CATENE DI MONTAGGIO

Alta tensione alla Sevel, scatta lo sciopero dopo gli insulti

Le Usb denunciano precarie condizioni di lavoro in seguito all’introduzione del metodo “ergo-uas”

Redazione Pdn

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Alta tensione alla Sevel, scatta lo sciopero dopo gli insulti

Marchionne e Renzi alla Fiat

ATESSA. Sale la tensione, il malumore e se possibile anche lo scontro tra la Fiom e la Sevel. I rappresentanti dei lavoratori stanno denunciando da alcuni giorni strani episodi e parlano di «insulti» e «maltrattamenti» ai danni dei lavoratori sulle linee di produzione.

 Così dopo «i giorni di spremitura, siamo passati agli insulti, ai toni violenti e, qualcuno ci dice, anche agli spintoni». Ma c’è anche una sorte di disorientamento dovuto all’introduzione di nuove metodologie di lavorazione in catena di montaggio che ha ottimizzato le procedure e ridotto al massimo i tempi morti con un aggravio di pressione e carico di lavoro sugli operai.

 E’ una nota dura quella della segreteria provincia della Fiom e delle Rsa aziendali che annunciano lo sciopero e la protesta per lunedì 28 settembre.

Così la Fiom racconta che in questi giorni, in alcune parti del montaggio, alcuni responsabili avrebbero  deciso di «rimproverare, scuotere, sensibilizzare violentemente, la gente che lavora, il tutto con insulti, toni devastanti per la dignità di chi si trova a vivere, dinanzi a tutti i colleghi, il ruolo dell’imbecille sgridato dal grande capo che, a questo punto, ci sembra essere tanto, ma tanto piccolo».
«Questo è per noi inaccettabile», stigmatizza il sindacato, «ci rendiamo conto che in Sevel ormai tutto è divenuto normale, tutto è possibile, le pressioni che partono da chi intasca la ricchezza e ne vorrebbe sempre di più, sono divenute esageratamente devastanti per tutti, ci rendiamo conto che per le altre Organizzazioni Sindacali tutto è lecito, anche i maltrattamenti possono rientrare dentro un percorso che genera qualche posto di lavoro, ma noi a tutto questo non ci stiamo».
«Ci rendiamo conto che gli obiettivi della Sevel sono divenuti tanto ambiziosi», scrivono i sindacati, «ma sarebbe opportuno capire meglio se la salvaguardia della dignità delle persone, il rispetto di chi lavora, la tutela dell’integrità psicofisica delle lavoratrici e dei lavoratori, sono elementi che costituiscono la griglia degli obiettivi da raggiungere. Dai fatti recenti, ci viene facile pensare che non sia così».

 Secondo la Fiom la fabbrica è sempre più orientata verso le logiche del profitto, un’idea di guadagno che passa su tutto e tutti.

«Bisogna guadagnare, quindi produrre e per far questo, diventa normale e giusto, aumentare i carichi di lavoro, portandoli alle stelle, ridurre gli stipendi, rendendoli da fame, richiedere straordinari a ripetizione costringendo le persone a trascorrere più tempo in fabbrica che con le loro famiglie. Quando poi è necessario, anche qualche calcio nel sedere».

 ERGO-UAS

 La tensione è ulteriormente acuita dall’incertezza che regna dopo l’introduzione dei nuovi metodi di produzione nella catena di montaggio.

Si chiama sistema metrico di lavoro “Ergo-Uas” ed è un sistema che, come sostengono i sindacati USB e SLAI Cobas, produrrebbe «una pressione psico-fisica alla quale sono sottoposti i dipendenti delle linee interessati dal sistema», evidenziando fra l'altro come, l'accelerazione di alcune linee di produzione, provocherebbero ulteriore pressione fisico-mentale al già precario equilibrio introdotto dal nuovo sistema.

Si tratta in definitiva di un metodo di lavoro che non permette pause mentre i pezzi sulla linea di montaggio si muovono senza mai fermarsi. Ogni operaio ha pochi secondi per svolgere la sua mansione mentre si muove con il pezzo e questo per turni di molte ore con un paio di pause per turno.

 Il Consigliere regionale del M5S Sara Marcozzi ha depositato una interpellanza per fare chiarezza sul perché del disinteresse di Regione Abruzzo sul tema della sicurezza sul lavoro nell’azienda Sevel di Atessa.

 Secondo Marcozzi le denunce dei sindacati sarebbero cadute nel vuoto nonostante i tavoli convocati e i solleciti inviati alla Asl competente per valutare prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.

«È gravissimo che la Asl non risponda alle legittime richieste di controllo che provengono dai lavoratori» dichiara Sara Marcozzi interpellando il Presidente D’Alfonso per sapere quali sono stati i motivi della mancata partecipazione ai tavoli di mediazione, a più riprese, convocati dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Chieti.

 La Fiom, dal canto suo ritiene necessario ristabilire una condizione di «normalità», questo è possibile soltanto se si passa attraverso il rispetto di chi lavora.

«Gli insulti, le urla, le pressioni», si legge nel comunicato sindacale, «non possono appartenere a questo periodo storico. Sarebbe utile ricordare a questi soggetti, gente che probabilmente pensa di vivere un periodo storico diverso da quello di oggi (da i tempi dei maltrattamenti sono passati tanti decenni), che il rispetto delle persone è sacrosanto. All’Azienda, vogliamo invece segnalare che in questi mesi si sta determinando una miscela esplosiva: con i fatti sopra citati, si sta demolendo totalmente il ruolo delle persone, degli individui, coloro che vorrebbero essere parte integrante del sistema azienda».
«Inoltre, le produzioni, si fanno con gli investimenti, innanzitutto introducendo nelle fabbriche risorse umane. E’ bene ricordare», aggiunge la Fiom, «a questa Direzione Aziendale che il saldo tra coloro che lavoravano nel 2008 e coloro che lavorano oggi è inconcepibile, oltre mille persone in meno. A questo va aggiunto che produciamo e produrremo tanti furgoni in più… e noi, dovremmo accettare, come fanno i “firmatutto”, che qualche assunzione possa divenire motivo di immensi entusiasmi e ragione per soffrire in silenzio. Questo no».

Così scatterà la reazione forte della fiducia del 40% dei lavoratori.

Si sciopererà a scaglioni iniziando da oggi venerdì 25 settembre, dalle ore 16:30 alle ore 18:30; poi sarà la volta del turno C ultime due ore; turno A, lunedì 28 settembre 2015, dalle ore 15:30 alle ore 17:30.