprende come questo sia possibile dato che esistono diritti di servitù, acquisiti dal gestore Terna, e dunque all’interno di questa proiezione in pianta e sopra e sotto gli elettrodotti non è possibile insediare nessuna tipologia di edificio.

Inoltre il punto previsto per il conferimento del materiale organico di natura lignea cellulosica (7500 tonnellate all’anno), derivato da potature di parchi e giardini o da lavorazioni agricole, si trova sotto la linea aerea di trasporto di energia elettrica di alta tensione per cui i cittadini chiedono se ciò rispetti le previste distanze di sicurezza ai fini della prevenzione e protezione antincendio dell’asse dell’elettrodotto.

Un altro dubbio avanzato nelle osservazioni: come è possibile determinare a priori che la permanenza degli operatori coinvolti nel ciclo di trattamento non sarà superiore alle 4 ore di esposizione a campi di inquinamento elettromagnetico ambientale, dannosi per la salute umana, visto che i turni di lavoro saranno articolati con una durata di 6 ore?

LA VIABILITA’

E anche la viabilità crea perplessità: attualmente, infatti, la via (lunga circa 1 km) che dalla provinciale 20 permette di accedere al sito, è costituita per i primi 500 metri, da una stradina rurale asfaltata (denominata via Nora) che non consente il doppio senso di marcia dei mezzi che dovranno percorrerla.

Nel tratto finale (altri 500 metri) la strada è una mulattiera con una carreggiata lunga poco più di 2 metri, costeggiata da due file di querce secolari. Inoltre il versante sud della mulattiera è sovrastata da una scarpata alta circa 25 metri con pendenza del 30% interessata da fenomeni erosivi.

Ma non è finita: «la SP20 in corrispondenza del confine tra il comune di Cepagatti e quello di Rosciano», annotano i cittadini, «presenta un tratto in pendenza con una serie di doppie curve con pendenze trasversali ed esposizione a nord e, quindi, soggette a formazione di ghiaccio sul manto stradale; tale fenomeno così rappresentato costituisce già  un serio pericolo alla viabilità ed alla circolazione nel doppio senso di marcia aggravato dalla presenza dei mezzi pesanti che la percorrono o la percorreranno».

Preoccupazione anche per la zona abitata che sarà «pesantemente interessata dal carico di traffico dei mezzi in transito».

ESALAZIONI DI AMMONIACA E PERCOLATO

La zona è interessata da una forte espansione demografica composta da nuclei residenziali e piccole attività commerciali. Si temono le esalazioni di ammoniaca e percolato, emissioni in atmosfera del ciclo di lavorazione, proliferazione di insetti e batteri presenti nei fanghi di depurazione che saranno conferiti per il trattamento.  Anche perché la casa più vicina è a 250 metri in linea d’aria dal sito.

I cittadini si domandano come mai tutte queste criticità non siano state rilevate dal responsabile tecnico comunale nella sua relazione e come sia potuto arrivare il via libera da parte del Consiglio comunale senza obiezioni.

«Non comprendiamo i benefici effettivi per la collettività in termini ambientali ed economici visto che la qualità della vita sarebbe fortemente compromessa», denunciano dal comitato.

I DUBBI SULLA SOCIETA’

Infine i dubbi sulla società. Nelle osservazioni si chiede come faccia il Comune a non essere diffidente «verso una società il cui amministratore, Maurizio Sante Minichilli, è stato condannato in primo grado per traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni della Regione Abruzzo e frode processuale».

Il procedimento penale è quello che ha visto soccombere in primo grado anche l'imprenditore Walter Bellia, Minichilli stesso in qualità di consulente legale Seab, Giuseppe Chiavaroli, addetto commerciale Seab e il fratello di Bellia, Angelo Fabrizio. 

Il meccanismo truffaldino consisteva nell'acquisire rifiuti pericolosi, in particolare dalla Sicilia e dal Petrolchimico di Gela, oltre che dalla provincia di Siracusa, nell'impianto Seab di Chieti scalo regolarmente autorizzato.

Qui i rifiuti dovevano essere trattati per renderli inerti e poi smaltirli regolarmente. 
Il che non avveniva diceva l’accusa: i rifiuti rimanevano pericolosi e viaggiavano verso le discariche pugliesi e abruzzesi con certificati compiacenti. 
I quantitativi smaltiti in due anni sono pari a 150 mila tonnellate, per un guadagno illecito stimato di circa 3 milioni di euro. 
L'indagine è nata dopo alcuni controlli casuali nelle discariche ed è stata condotta dai Carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Roma e di Pescara, con l'aiuto dell'Arma territoriale abruzzese e pugliese.