AMBIENTE IN FUMO

Nuovo inceneritore a Lanciano tra due gioielli ambientali

La proposta della società Camillo Marcantonio Sas

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Nuovo inceneritore a Lanciano tra due gioielli ambientali

ABRUZZO. Ai primi di agosto è stato presentato alla Regione Abruzzo un progetto denominato “Piattaforma tecnologica per la generazione e il recupero di energia da combustibili alternativi”.

Si tratta di un impianto  a biomassa/inceneritore da 26 MWt (5 volte maggiore di quello di Treglio) e si annuncia una nuova battaglia ecologista.

L’impianto potrà trattare rifiuti di tutti i tipi, «compresi quelli tossico-nocivi e speciali per trasformarli in gas (syngas), olio (synoil) e carbone (chair), combustibili che poi verranno bruciati per alimentare 24 ore su 24 una turbina a vapore per la produzione di energia elettrica», denuncia l’associazione Nuove Senso Civico che da solo ha scoperto il progetto.

L’impianto avrà un’estensione così grande da interessare due comuni: prevalentemente Lanciano con la contrada Colle Campitelli ma anche parte del Comune di Sant’Eusanio del Sangro in località Brecciaio.

La ditta proponente è la “Camillo Marcantonio sas di Camillo e Nicola Marcantonio” con sede legale a Mozzagrogna in Corso Marcantonio 2. Gli introiti economici per gli imprenditori sono rappresentati dal conferimento dei rifiuti e dalla vendita agevolata di energia elettrica.

«I vantaggi per la Comunità ospitante (e non consultata) non vengono specificati», denuncia l’associazione, «probabilmente perché non ne esiste neanche uno.  E guarda caso questi progetti vengono astutamente presentati quasi sempre nel mese di agosto, approfittando della sperata disattenzione dovuta a ferie e vacanze estive».

 L’IMPIANTO
L’impianto avrebbe una potenzialità annua di gestione dei rifiuti di 52.560 tonnellate anche se l’azienda sostiene che ne tratterà 33.000 circa. Userebbe Combustibile Solido Secondario – CSS proveniente dal trattamento dei rifiuti, sia attraverso l’acquisto sul mercato (prodotto già finito) sia producendolo esso stesso acquisendo e trattando in loco materiali plastici (il Plasmix e altre plastiche).

Durante questo processo, secondo il progetto, potrebbero formarsi polveri e altri emissioni da raccogliere e trattare con cappe e filtri a maniche.

Poi questo materiale sarebbe introdotto in una camera di pirolisi, in questo caso senza emissioni, per la formazione di tre prodotti, il syngas (gas) pari, secondo ai dati forniti dall’azienda, al 78% della massa originaria dei rifiuti, il synoil (liquido) pari al 4% della massa iniziale e il char (solido) pari al 18%.

 Il syngas verrebbe bruciato in una caldaia per la produzione di energia elettrica con turbina a vapore, della potenza nominale di 4,990 MWe con emissioni in atmosfera. Invece le altre due componenti, il synoil, liquido, e il char, solido, pari a quasi ¼ della massa in entrata, (quindi circa 8.000 tonnellate/anno), resterebbero a loro volta come rifiuti da smaltire nuovamente in discarica o da bruciare in cementifici (con relative emissioni).

 IMPIANTO TRA DUE GIOIELLI
Il Forum dell’Acqua parla di «intervento di retroguardia» e ricorda che l'impianto sorgerà tra due gioielli ambientali, i siti sic del lago di Serranella e del bosco di Mozzagrogna.
Pensare di installare un nuovo capannone con tali emissioni in un territorio che dovrebbe fungere da corridoio ecologico ci pare del tutto errato; 

Il sito incide su uno dei pochi tratti ancora liberi di strutture pesanti della val di Sangro, dove, «con minimi interventi di riqualificazione, sarebbe possibile far passare la pista ciclabile del Sangro per unire, ad uso turistico, la costa con l'interno», sottolinea il Forum. Già ora vi è una ciclovia usata dai bikers inaugurata due anni fa e molto apprezzata perché collega siti naturalisticamente importanti. Si faranno passare i turisti a fianco ad un inceneritore?

 «NON E’ LA SOLUZIONE»

Anche il Wwf dice no e cita il recente Position Paper della Sezione italiana dell’ISDE (International Society of Doctors for Environment), dove si può leggere: “Dal punto di vista sanitario, l’incenerimento è senza dubbio il peggior modo di trattare i rifiuti, perché ne riduce solo il volume. Per di più, questa metodica da un solo tipo di scarto ne genera tre (aeriformi, liquidi, solidi), ciascuno dei quali contenente sostanze tossiche, mutagene e cancerogene. A loro volta, le frazioni liquide e solide devono essere smaltite, mentre quella aeriforme viene direttamente smaltita nell’atmosfera, che viene così trasformata in una sorta di discarica per rifiuti speciali pericolosi”.

E l’associazione insiste: «l’incenerimento non è conveniente neppure dal punto di vista dei risultati. Una discreta raccolta differenziata può ragionevolmente ridurre al 30% o anche a meno la parte residuale dei rifiuti da  destinare alla discarica. Ebbene le scorie alla griglia, cioè quel che avanza dopo la combustione, rappresentano circa il 30% del materiale bruciato (dato ARPA Emilia e Romagna), che andrà comunque destinato alla discarica, con l’aggravante che si tratta a norma di legge di un rifiuto speciale, per il quale servono maggiori cautele ed ovviamente maggiori costi di gestione». 
«Sappiamo che gli inceneritori possono produrre emissioni tossiche e cancerogene, dunque, gli inceneritori sottopongono la popolazione a rischio sanitario oltre che ambientale», denuncia anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi. «Inoltre, non eliminano il problema delle discariche, anzi disincentivano la differenziata. L’Unica via percorribile, sostenibile e necessaria è una politica di gestione che persegua obiettivi progressivi di prevenzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo». I grillini parlano dunque di «scempio ambientale» e sono sicuri su quello che bisognerà fare nei prossimi mesi: «bloccarlo ad ogni costo».

In prima linea anche il coordinatore cittadino di Progetto Lanciano Pino Valente che assicura: «come movimento civico abbiamo preso un impegno ben preciso con i cittadini: mai più industrie potenzialmente insalubri per la salute dei cittadini nella Frentania».