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Elettrodotto e cavo dal Montenegro, la procura di Pescara archivia le inchieste

Anche le altre procure si accodano: nessuna indagine ha rilevato irregolarità

Redazione Pdn

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Elettrodotto e cavo dal Montenegro, la procura di Pescara archivia le inchieste

Pilone in costruzione

ABRUZZO. Opere pienamente regolari nelle loro autorizzazioni generali: procedura amministrativa corretta. Eventuali irregolarità dal punto di vista urbanistico vengono di fatto sanate dalla autorizzazione di due Ministeri, atti che hanno il potere di operare anche in variante al Prg dei singoli Comuni.

Insomma chi si batte da anni contro le due opere come l’elettrodotto Villanova-Gissi ed il cavo dal Montenegro avrà una ragione in più per parlare di opere imposte ai territori, dove le “imposizioni” arrivano direttamente da due ministri che hanno firmato l’atto che “chiude i giochi”.

Il tutto si evince dalle carte delle inchieste, appena archiviate, del pm Gennaro Varone che da alcuni mesi aveva dato mandato alla Forestale di verificare la fondatezza degli esposti delle associazioni “Acqua Bene comune” e del perito Antonio Di Pasquale aprendo un fascicolo modello 45, cioè senza ipotesi di reato ma di “controllo generale”.

Un controllo che per la vastità dell’opera, delle carte e l’esiguità degli investigatori si è potuto concentrare solo sulla procedura di autorizzazione dell’intera opera, non potendo per ora affrontare ulteriori ipotesi di difformità progettuale poiché l’opera è ancora in corso.  

Fine dei giochi, dunque, e fascicolo chiuso senza nemmeno passare dal gip.

Le motivazioni scarne dei provvedimenti del pm sono similari per i due progetti perché l’iter è identico.

Il documento che “taglia la testa al toro” è il decreto 510 del 13 settembre 2011 del Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali inerente la compatibilità ambientale del nuovo elettrodotto a 380 Kv in doppia terna Villanova-Gissi ed opere connesse, progetto originariamente presentato dalla società mista Abruzzo energia spa.

A questo documento si aggiunge il decreto di autorizzazione n.239/El 195/180/2013 del Ministro dello sviluppo economico con quello dell’Ambiente che approvano definitivamente il progetto.

La forestale prendendo spunto dagli esposti si è però concentrata solo sull’opera nel Comune di Cepagatti, territorio di competenza della procura di Pescara, analizzando la procedura a livello comunale.

Sono stati valutati moltissimi documenti tra cui anche la compatibilità idraulica dell’opera che appare piena secondo gli studi effettuati da alcuni tecnici in sede di progettazione.

E’ stata poi verificata la delibera numero 3 del 2010 del Comune di Cepagatti che dava parere contrario all’opera; delibera superata peraltro dallo stesso Consiglio di quel Comune pochi mesi dopo, in seguito all’erogazione da parte di Terna di 7 mln di euro per le opere di compensazione oltre che delibera “stracciata” dal decreto dei due ministri.

Allora, secondo la Forestale, l’opera è pienamente «assentita» visto che nel decreto ministeriale all’articolo 2 si legge «l’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica nei Comuni in cui l’opera è ubicata».

Anche la non conformità urbanistica espressa in un primo momento dal Comune di Cepagatti viene schiacciata dal decreto ministeriale.

Per cui fine dei giochi. L’elettrodotto ed il cavo risultano per la procura di Pescara opere regolarmente autorizzate. Se c’è dell’altro non è emerso anche perché pare che non vi siano state grandi collaborazioni o l’aiuto dei cittadini.

Nel 2010 era stata già aperta una inchiesta sul cavo dal Montenegro sempre da parte del pm Varone ed anche quella è stata archiviata.

Analoghi esposti presentati alle procure di Lanciano e Chieti hanno avuto medesimo esito. Non si esclude tuttavia che altre inchieste siano ancora aperte.

Gli abruzzesi dovranno farsene una ragione: da queste parti le grandi opere vengono calate dal cielo che le si vogliano oppure no. E dovranno ringraziare Roma ed i suoi ministri.