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Mare inquinato, il centrosinistra non fa chiarezza. Salta mozione di sfiducia al sindaco

Per tre volte Consiglio sospeso tra urla e polemiche

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Mare inquinato, il centrosinistra non fa chiarezza. Salta mozione di sfiducia al sindaco

La maglietta

PESCARA. Il Consiglio non si è fatto, non si è potuto e voluto fare. Tra urla polemiche e una conduzione da parte del presidente Antonio Blasioli (Pd) che non è stata ritenuta (come già contestato in passato) del tutto equilibrata e al di sopra delle parti. Alla fine lo stesso presidente è stato costretto a sospendere per tre volte il Consiglio per «violazione del regolamento», applicazione giudicata troppo rigida. I consiglieri del centrodestra, infatti, indossavano magliette con la scritta «Alessandrini dimettiti», ritenuta dal presidente Blasioli offensive e contrarie al regolamento del Consiglio. Ad assistere al pessimo spettacolo della politica molti cittadini.

La convocazione era particolarmente attesa perché si sarebbe dovuto parlare dell’inquinamento del mare di Pescara, dello sversamento per giorni di una fogna che avrebbe causato numerosi disagi e problemi a decine di persone, al mancato avviso della ordinanza di divieto di balneazione e si sarebbe dovuto votare la mozione di sfiducia al sindaco. Ma pare che nemmeno sull’ordine del giorno opposizioni e maggioranza ci fosse accordo. Alla fine c’è stata una prova di forza che ha screditato un po’ tutti. 

La seduta ha preso il via poco dopo le 17 ed e' stata interrotta dopo alcuni minuti dal presidente proprio in seguito al rifiuto dell'opposizione di togliersi la maglietta con la scritta "Alessandrini dimettiti". Sospensione di un’ora tra le urla.

La scena si è ripetuta dopo 60 minuti: i consiglieri del centrodestra si sono rifiutati per la seconda volta di rimuovere le t-shirt e il Consiglio e' stato nuovamente sospeso ed aggiornato.

Ancora proteste di consiglieri e cittadini che erano presenti e che avrebbero voluto assistere alla discussione.

Alle 20 e' ripreso ma il presidente Blasioli, preso atto dell'impossibilità di avviare i lavori, ha chiuso definitivamente la seduta.

«Ho chiesto personalmente in aula alla destra - sottolinea Enrica Sabatini capogruppo M5S - di levarsi la maglia per permettere lo svolgimento del Consiglio, anche in rispetto dei numerosi cittadini accorsi. Dopo il no, ho chiesto poi alla sinistra lo stesso rispetto per la cittadinanza, autorizzando comunque l'avvio del Consiglio. Il no di entrambi è l'esempio di come le ripicche di partito siano più importanti della salute pubblica».

«Una scena squalificante quella in aula - commentano i consiglieri pentastellati - una lotta muscolare che ha dato spazio solo alla "forma" sacrificando la sostanza ed i contenuti, che avrebbero dovuto essere il fulcro di questo consiglio comunale cosi' sentito dai pescaresi. Un'occasione persa - concludono - per sancire le responsabilita' di questo capitolo nero della storia pescarese. La citta' ha pagato l'irresponsabilita' della sinistra prima e la testardaggine della destra poi e nessuna risposta ad oggi e' stata ancora data. E' incredibile».

Feroci le critiche dei cittadini giunti in Consiglio che hanno bollato il fatto come «una delle peggiori pagine nere della storia politica pescarese».

Purtroppo il fatto è che non si è voluto fare chiarezza sulle responsabilità che hanno generato una serie di problemi di salute a molte persone, tra cui anche bambini, per effetto dello sversamento di 25 milioni di litri di liquami nei giorni tra il 29 luglio e l'1 agosto.

Dopo lo sversamento non vi è stato alcun divieto di balneazione e la popolazione non è stata informata. Il sindaco Alessandrini ha però affermato che l’ordinanza di divieto c’era e che per ragioni di opportunità non è stata pubblicizzata.

Alcuni hanno contestato anche il “bavaglio” imposto dal presidente del Consiglio che questa volta è stato rigido verso le manifestazioni e le critiche al sindaco mentre altre volte sarebbe stato più accondiscendente mettendo da parte il regolamento.

«Una triste, vergognosa mortificazione della democrazia da parte di chi professa solo a chiacchiere il diritto alla partecipazione, e poi la nega nei fatti»: è il commento dell’ex vice sindaco della giunta Mascia, Berardino Fiorilli, oggi promotore dell’Associazione ‘Pescara – Mi Piace’: «doveva essere il giorno del chiarimento pubblico – ha sottolineato Fiorilli -, il giorno in cui il sindaco Alessandrini avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità dinanzi alla città, spiegare perché la condotta si è rotta il 28 luglio, perché ha deciso di non informare la cittadinanza che era in corso uno sversamento di liquami, perché, quando ha ricevuto dall’Arta la certezza della non conformità delle acque, che erano inquinate, ha scelto di non dirlo alla città e di non rendere nota l’ordinanza di divieto di balneazione. E invece nulla di tutto ciò: col pretesto di non gradire le magliette ironiche, democraticamente e opportunamente indossate dai consiglieri di centro-destra, il sindaco Alessandrini e la sua maggioranza hanno preferito la via della fuga strategica impedendo lo svolgimento del Consiglio, e impedendo a me e ad altri cittadini, che si erano regolarmente iscritti, di parlare e di porre domande».