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Incredibile Alessandrini, invettiva scritta ma nessuna risposta su inquinamento mare

Incalzato dalla minoranza il primo cittadino non ha confermato in aula di aver firmato ordinanza il 1 agosto

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CONSIGLIO COMUNALE PESCARA

PESCARA. Sempre peggio. Il Consiglio comunale di Pescara continua nel suo trend discendente  e si conferma un esercizio inutile di finta democrazia e di amministrazione. 
Il tanto atteso momento per fare chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto il sindaco Marco Alessandrini a non pubblicare una ordinanza di divieto di balneazione (come da lui riferito) si è trasformato in un umiliante gioco delle parti dove tutti l’hanno voluta buttare in politica, nella unica versione conosciuta da queste parti dunque ottusamente faziosa.
Solo caciara, parole vuote o «teatro dell’assurdo» (come pure il sindaco lo aveva definito la volta scorsa) ma zero risposte, zero fatti, zero assunzioni di responsabilità e nemmeno la parvenza di una ammissione di colpa. Solo squadre in campo, unite e pronte a strappare il risultato ad ogni costo e con ogni mezzo.  
I toni e le parole utilizzati, soprattutto dal sindaco, lo inchiodano pesantemente alle versioni già da lui diffuse e divulgate proprio mentre si vocifera di un allargamento dell’inchiesta della procura di Pescara che avrebbe già reperito le prove di una omissione di atti d’ufficio e di un presunto falso proprio in relazione alla ordinanza del primo agosto, ormai nota. Una ordinanza che sarebbe stata predisposta solo il 3 agosto e poi retrodatata per cui la versione “ufficiale” sarebbe totalmente falsa, secondo la procura.

IPSE DIXIT
La vicenda balneazione si fa sempre più torbida a fronte soprattutto delle dichiarazioni giudicate «gravissime» ma anche «reato» del sindaco Alessandrini di aver firmato l’ordinanza di divieto di balneazione (causa rottura condotta di via Raiala) il primo agosto e di averla tenuta nel cassetto non pubblicandola. In alcune interviste ha anche affermato che se fosse tornato indietro, visto tutto il clamore suscitato, avrebbe reso pubblico il divieto.  Inoltre i cartelli con il di interdizione non sono stati apposti perché «intuivamo che le analisi sarebbero state favorevoli» di lì a qualche giorno, previsione tra l’altro rischiosissima visto che –come ha ricordato Augusto De Sanctis- il trend della zona tende al negativo e le norme europee impongono di vedere la media nel tempo (tendente a “scarso”) per tutelare maggiormente la popolazione.

LA CRONOLOGIA DEI FATTI

-          II 28 luglio alle ore 22 si rompe la condotta fognaria: 30 milioni di litri di liquami finiscono in acqua. Comune viene avvertito dell’emergenza.

-          Il 29 luglio l’Arta effettua le analisi sul mare per verificare la balneabilità delle acque.

-          Il 31 luglio arrivano risultati Arta che segnalano condizione di inquinamento, addirittura  10 volte superiore alla norma in alcuni tratti e annuncia al Comune la situazione di emergenza.

-          Il 1° agosto, sabato,  il sindaco firma l’ ordinanza e la mette nel cassetto

-          Il 2 agosto, domenica, la gente fa il bagno a mare

-          Il 3 agosto: dalle analisi dell’Arta il mare torna balneabile. Revoca del divieto di balneazione che non era mai stato comunicato.

LE DOMANDE CADUTE NEL VUOTO
Ad Alessandrini è stato chiesto (Guerino Testa, Forza Italia) in maniera chiara se avesse ricevuto un avviso di garanzia sulla vicenda, voce che si è sparsa ma che non ha ricevuto ad ora alcuna conferma.
Ad Alessandrini è stato inoltre  chiesto (Carlo Masci, Pescara Futura) di confermare in aula di aver firmato l’ordinanza il primo agosto come già riferito nelle commissioni comunali e regionali.
Dopo oltre quattro ore di Consiglio il sindaco, più volte richiamato dall’opposizione a rientrare in aula e partecipare al dibattito, è rimasto impassibile ed ha deciso di non rispondere alle uniche due domande rilevanti di questa ennesima brutta pagina di politica.
   Carlo Masci che ha incalzato più di tutti il sindaco ha chiesto risposte non ricevendole e confermando che una ordinanza doveva essere resa pubblica e non facendolo ha violato la legge: «lei è venuto il 7 agosto in commissione», ha detto Masci, «ed ha detto la verità, oggi a verbale si alza e ribadisca quella verità cioè che ha firmato l’ordinanza il primo agosto. Lo faccia sindaco deve farlo perché la cittadinanza ha bisogno di sapere se di lei ci si può fidare o se mente per difendere se stesso e la sua maggioranza» 
Enrica Sabatini (M5s) ha invece detto: «la responsabilità è sua, sindaco e di nessun altro. Qualunque effetto abbia avuto l’inquinamento  non determina la sua maggiore o minore responsabilità. Le sue colpe sono legate a quello che ha fatto o non ha fatto rispetto al dettato normativo. Le ricordo che da sindaco e da avvocato, in commissione ha dichiarato di non conoscere la normativa. La credibilità e la fiducia di un sindaco sono la prima cosa. Possiamo ancora fidarci di lei? O scopriremo che è tra i quattro indagati? Tutti i suoi consiglieri che la difendono a spada tratta sono conniventi ma lei deve dire la verità, dobbiamo sapere se lei è degno di fiducia»

LE DUE MOZIONI
I dati salienti sono venuti sul finire della giornata quando la mozione di sfiducia del sindaco presentata dalle minoranze è stata bocciata ed invece quella del Pd è stata approvata, mozione che prevedeva l’impegno della amministrazione a continuare nella politica di eliminazione delle cause dell’inquinamento del fiume.
Infatti mentre per le opposizioni l’oggetto del Consiglio era capire il perchè della mancata comunicazione di un divieto di balneazione (che avrebbe consentito a migliaia di persone di fare comunque il bagno), per la maggioranza di centro sinistra l’argomento era la lotta all’inquinamento, peraltro ribadita in ogni intervento dei consiglieri di maggioranza. 

«COSE MAI SUCCESSE»
Il Consiglio è stato aperto da Carlo Masci che ha ricordato come «non è mai successo che un sindaco nascondesse una ordinanza di divieto» e che le cause erano oltremodo note visto che la condotta di via Raiale si è rotta «12 volte in tre mesi» e, dunque, «era possibile adeguarsi ed evitare pericoli», così come pure «far svolgere i Giochi del Mediterraneo in un tratto sicuro».
«Da oggi in poi chi potrà più fidarsi del sindaco o credergli?», ha domandato Masci.

ACA CONTUMACE

L’attuale presidente dell’Aca, Vincenzo Di Baldassarre, invece, non si è presentato perché «c’è una inchiesta in corso e per rispetto ai giudici…», l’unico a sfoderare questa giustificazione e a disertare il Consiglio.

ARTA:«ABBIAMO FATTO TUTTO BENE»
E’ stato poi ascoltato Giovani Damiani direttore tecnico dell’Arta che ha spiegato la vicenda vista dalle stanze della Agenzia regionale per l’ambiente e dicendo tra l’altro che «Arta si limita a fare le analisi e non buttiamo disinfettanti», «con la rottura della condotta c’è stata richiesta di Aca all’Arta per disinfettare gli scarichi per poter riparare la vecchia condotta. Ho suggerito l’utilizzo della vecchia condotta (che è poi quella che si è rotta innumerevoli volte ndr) ed ho dato parere positivo all’acido peracetico. Abbiamo rischiato che il depuratore si disattivasse. Se rimanevamo senza alimentare il depuratore ci saremmo giocati l’intera stagione».
Damiani ha inoltre confermato che in mare sono finiti «298.980 metri cubi di liquame ma sono transitati nella malandata condotta alternativa 7.084.800 metri cubi  in 164 giorni, cioè solo il 4,2% è finito in mare. E ricordo che i liquami sono al 99,9 % di acqua, non merda pura. L’Oxistrong è imposto dalla legge e non vietato».
Inutili e «fuori tema» gli altri interventi dei cittadini -non esattamente persone qualunque- intervenuti tutti per farci conoscere le loro idee politiche ed i loro giudizi (persino impartendo lezioni di giurisprudenza o di “scienza” al Consiglio comunale) piuttosto che apportare informazioni, fatti ed esperienze utili per completare il quadro dei fatti. Persino inutili si sono dimostrati i dati sanitari sciorinati in aula dei ricoveri perché aggregati e non specifici sulle patologie riconducibili al problema dell’inquinamento.


ALESSANDRINI PISTOLOTTO SCRITTO E NESSUNA RISPOSTA 
Il sindaco Alessandrini visibilmente alterato ha poi preso la parola insieme ad alcuni fogli con il discorso ed ha annunciato con un tono non utilizzato spesso di volersi togliere qualche sassolino.
Discorso tutto politico, giocato tra difesa e accuse all’indirizzo dell’opposizione e a chi agita «menzogne» e «denunce»  per recuperare le poltrone del potere perse, in seguito ad elezioni «da record» che lo hanno reso sindaco.
Ha detto di aver seguito la prassi dell’ente nel non divulgare le ordinanze citando un precedente del 2012 che riguarderebbe l’ex vice sindaco Fiorilli e si è vantato di aver finalmente iniziato il disinquinamento del fiume Pescara.

«Essendoci una inchiesta sulla legittimità dei profili formali sulla ordinanza vi sono elementari ragioni di correttezza istituzionale che mi impongono di non aggiungere altro per non alimentare i procedimenti di distorsione di una società civile», ha detto., «Non c’è stata la benchè minima esposizione a pericoli ma solo strumentalizzazione politica».

«Non sono un mago ma sapevo che i valori sarebbero scesi perché è stato utilizzato l’Oxystrong ed infatti il primo agosto è stato il giorno in cui il mare è stato più pulito».
Alessandrini ha poi detto di aver ricevuto tre richieste di risarcimento danni da persone che avrebbero fatto il bagno in acque diverse dallo specchio d’acqua interessato dal divieto non messo.

«Questa estate a Pescara si è alimentata la paura. Perché si alimenta la paura? Per tornaconto personale», ha detto.

Dal centrodestra Rapposelli ha fatto notare che il sindaco «è uscito fuori tema» e non ha dato «nessun chiarimento. Inutile esercizio di spocchia, schifosamente sprezzante della popolazione. Neanche oggi ha risposto e ha voluto rispondere».
La consigliera Tiziana  di Giampietro (PD), pediatra, ha fornito la spiegazione sui maggiori ricoveri nel reparto di pediatria nel 2015: «lo scorso anno il reparto era chiuso».

CONSIGLIO PESCARA. Odg Sul Mare 01102015