AGRICOLTURA

Confagricoltura, Opere irrigue nel Fucino: «no agli espropri di terreni agricoli si ad Amplero»

Impianto d’irrigazione è in cima alla scala delle priorità

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PIANA DEL FUCINO

ABRUZZO. Con una lettera inviata al presidente della Giunta Regionale D’Abruzzo Luciano D’Alfonso, all’Autorità di Bacino, al Consorzio di Bonifica Ovest Confagricoltura L’Aquila ha trasmesso le sue proposte sul progetto delle opere per la risoluzione delle criticità legate all’uso e alla disponibilità della risorsa idrica nella piana del Fucino.

L’organizzazione degli imprenditori agricoli parte dalla constatazione che l’opera contempla in sé i temi della sicurezza idrogeologica, il miglioramento della qualità ambientale del territorio, il risparmio e corretto utilizzo della risorsa idrica, il rilancio economico delle imprese agricole e, perché no, lo sviluppo turistico. Per Confagricoltura l’Aquila irrigazione e contenimento delle piene sono facce della stessa medaglia tuttavia l’impianto d’irrigazione è in cima alla scala delle priorità perché fondamentale a garantire al sistema agricolo il risparmio idrico, quello energetico, la riduzione della CO2, il controllo della qualità dell’acqua utilizzata per colture ad altissimo pregio, la riduzione dei costi di produzione, il miglioramento delle condizioni di lavoro degli operatori agricoli.
«Tra le ipotesi contenute negli elaborati progettuali della società incaricata dall’Autorità di Bacino, Confagricoltura ritiene che alcune di esse siano del tutto impraticabili» esordisce Fabrizio Lobene presidente di Confagricoltura L’Aquila.

«La riduzione del rischio idraulico, il contenimento delle piene e degli allagamenti non può essere affrontato con l’ipotesi di riallargare il bacinetto. Siamo contrari alla sottrazione permanente alla coltivazione di un centinaio di ettari di terreni o alla creazione di una cassa di compensazione in concomitanza delle piene all’interno della parte più bassa del Fucino».

 Confagricoltura ritiene che i problemi sociali ed economici legati agli espropri d’intere aziende agricole siano insormontabili. «Ogni riferimento storico alla naturale funzione del bacinetto come cassa di compensazione è fuori luogo. Già la riforma agraria degli anni 50 del secolo scorso rese questo territorio coltivabile senza alcuna limitazione per soddisfare le pressanti richieste delle masse contadine. Impercorribile, poi, la costruzione di un bacino di accumulo in cemento armato tra Pescina e San Benedetto dei Marsi la cui dimensione avrebbe un elevato impatto ambientale».

Continua Lobene: «La riduzione del rischio idraulico si può ottenere con il ripristino delle migliori condizioni idrauliche di tutta la canalizzazione del Fucino. L’allargamento dei canali di bonifica in aggiunta alla realizzazione di un’area golenale nelle superfici disponibili del “fuori fucino” oggettivamente meno pregiate dal punto di vista agricolo, possono assolvere al parziale contenimento delle acque all’interno del bacino. E’ necessario poi approvare la legge per il contenimento del consumo di suolo impedendo che altre strutture civili ed industriali vengano costruite all’interno dell’alveo dell’ex lago».

Per quanto riguarda le vasche di accumulo necessarie ad alimentare l’impianto di irrigazione gli agricoltori ritengono che solo l’invaso di Amplero, o, in sub ordine, quello in località Tristere, possano rispondere agli interessi agricoli. L’ipotesi di realizzare dighe lungo il Fiume Giovenco non appare convincente «non già per l’inevitabile avversione delle popolazioni interessate, quanto sui tempi di realizzazione, notoriamente lunghissimi sia nella fase di progettazione e relativo iter di approvazione sia per la loro realizzazione. L’invaso di Amplero, ha il vantaggio di assommare in sé anche gli utilizzi di protezione civile nei confronti degli incendi e di potenziale rilancio turistico in una zona che, nonostante inserita in prossimità del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, fatica contenere lo spopolamento».