L'INTERVENTO

Saga. Mattoscio: «la mia indennità ai giovani ricercatori abruzzesi»

Di Stefano: ««Mattoscio mi chiarisca la legge Gelmini»

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Saga. Mattoscio: «la mia indennità ai giovani ricercatori abruzzesi»

Mattoscio

PESCARA. Ha accettato l’incarico alla Saga ad una sola condizione: «che lo svolgimento dell’incarico potesse qualificarsi come una disinteressata occasione per restituire all’intero Abruzzo qualcosa della mia, per quanto considerabile modesta, pur sempre fortunata esperienza professionale».

Così Nicola Mattoscio in una lettera aperta indirizzata al deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, ribadisce che il suo incarico è a titolo gratuito. Una precisazione che segue quella del governatore Luciano D’Alfonso e il direttore generale Luca Ciarlini dopo che il parlamentare di centrodestra nei giorni scorsi ha annunciato un esposto per verificare la legittimità degli incarichi affidati al presidente del cda di Saga, Mattoscio, e al presidente di Tua, Luciano D’Amico.

Intanto proprio ieri in Saga il colpo di scena con le dimissioni in massa del cda, rivelatosi in realtà solo un espediente tecnico in ottemperanza alla modifica dello Statuto sulla riconfigurazione del capitale.

Tornando all’incarico: Mattoscio non percepisce alcuna cifra, nemmeno quei 20 mila euro che emergono dai documenti pubblici sul sito dell’Ateno D’Annunzio e su quello della Regione Abruzzo (sezione trasparenza).

Lo ha garantito a PrimaDaNoi.it anche il governatore D’Alfonso dopo che avevamo fatto notare che la cifra era indicata sui siti istituzionali.

LE MIE TRE CONDIZIONI

Mattoscio racconta che per accettare l’incarico offertogli al vertice della Saga dettò al governatore tre condizioni: «che potessi svolgere la funzione osservando, in buona fede, esclusivamente criteri professionali, senza alcuna ingerenza se non quella derivante dai soli compiti istituzionali dei soci»; «che i soci stessi si impegnassero a rendere sostenibile, anche finanziariamente, un progetto credibile di risanamento della società e di consolidamento del ruolo dell’aerostazione in piena compatibilità con il quadro normativo europeo»; «che potessi pubblicamente disporre, come decisione personale, dell’indennità legittimamente e credo anche doverosamente prevista per la carica, eventualmente ridimensionata anche se già abbastanza contenuta, per costituire un fondo da destinare a giovani e meritevoli ricercatori abruzzesi. Il presidente D’Alfonso condivise con particolare enfasi tali condizioni, e da lui poi interpretate e riferite con il suo personale stile comunicativo».

E Mattoschio insiste: « pur essendo pienamente consentito dalla legge e da un regolare deliberato assembleare, non ho percepito alcuna indennità, né rimborso spese, né ho usufruito di alcun mezzo aziendale. Dunque, sottraggo dalle mie risorse personali per finanziare quanto necessario allo svolgimento delle attività di Presidente dell’Aeroporto».

Ribadendo la correttezza di tutta la procedura e nessuna incompatibilità Mattoscio spiega: «continuerà il mio mandato limitatamente ai tempi necessari all’on. Di Stefano per poter indicare una personalità che, con un curriculum confrontabile al mio e possibilmente migliore, accetti di svolgere le stesse mansioni alle medesime condizioni».

Ma Mattoscio dichiaro che sarà dalla sua parte, «anche a fronte di eventuali resistenze dei soci, per favorire  l’avvicendamento proposto, impegnandomi pubblicamente a convocare tempestivamente l’Assemblea della società con il necessario punto all’ o.d.g., appena avrò notizia in merito: sarebbe una bella opportunità da cogliere per la nostra Regione».

Infine chiede a Di Stefano di approfondire in ogni direzione i suoi legittimi dubbi in tema di incarichi, «a cominciare anche da quelli conferiti nel recente passato dalla sua parte politica a figure ricadenti nelle mie medesime fattispecie professionali».

«MATTOSCIO MI CHIARISCA LA LEGGE GELMINI»

«D’Alfonso ha vinto le elezioni, le nomine spettano a lui e non mi sogno minimamente di sostituirmi a lui nell'indicare un altro nominativo». Così il deputato Fabrizio Di Stefano replica a Mattoscio.

Poi il parlamentare di Forza Italia chiede a Mattoscio («dal momento che possiede un fulgido curriculum vitae») di spiegargli cosa intendesse il legislatore nella legge 30 dicembre 2010 n. 240 ( la legge Gelmini) e all' art. 13 del precedente d.p.r. 11 luglio 1980 n. 382 "Aspettativa obbligatoria per situazioni di incompatibilità" quando al comma 10 affermava che:" Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di divieto di cumulo dell'ufficio di professore con altri impieghi pubblici o privati, il professore ordinario è collocato d'ufficio in aspettativa per la durata della carica del mandato o dell'ufficio nei seguenti casi : nomina alle cariche di presidente, di amministratore delegato di enti pubblici a carattere nazionale, interregionale o regionale, di enti pubblici economici, di società a partecipazione pubblica, anche a fini di lucro". In questo caso io intendo che chi è professore ordinario, come lo è lui, non può ricoprire né il ruolo di Presidente della Saga, né il ruolo di  Presidente di TUA , come il prof.  D' Amico ( il quale, peraltro con molto  più garbo e saggezza non ha replicato al mio appunto)».

«Se non prende indennità  come fa a destinare poi 20 mila euro per borse di studio o per altro? Se viceversa li destina a questo scopo significa che è nella sua disponibilità gestire tale somma, e quindi, ha detto il falso e con lui la Regione, quando ha affermato che non percepisce alcuna indennità».