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Mare inquinato. Arta querela Confcommercio. Inchiesta si allarga su Francavilla

Nel mirino della Forestale il caso di Fosso Pretaro

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Mare inquinato. Arta querela Confcommercio. Inchiesta si allarga su Francavilla

PESCARA. Mare inquinato dalle fogne e dai veleni del dibattito politico che ne segue. Ed è vietato criticare come del resto era già stato chiaro in passato. Ma i dubbi rimangono, anzi si accrescono, ogni giorno di più per come la problematica inquinamento e divieto di balneazione è stata gestita dagli enti preposti. I problemi che rimangono sono la gestione della pubblicità dei divieti (in che modo è stata avvertita la popolazione) e come tali divieti siano stati fatti rispettare.

Di fatto i cartelli di divieto sul litorale pescarese non li ricordano in molti mentre è chiaro a tutti che decine di migliaia di persone erano a fare il bagno tra maggio e giugno di quest’anno. Allora cosa è andato storto?

C’è poi un altro aspetto che l’inchiesta penale dovrebbe verificare e che riguarda la puntuale discesa dei livelli di inquinamento in corrispondenza della stagione estiva, un evento che dovrebbe essere approfondito partendo dalle cause: cosa inquina il mare. Se per caso sono scarichi fognari non monitorati o altro perché poi smettono di scaricare proprio quando in città la popolazione aumenta e ci sono anche i turisti?  

E la Confcommercio di Pescara all’inizio della settimana aveva auspicato le dimissioni dei vertici Aca e Arta a causa dei problemi dell’inquinamento e ora l’Arta risponde con una querela.

Lo annuncia l’ufficio stampa dell’agenzia regionale per la Tutela Ambientale. In una nota, infatti, si spiega che «dopo l'ennesimo attacco mediatico ad opera della Confcommercio, la cui Giunta Esecutiva ha criticato l'operato dell'Arta Abruzzo sulla questione balneazione per inadempienze che non le appartengono, la Direzione dell'Agenzia ha incaricato uno dei suoi avvocati di valutare le opportune azioni legali da intraprendere a tutela dell'immagine dell'ente e della professionalità dei propri tecnici».

Secondo la Confcommercio le due strutture deputate al controllo e alla risoluzione delle problematiche si sarebbero dimostrate «assolutamente inadeguati rispetto ai compiti operativi e istituzionali loro assegnati».

Inoltre  «avrebbero dovuto vigilare e intervenire per tempo al fine di evitare il verificarsi di un episodio che ha creato notevoli danni economici e di immagine alle nostre coste e all'intero indotto dell'area metropolitana pescarese». Il riferimento è in particolare alla rottura della condotta fognaria di via Raiale, avvenuta il 28 luglio scorso, con lo sversamento in mare di 25 milioni di litri di liquami. In quei giorni i valori dei colibatteri, secondo quanto era risultato dalle analisi dell'Arta, erano schizzati alle stelle. Ma la balneazione non era stata vietata, perché l'ordinanza firmata dal sindaco Marco Alessandrini non era stata né pubblicata e né resa nota alla popolazione.

Nei giorni scorsi, invece, il Forum dell’Acqua ha rivelato che c’era già il divieto di balneazione, da parte della Regione, da maggio fino al 19 giugno nei punti di via Mazzini e via Balilla perché ritenuti qualitativamente scarsi.

I divieti che avrebbero, però, dovuto mettere in guardia i cittadini non c’erano. Il Comune assicura di averli messi e Del Vecchio spiega: «se qualcuno materialmente li ha tolti, non è certo colpa dell’amministrazione comunale». Qualcuno li ha rubati? Se li è portati via? E perché?

E il Comune in tutti quei giorni non si è mai accorto che la gente continuava a fare il bagno in zone dichiarate non balneabili? Del Vecchio ha replicato sostenendo che il Comune non sta a controllare tutti i giorni ogni centimetro di litorale. Se il Comune non «può» allora chi può?   

Intanto ieri nell'ambito dell’inchiesta sul mare inquinato, il Corpo Forestale dello Stato ha fatto visita al Comune di Francavilla per acquisire la documentazione relativa al depuratore di Fosso Pretaro. Il sindaco Antonio Luciani ai microfoni di Tv Sei si è detto contento dell'interessamento della Procura di Chieti sintomo, dice, che si vuole fare luce sull'argomento. «stavo preparando i documenti per portarli dai magistrati»; ha rivelato il primo cittadino, «e invece sono venuti loro a prenderseli. Diciamo che mi hanno agevolato».

Luciani ha chiesto di non fare allarmismi ma ha ammesso che il tratto di mare al confine con Pescara «è soggetto ad un cattivo funzionamento del depuratore. Tutti sapevano che c’erano lavori di sistemazione da fare. Li abbiamo chiesti a gran voce, con email e lettere. Chi non si è mosso dovrà dare spiegazioni. Non potranno dire che non c’erano soldi dal momento che l’Aca ha chiuso i conti con 3 milioni di euro di avanzo».

Luciani punta il dito anche contro l’Arta: «Solo il 3 settembre», ha raccontato il primo cittadino, «ci sono stati comunicati dati negativi riferiti ad un prelievo effettuato a luglio. E’ assurdo che la comunicazione arrivi dopo 60 giorni».

 «A Pescara la gestione dell'inquinamento marino è stata del tutto inadeguata», dicono i deputati M5s, Vacca, Colletti e Del Grosso, «Le giustificazioni del sindaco e della maggioranza sono imbarazzanti, e rivelano un quadro desolante nell'amministrazione della città. Oltretutto resta anche un quesito al quale l'amministrazione pescarese non ha mai risposto: il 21 luglio, in occasione dell'ennesimo superamento dei limiti in via Balilla (dopo solo pochi giorni dall'ordinanza di revoca) è stata emessa l'ordinanza di non balneabilità? Ed è stata comunicata ai cittadini? Sono state prese le misure previste dalla legge? La verità è solo una: le responsabilità di questa situazione sono di un'intera classe politica, del centrosinistra attualmente al governo come del centrodestra precedentemente al governo di regione e comuni. Le ragioni dello stato comatoso del nostro mare e dei nostri fiumi sono in gran parte responsabilità di chi ha governato negli anni passati (ricordiamo che anche l'Abruzzo è compreso tra le regioni per le quali l'UE ha sanzionato l'Italia in merito al trattamento delle acque reflue e ai depuratori), centrodestra come centrosinistra (lo stesso D'Alfonso, quello degli ufo, delle coccole ai cittadini e delle promesse di riconciliazione delle acque dolci con quelle salate), è stato presidente di Provincia e sindaco di Pescara!); la gestione dell'emergenza e la risoluzione dei problemi sono invece responsabilità degli attuali governi, dalla regione che la competenza principale, ai comuni, sia per responsabilità dirette che come "soci" dell'ACA».