MARETTA IN PORTO

Fusione Camera di Commercio, D’Alfonso richiama Di Vincenzo alla trasparenza

Marina di Pescara: «conti in ordine, nessun iceberg»

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Fusione Camera di Commercio, D’Alfonso richiama Di Vincenzo alla trasparenza

Marina di Pescara

ABRUZZO. Venerdì scorso il presidente della Regione affiancato dal consigliere Camillo D’Alessandro, ha ricevuto 11 consiglieri della CCIAA di Chieti in audizione a seguito della richiesta avanzata dagli stessi per discutere della fusione tra le Camere di Commercio di Chieti e di Pescara.

I consiglieri teatini hanno rivelato i conti in rosso del porto turistico di Pescara hanno spronato il governatore a fermare il presidente Di Vincenzo.

Lo scorso 10 agosto la Giunta della Camera di Commercio di Chieti ha affidato l’incarico di verificare i bilanci della Camera di Commercio di Pescara e delle sue partecipate al Segretario Generale di Chieti, il quale, pur manifestando perplessità per le difficoltà di effettuare un’analisi completa basandola solo su dati pubblici e limitate informazioni e documenti, ha adempiuto alla richiesta.

Dalla lettura delle relazione del Segretario Generale si è scoperto che le criticità maggiori si riscontrano nella Società partecipata Marina di Pescara, il cui socio unico è la Camera di Commercio di Pescara.

La Camera di Pescara aveva previsto nel bilancio di previsione 2014 un aumento di capitale sociale per la Società Marina di Pescara di € 1.840.000,00 poi rinviato. Inoltre i bilanci degli ultimi tre esercizi della Società Marina di Pescara evidenziano perdite crescenti per un importo complessivo di €  323.287,00. I crediti della Società Marina di Pescara risultano di notevole entità rispetto ai ricavi e mostrano trend crescenti e la cassa diminuisce sensibilmente del 53% negli anni considerati.

Inoltre nelle note integrative risulta un lodo arbitrale perso da Marina di Pescara nei confronti della DANIMAR BOAT Srl per un importo di € 1.400.000,00 non rilevato in bilancio.

Oltre agli undici firmatari della richiesta, ha preso parte all’incontro con il presidente D’Alfonso anche il componente di giunta Mario Di Pardo in rappresentanza delle professioni.

Al governatore sono state esposte le ragioni per cui è stata chiesta audizione e consegnata una scheda riepilogativa degli argomenti più importanti da Marisa Tiberio (vice presidente vicario della CCIAA di Chieti) e Danilo Cavaliere in qualità di primo firmatario del documento.

Il presidente, si è rivolto a tutti i componenti della delegazione chiedendo se avessero intenzione di portare avanti il processo di fusione tra le due Camere di Commercio, trovando risposta positiva unanime da parte di tutti i consiglieri precisando però che per effetto delle anomalie procedurali e contabili del bilancio della società Marina s.r.l. controllata al 100% dalla CCIAA di Pescara si rende necessario rispettare le procedure di certificazione degli atti contabili.

«SERVE TRASPARENZA»

Il presidente della Regione, ha affermato che sulla trasparenza non vi può essere nessuna fretta tale da danneggiare la regolarità procedurale in atti di fusione tra soggetti pubblici e che nella prossima riunione della Conferenza Stato Regioni convocata per il prossimo 24 Settembre manterrà questa linea, per tanto se saranno necessari pochi mesi per la certificazione dei bilanci e la regolarità della procedura di fusione sarà tutto nell’interesse dell’intera economia dei territori e delle CCIAA di Chieti e Pescara

 PROCEDIMENTO DI ACCORPAMENTO

Il procedimento di accorpamento per Chieti si è aperto con la delibera di Giunta della Camera di Commercio di Chieti nr. 127 del 04/11/2014 con la quale si è dato inizio al procedimento con voto a maggioranza di 4 componenti favorevoli, 2 contrari e 1 astenuto. L’11 maggio scorso contestualmente all’elezione del presidente Di Vincenzo, si è dato inizio al procedimento di fusione, con la votazione favorevole di 26 consiglieri su 28.

 Nelle settimane successive 10 consiglieri hanno richiesto formalmente al presidente una convocazione del Consiglio Camerale che si è tenuto in data 28 luglio 2015 e, a seguito di numerosi interventi e dichiarazioni di disponibilità del Presidente che si sarebbe attivato ad acquisire documentazione esaustiva, ha manifestato le perplessità di molti Consiglieri sulla trasparenza nei bilanci della Camera di Commercio di Pescara e delle sue partecipate.

Sono stati inviate richieste formali al Ministero ed agli enti coinvolti a non procedere all’istruttoria finchè non verranno attivate le dovute verifiche contabili.

«Constatata l’inerzia del Presidente Di Vincenzo, tendente a far trascorrere inutilmente del tempo e addivenire al Decreto Ministeriale di accorpamento», ricordano i consiglieri teatini, «si è proceduto a riattivare a norma di legge e di statuto nuova richiesta di convocazione del Consiglio Camerale, a firma di 11 consiglieri, uno in più della precedente, per richiedere la sospensione della delibera del 11/05/2015 al fine di acquisire, come da normativa vigente in materia di fusione, le certificazioni di soggetti esterni e terzi abilitati alle verifiche contabili».

Lo scorso 7 settembre non avendo avuto alcun riscontro del Presidente della Camera di Commercio di Chieti, hanno provveduto ad inviare una missiva di diffida formale per la riunione straordinaria.

«Il Presidente Di Vincenzo, pur avendo la rappresentanza istituzionale dell’Ente non può decidere autonomamente, ma deve limitarsi a rappresentare le scelte che gli organi (Giunta o Consiglio) deliberano nella propria collegialità».

«NESSUN ICEBERG»

Ma dal Marina di Pescara si assicura che non ci sono problemi.

«I consuntivi della stessa sono stati approvati, con relazione favorevole del  collegio sindacale, e regolarmente depositati e pubblicati presso il Registro Imprese della CCIAA di Pescara. Si precisa, inoltre, che trattandosi di società partecipata da un Ente pubblico, la verifica ministeriale sul bilancio dell’Ente controllante svolta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) nel 2012, non ha evidenziato alcun rilievo sul bilancio del Marina di Pescara. Questo, peraltro, già nel 2010 aveva effettuato una verifica straordinaria e volontaria attraverso una società di revisione di rilievo internazionale che ha condiviso le azioni all’epoca assunte a salvaguardia della correttezza del bilancio».

La società sostiene inoltre che non risponde al vero che il Marina di Pescara vanti dei crediti nei confronti di società riconducibili al Gruppo Angelini. «Si riferisce in modo inesatto di 14 posti barca laddove i 3 effettivamente acquistati furono regolarmente saldati. L’unico credito vantato dal Marina nei confronti di dette società è relativo a canoni condominiali non saldati, già portati a perdita e oggetto di insinuazione al passivo fallimentare da parte del Marina stesso il cui esito, quindi, potrà produrre solo sopravvenienze attive».

L’aumento di capitale già deliberato dalla CCIAA di Pescara è invece «finalizzato ad effettuare investimenti sul porto turistico e non è indirizzato alla copertura di eventuali perdite. Esso è propedeutico e funzionale alla richiesta di prolungamento della concessione demaniale su cui è già stato avviato il confronto con la Regione Abruzzo».

Le perdite evidenziate sono quelle effettivamente  riportate nei bilanci; «pur tuttavia queste non conseguono ad deficit nella gestione caratteristica, ma sono l’esito di un aumento progressivo di tasse e imposte locali. Nel dettaglio l’imposta relativa ai rifiuti è passata dai 24.000 euro del 2012, ai 90.000 del 2013 e 100.000 del 2014; l’IMU dai 100.000 del 2011 è progressivamente aumentata fino ai 195.000 del 2014». Per quanto riguarda il canone di concessione demaniale, «dopo il raddoppio determinato dalla legge finanziaria del 2007, oggi incide per 280.000 sul bilancio aziendale».

Le difficoltà nella riscossione dei crediti «sono perfettamente in linea con quelle affrontate quotidianamente da tutte le aziende, dato il particolare frangente economico che il nostro Paese attraversa».