L'EREDITA'

L’ospedale vergogna di Penne, l’incompiuta da 15mln ora costa altri 760mila euro al Comune

Condanna per un esproprio illegittimo di 40 anni fa

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L’ospedale vergogna di Penne, l’incompiuta da 15 mln ora costa altri 760mila euro al Comune

L'ospedale vergogna

PENNE. Un debito di 760 mila euro: è questa la cifra che il Comune dovrà versare alla famiglia Cutilli (in totale 13 eredi) per l'esproprio dei terreni sui quali è stata edificato l’ospedale del Carmine, mai entrato in funzione.

La struttura avrebbe dovuto ospitare prima un ospedale psichiatrico negli anni '70, poi un centro geriatrico dopo l'abolizione dei manicomi nel '79 ed, invece, è rimasto lì, inutilizzato, come esempio eclatante di tipico spreco italico (naturalmente senza responsabili).

E se non bastasse si aggiunge anche la mazzata della condanna del Comune di Penne per la vicenda legata agli espropri. Un caso, anche questo, che si riflette, inevitabilmente, sulle tasche dei cittadini che, non solo non hanno mai potuto utilizzare quell’ospedale, ma adesso devono pagare per i danni di chi non ha saputo gestire l’intera operazione. E si deve ringraziare solo la ‘santa prescrizione’ se non ci saranno ulteriori risvolti tragici, tipo una condanna erariale da parte della Corte dei Conti per i danni prodotti ormai più di trenta anni fa…

La condanna è stata decisa dalla Cassazione che ha chiuso così definitivamente una storia durata due decenni. All’amministrazione comunale è andata decisamente male e adesso è in bilico e  potrebbe anche rivalersi sulla Asl che mai è stata tirata in ballo e che risulta proprietaria dell’immobile. Ma qui ad essere contestata è la procedura di esproprio che all’epoca era stata espletata dal Comune.   

Versare quella cifra vuol dire compromettere in maniera irrimediabile le casse pubbliche e aprire le porte ad un eventuale commissariamento. Ma per sventare questo rischio l’amministrazione di Rocco D’Alfonso è corso ai ripari. E così a metà agosto il Consiglio comunale ha approvato la messa in vendita del 6% delle quote di Vestina gas, per un valore di circa 705mila euro.

Si tratta di un tentativo importantissimo che se andasse a buon fine potrebbe in pratica salvare le sorti del Comune e dell’amministrazione D’Alfonso che altrimenti sarebbe costretto a fare le valige prima del tempo e lasciar entrare un commissario prefettizio. Ovviamente tutto ha un costo e (s)vendere le quote vuol dire comunque privarsi di un bene.  

Prima di quella decisione c’erano state altri due pronunciamenti (primo grado e appello): in entrambi i casi il Comune era stato condannato. Nel 2004 la prima sentenza, confermata poi nel 2009 in secondo grado.

In quel caso i giudici decisero che ai Cutilli spettassero 128.465,55 euro per indennità da occupazione illegittima, 83.584,93 euro per indennità da occupazione legittima oltre gli interessi al 4% sui ratei annualmente rivalutati dal dovuto al saldo.

L’amministrazione ha provato a giocarsi la carta della Cassazione ma anche questa volta è andata male.

I giudici hanno condannato il Comune all'azione risarcitoria a causa dell'illecita occupazione dei terreni, per la quale, secondo i proprietari, non venne emanato un decreto di esproprio, nel periodo che va dal 1º aprile 1981 in poi, quando cioè le aree interessate dalla costruzione dell'immobile passarono sotto la giurisdizione municipale.

Sono stati invece stralciati gli anni precedenti (1973- 1979) quando responsabile dell'occupazione dei terreni, per la realizzazione di quello che doveva essere un ospedale psichiatrico e della viabilità che ne sarebbe stata a servizio, era l'amministrazione provinciale.

«E' evidente», scrivono i giudici, «che, prima della cessazione della occupazione legittima, tra il maggio 1976 ed il febbraio 1978 l'obbligazione al pagamento della indennità, essendo insorta e conclusa nell'ambito del legittimo agire amministrativo dell'occupante Provincia, non poteva considerarsi traslata al Comune quale obbligazione per l'esercizio dell'attività sanitaria, essa permanendo in capo al primo Ente quale obbligo assunto nell'esercizio della promossa procedura espropriativa».

Ma questa vicenda si rivela doppiamente beffarda, non solo perché l’amministrazione dovrà sborsare quei soldi ma perché l’ospedale, per il quale sono stati spesi circa 15 milioni di euro, non è mai entrato in funzione.  La struttura è abbandonata a se stessa nonostante l’imponente utilizzo di fondi per la realizzazione dell’edificio, in costruzione dagli anni ’60.

Oltre 50 anni di tempo per produrre il nulla. Qualche anno fa tornò alla ribalta a seguito di una video inchiesta del Corriere della Sera. Un giornalista, armato di telecamera, entrò all’interno della struttura trovando decine di posti letto, tutti nuovissimi e mai usati ma anche macchinari, frigoriferi, televisori, stampanti, centinaia di sedie a rotelle una sull'altra e ventilatori nuovi ma anche apparecchiature per le sale operatorie e barelle per il pronto soccorso.

In un altro sottoscala invece c'era una distesa enorme di cartelle cliniche. Migliaia, con tanto di lastre e dati personali. Nella sale caldaie sono stati trovati altri costosi macchinari «che hanno l'aria di non essere mai stati usati», ma anche bagni sono intonsi «con l'adesivo protettivo attorno. Le ante delle docce aprono e chiudono senza un inghippo». Sparsi qua e là sono stati trovati anche certificati di garanzia che la ditta che ha eseguito i lavori ha rilasciato agli amministratori locali. I corridoi hanno tutti le luci e i pulsanti per le emergenze; doppi ascensori che probabilmente nessuno ha mai preso. Gli interruttori generali sono immacolati, chiusi in un pannello di plastica trasparente. Tutti sul segno "off". 

Anche la politica, grazie a quel servizio, si risvegliò dall’insolito torpore e la Commissione parlamentare chiese spiegazioni a Chiodi. Venne richiesto un dettagliato report sui costi messi in campo per l’edificazione della struttura e per la dotazione di arredi e sulla conseguente incidenza sul bilancio, pregresso ed attuale, del servizio sanitario regionale».

Tutto inutile: e così pure l’eco delle chiacchiere si è ben presto spento lasciando il posto alla amara verità: soldi pubblici buttati , soldi pubblici da trovare per tappare l’ennesima vergogna del passato.