LA SENTENZA

Sisma L’Aquila, condannato il dirigente comunale che tentò il colpaccio con la casa della mamma

La Corte dei Conti ha stabilito un risarcimento di 10 mila euro

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L’AQUILA. Quell’immobile non andava abbattuto perché non aveva riportato danni ingenti ma soprattutto l’allora dirigente alle Opere pubbliche del Comune dell'Aquila, Mario Di Gregorio, si sarebbe dovuto astenere dal seguire la pratica, dal momento che l’immobile in questione era di sua mamma.

Cinque condanne da parte della Corte dei Conti ad altrettanti protagonisti di una vicenda legata ad un immobile inagibile… solo sulla carta. Non c’erano danni rilevanti tali, dice l’accusa,  da dover buttare giù tutto.

La vicenda nel corso dei mesi si è incardinata su due filoni distinti: l’indagine penale e quella contabile.

Negli stessi mesi Di Gregorio è finito al centro di un'altra inchiesta, quella riguardante le tangenti nell’affidamento diretto di lavori di puntellamento dei danni post-sisma del valore di 1 milione di euro nella quale risulta indagato insieme ad altre 10 persone.

 Nella vicenda della casa classificata E ma in realtà perfettamente agibile la Procura regionale ha citato l’ingegnere Di Gregorio, responsabile del Servizio Emergenza Sisma del Comune di L'Aquila, il tecnico comunale  Luca Pelliccione, e i componenti della Commissione di valutazione dei danni subiti dalle abitazioni Pier Marco Cardone,  Marco Smiraglia e Luigi Finazzi.

Sono loro che dovranno restituire a Comune de L’Aquila e presidenza del Consiglio 10 mila euro in totale (6 mila euro Di Gregorio, mille euro a testa gli altri).

 Secondo l'accusa, dalle indagini svolte anche da parte della Procura della Repubblica, Di Gregorio si sarebbe adoperato affinché l'immobile di proprietà della madre, che si trova in piazza degli Appennini, venisse catalogato in categoria “E” dall'originaria “A” con indicazione di urgenti provvedimenti di demolizione.

La madre venne dunque ammessa all'erogazione di un contributo diretto per la ricostruzione dell'immobile pari a 440.793,37 euro, successivamente non più corrisposto a seguito dell'inchiesta del R.O.S. e dell'apertura del giudizio penale presso la Procura della Repubblica di L'Aquila.

 IMMOBILE AGIBILE… O FORSE NO

Dal sopralluogo effettuato il 17 aprile 2009, il fabbricato venne giudicato agibile dai tecnici dei Vigili del Fuoco che attestarono l'inesistenza di danni di rilievo, mentre nel successivo sopralluogo - svolto dai tecnici Cardone, Smiraglia e Finazzi il 24 luglio 2009 - l'immobile era classificato “E” «con gravi danni alla struttura centrale e orizzontale, interessamento delle fondazioni lato basso...urgenti provvedimenti di demolizione».

I R.O.S. dei Carabinieri, nell'ambito del procedimento penale, ascoltarono i Vigili del Fuoco, i quali sottolinearono che il sopralluogo non aveva evidenziato danni strutturali, ma soltanto una micro lesione posta sul solaio esterno di copertura di accesso.

I tre invece hanno sempre confermato l'esistenza di importanti problemi strutturali che interessavano le fondamenta, nonché che la parte a valle del fabbricato stava trascinando quella a monte, trattandosi di un edificio realizzato in due periodi diversi.

 Il pm della Corte dei Conti nel corso del giudizio contabile ha ricordato che le indagini penali avevano concluso circa l'inutilità delle spese di abbattimento e di smaltimento affrontate.

Una certezza poggiata anche sulle dichiarazioni dell'ingegner Vincenzo Salvatore Ciani, Comandante Provinciale del Corpo dei Vigili del Fuoco di L'Aquila, per il quale era assai improbabile una evoluzione peggiorativa dell'edificio tra il primo ed il secondo sopralluogo.

Secondo l’ipotesi accusatoria,  quindi,  Di Gregorio, nella sua veste di dirigente sarebbe riuscito ad ottenere l'abbattimento dell'immobile di proprietà della madre, liquidando poi la fattura della società F.lli Gizzi S.r.l. di  8.406,47 euro affidando  in via d'urgenza l'incarico.

 LA CONDANNA

I giudici, che hanno ritenuto fondata la richiesta di condanna avanzata dalla procura, hanno ritenuto attendibile la perizia dei Vigili del Fuoco secondo cui l’edificio non aveva

alcun danno strutturale né a elementi non strutturali, con basso rischio di non agibilità e con giudizio complessivo di agibilità.

Nelle osservazioni finali, i tecnici riferirono che la proprietaria del fabbricato, Bruna Mastrantonio, era in apprensione per una leggerissima lesione capillare al solaio di copertura di accesso, con avviso di mettere un puntello al centro della pensilina soltanto «per tranquillizzare la signora».

I giudici parlano di «superficialità, quantomeno, del secondo accertamento effettuato dagli odierni architetti convenuti. Gli stessi, infatti, senza preoccuparsi di eventuali altri, precedenti giudizi  hanno dato un giudizio contraddittorio e superficiale sullo stato dell'immobile, condannandolo alla demolizione senza ulteriori approfondimenti».

Inoltre Di Gregorio avrebbe avuto intenzione di realizzare un'abitazione diversa da quella abbattuta, con una volumetria superiore, attraverso l'erogazione dell'ulteriore contributo diretto di 440 mila euro.

Il contributo non è mai arrivato a destinazione proprio a causa del procedimento penale.

  I giudici sottolineano anche la «singolare posizione del Di Gregorio il quale avrebbe dovuto astenersi dal trattare la pratica, riguardante un prossimo congiunto, e che, invece, affidava in data 24 agosto 2009 i lavori di demolizione alla ditta Domus dei F.lli Gizzi; il titolare della ditta, Gizzi Elio, ebbe a dichiarare che il Di Gregorio lo chiamò direttamente al telefono per affidargli i lavori di demolizione».

  Alessandra Lotti