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Studentato Chieti, studenti sfrattati dall’ex Villaggio Mediterraneo non a norma

I dubbi di Di Stefano: «che ruolo ha Febo?»

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Studentato Chieti, studenti sfrattati dall’ex Villaggio Mediterraneo non a norma

CHIETI. Lo studentato Campus X di Chieti da' lo sfratto ai circa 200 studenti universitari che entro ieri hanno dovuto lasciare gli alloggi e cercare alternative.

La struttura, gestita da una società privata, la Campus X, appunto, non risulta in regola con la normativa regionale che prevede la gestione di uno studentato solo per le onlus. Per questo motivo, il Comune di Chieti ha inviato una diffida alla società.

Per continuare a gestire la struttura (non di sua proprietà) la società avrebbe dovuto chiedere al Comune il cambio di destinazione d'uso in casa albergo. Ma avrebbe anche dovuto adeguare strutturalmente  le due torri a struttura ricettiva. Cosa che non è mai stata fatta.

Protestano gli studenti che pagano sulla loro pelle le decisioni del privato e la diffida dell’amministrazione pubblica. Fatte le valigie in fretta e furia dovranno trovare una nuova sistemazione e sono furiosi.

«E' incredibile che a ridosso della prima sessione accademica dopo la pausa estiva, centinaia di studenti universitari si ritrovino senza alloggio per via di una assurda delibera della Regione che impone la chiusura della struttura ubicata nell'ex villaggio mediterraneo» commenta in una nota Alessio Capone, responsabile regionale del Blocco Studentesco.

«La chiusura degli alloggi - continua - significa non solo ledere gravemente il diritto all'istruzione degli studenti, che saranno costretti a cercare affitto presso privati con un consistente aumento della spesa che non tutti potranno sostenere, ma anche provocare un danno all'economia cittadina, con la possibile perdita di parte dell'indotto economico derivante dagli studenti».

Scettico il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, secondo cui la struttura «è nata male e finita peggio».

L’immobile fu il risultato di una Legge Regionale ad hoc, voluta dall'allora Governo Del Turco,  che non solo dava enormi premi urbanistici agli imprenditori a capo dell'iniziativa ma, nelle sue
intenzioni, avrebbe dovuto obbligare Asl, Ater ed Università ad acquistare tutte le strutture che sarebbero rimaste sul territorio dopo l'evento sportivo.

«Una Legge Regionale», ricorda oggi Di Stefano, «che obbligava enti che avevano una propria autonomia, o addirittura soggetti diversi, come l'università, a degli acquisti "improvvidi", è sicuramente discutibile. Un'opera di impatto architettonico assolutamente opinabile collocata in una delle porte d'ingresso della città».

E Di Stefano si sofferma sul ruolo di Luigi Febo, candidato sindaco alle scorse amministrative contro il sindaco uscente e riconfermato Umberto Di Primio.

Nei giorni scorsi Il Centro ha scoperto che nel 2013 proprio Febo firmò un documento importante in nome e per conto della Campus X, la società che gestisce lo studentato. A che titolo?

Di Stefano ricorda che all’epoca della costruzione del Villaggio Febo era assessore del Comune di Chieti, «per cui quanto meno le responsabilità politiche di quell'obbrobrio urbanistico ce le aveva e ce le ha tutte.
Ricordo poi - spiega Di Stefano- che il principale promotore dell'iniziativa fu l'impresa Di Cosmo, nel mentre la sorella era assessore comunale e collega di Febo. Vedere ora che Luigi Febo è anche delegato, o almeno così sembrerebbe, o comunque estremamente interessato (anche se fosse soltanto un interesse politico), lascia decisamente perplessi , e che questa specifica attenzione perduri nel corso degli anni. Scoprire poi che quell'immobile è oggi di proprietà dell' Inpdap lascia ancor di più stupiti».