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Il mistero Phoenix e l’interrogazione che rompe le uova nel paniere

Sindacati arrabbiati non gradiscono i dubbi di Pd e Ncd

Redazione Pdn

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Il mistero Phoenix e l’interrogazione che rompe le uova nel paniere

L’AQUILA. In nome di una manciata di posti di lavoro la politica è disposta a tutto. Anche e persino riuscire a trovare finanziamenti pubblici ad una società schermata con sede in un paradiso fiscale.

Il lavoro è più importante della trasparenza o delle riposte che pure da qualcuno sono partite per fare chiarezza sulla compagnie societaria che a L’Aquila vuole insediare uno stabilimento.

E’ la storia contorta e per nulla lineare della Accord Phoenix di cui quasi tutta la politica locale e nazionale si è fatta più o meno consapevolmente sponsor. Ovviamente al prezzo di ingenti finanziamenti pubblici.

Ora arriva anche una interrogazione parlamentare firmata da senatori del Pd e di Ncd (dunque di maggioranza) che si interrogano sulla procedura adottata per accordare il finanziamento pubblico.

Firmatari dell’interrogazione che fa arrabbiare i sindacati che parlano di intralcio al buon andamento delle trattative sono i senatori Dalla Zuanna, Di Biagio, Valdinosi, Compagnone, Aiello, Dirindin tutti senatori che in Abruzzo non si sono mai sentiti né si ricorda alcun loro intervento.  A loro si aggiunge l’unica abruzzese Federica Chiavaroli.

L’interrogazione ricorda che nel luglio 2015 l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (Invitalia), di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze, ha firmato un contratto di sviluppo con la Accord Phoenix, per realizzare un nuovo stabilimento nell'ex polo elettronico de L'Aquila, con un investimento complessivo di 35,8 milioni di euro, di cui 10,7 concessi da Invitalia, come si legge sul portale della stessa agenzia. I fondi, oggetto del contratto, afferiscono al plafond previsto dalla delibera Cipe n. 135 per la ripresa delle attività produttive nella zona del cratere, all'indomani del sisma abruzzese del 2009.

Il progetto dell'azienda internazionale, attiva nel comparto del trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), prevede l'insediamento di un impianto nel territorio aquilano, presso l'ex polo elettronico del capoluogo abruzzese, dotato di una capacità operativa particolarmente elevata per il comparto, nonché rispetto alle altre aziende già attive nel settore. Si tratta di una capacità operativa pari a 60.000 tonnellate all'anno, per certi aspetti, «sproporzionata rispetto alle reali esigenze di mercato nel comparto della raccolta, gestione e lavorazione dei RAEE».

Secondo alcune ricerche il mercato potenziale nel raggio di 150 chilometri non supererebbe le 24mila tonnellate.

Ma c’è anche un problema di libera concorrenza e di aiuti di Stato in quanto nell’area lavorano una ventina di aziende che si sono sviluppate esclusivamente con capitali provati.

I senatori inoltre ricordano quanto già noto da mesi grazie ad approfondimenti giornalistici che hanno evidenziato come la società sembrerebbe essere caratterizzata da un opaco assetto proprietario, che riporta, tra gli altri, «ad un trust cipriota ed in riferimento al quale non sembra siano state fornite informazioni chiarificatorie».

MISTERO PHOENIX

Della società si parla almeno dal 2013 quando la Accord Phoenix presentò alla Regione un progetto per la realizzazione di un impianto di «messa in riserva e trattamento di RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e altri rifiuti non pericolosi (cavi elettrici)».

Anche allora ci furono promesse e aspettative poi deluse. Anche il dibattito politico si occupò della nuova società.

Il “cattivo” Giorgio De Matteis provò a rovinare la festa al primo cittadino Massimo Cialente sponsor anche allora dell’iniziativa industriale.

Controllando le visure camerali De Matteis scoprì che la sede legale è all'Aquila e risulta composta da due società, una con sede a Cipro e l'altra con sede a Londra.

È una srl costituita nel 2012 e registrata nel 2013, con un capitale sociale di 10mila euro, di cui ne risultano versati solo 2.500. Il consiglio d'amministrazione è formato dal presidente, un cittadino inglese di origini indiane, e dai due italiani.

Dalle carte è emerso che di fatto la Accord Phoenix che era stata presentata come un'azienda inglese, con azionista di maggioranza di origini indiane e base a Londra, in realtà ha sede proprio… a L’Aquila. Il suo arrivo è dovuto anche ai buoni uffici dell'ex presidente di Confindustria, Gaetano Clavenna. Dalla visura camerale risulta che il presidente è un indiano, Shankar Ravi Santeshivara, e i due soci sono il commercialista milanese Ademo Luigi Pezzoni e il marchigiano Francesco Baldarelli.

Pezzoni è uno dei nomi che si trovano nella scalata all'Alitalia e Baldarelli, ex eurodeputato del Pds poi esponente del Pd, è stato ex direttore generale ed ex presidente di Sin, Sistema informatico nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura.

Di fatto i reali proprietari della Accord, beneficiari anche di 10mln di euro pubblici, sono schermati da un trust a Cipro e a Londra, due zone che fanno della riservatezza la loro principale ricchezza finanziaria.

SINDACATI INDIGNATI PER L’INTERROGAZIONE

«L’interrogazione presentata in Senato rischia di porre seri interrogati sull’operazione, già rallentata da continui intoppi burocratici», protesta Giampaolo Biondi, della Fim-Cisl dell’Aquila che sollecita l’approvazione dei due bandi relativi all’acquisizione dei siti dove dovrà sorgere il nuovo stabilimento Accord Phoenix.

L’Accord Dovrebbe avviare un’azienda di trattamento di materiali e rifiuti elettronici (Raee), riassorbendo 120 lavoratori su circa 200, che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, una misura in scadenza ad aprile prossimo.

«I ritardi nell’insediamento dell’azienda», afferma Biondi, «porgono il fianco ad attacchi di natura politica e industriale come quello avvenuto in Senato, che rischiano di sollevare dubbi e polemiche sul finanziamento erogato all’azienda».

 La Fim- Cisl ricorda che, «al momento, esistono due ordini di problemi: l’acquisizione dello stabile Finmek Solutions da parte di Accord Phoenix, la cui procedura è nella mani del commissario liquidatore di Finmek, Gianluca Vidal. Dall’altro, resta aperta la partita dell’acquisizione dei siti di proprietà del Comune. Anche in questo caso, l’attuale affittuario, la società Tecnopolo Abruzzo, deve rescindere il contratto decennale stipulato con l’amministrazione comunale. Facciamo appello a tutti gli attori interessati, in primis al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che si è impegnato fortemente nella chiusura dell’operazione Accord Phoenix, al vice presidente della Regione, Giovanni Lolli,  e alla senatrice, Stefania Pezzopane», conclude Biondi, «affinché chiariscano, una volte per tutte, anche in sede di Governo, la centralità dell’operazione Accord Phoenix per il rilancio del territorio aquilano e il mantenimento dei livelli occupazionali».