FUNERALI E MAZZETTE

Caro estinto, «appalto pilotato in ospedale romano». Arrestati i Taffo

Nove arresti, tra questi anche due della nota impresa aquilana

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Caro estinto, «appalto pilotato in ospedale romano». Arrestati i Taffo

ROMA. Nove arresti questa mattina da parte della Squadra Mobile di Roma, con la collaborazione dei militari della Compagnia Carabinieri “Montesacro”, del Reparto Prevenzione Crimine “Lazio” e del Reparto Mobile di Roma.

In manette persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, porto abusivo di armi da fuoco, usura aggravata e turbata libertà degli incanti.

In manette anche due componenti della famiglia Taffo azienda funebre abruzzese con diversi sedi tra la Capitale e L’Aquilano. Gli arresti di questa mattina hanno riguardato Luciano Giustino Taffo, 56 anni, di Poggio Picenze amministratore della società e Daniele Taffo, 27 anni, rappresentante legale della srl. La famiglia è molto nota  nel capoluogo abruzzese, Angelo Taffo ad esempio (non colpito da misura cautelare questa mattina) è presidente di Confartigianato regionale dopo essere stato a capo di quella provinciale dell'Aquila.

La stessa famiglia Taffo, con Piero e Luciano Giustino, è attualmente sotto processo per una presunta truffa da 20 mila euro per aver fatturato servizi in più nell'ambito dell'affidamento diretto dei funerali di Stato di 205 delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009 e di alcune esequie in forma privata di altri defunti del sisma.

E sempre i Taffo nei mesi scorsi erano stati al centro di alcune perquisizioni nell’ambito di una inchiesta sul presunto pilotaggio dell'appalto per i servizi mortuari del  San Camillo Forlanini di Roma.

GLI INDAGATI

Sono stati arrestati stamattina anche Egisto Bianconi di 47 anni, direttore generale dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, Diego Cardella di 43 anni, assistente capo della polizia in servizio al Viminale, Fabrizio Coppola di 46 anni, Filippo Zanutti di 43. Risultano irreperibili Guerino Primavera di 57 anni, Fabrizio Primavera di 35 e Daniele Primavera di 32.

L’APPALTO ‘PILOTATO’

Le indagini avrebbero permesso di documentare l’assegnazione fraudolenta di un appalto, a favore di Luciano Giustino Taffo e del figlio Daniele, noti imprenditori titolari dell’omonima ditta di pompe funebri aquilana.

Il progetto criminoso sarebbe partito, in realtà, da Daniela Chimenti, moglie di Guerino Primavera la quale - impiegata come operaia nella società di pulizie Linda s.r.l. all’interno dell’ospedale Sant’Andrea - era venuta a conoscenza, in via riservata, della prossima indizione, da parte dell’Azienda Ospedaliera di una gara d’appalto per i «servizi mortuari» ed aveva attivato il marito con il suo amico Luciano Giustino Taffo che si era mostrato interessato all’affare.

Da quell’iniziale input, la Chimenti ha coinvolto una sua collega di lavoro, Barbara Severini che, dietro promessa di una congrua remunerazione, insieme al marito Fabrizio Coppola, imprenditore edile di Campagnano avevano trovato il «contatto giusto» nella persona di Egisto Bianconi, direttore amministrativo, prima, ed attualmente direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’ Andrea.

BIANCONI HA PILOTATO L’AFFARE?

La Procura sostiene che Bianconi, messo quindi in contatto con i Taffo, avrebbe in vario modo “pilotato” avvalendosi del suo collaboratore  Filippo Zanutti - responsabile unico del procedimento e presidente della commissione di gara - l’aggiudicazione dell’appalto facendo conoscere anticipatamente ai Taffo il contenuto del bando di gara che veniva loro materialmente consegnato, tramite Fabrizio Coppola, venti giorni prima della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. 
Sarebbe stata quindi confezionata, questa è l’ipotesi accusatoria, da parte della ditta Taffo s.r.l. un’offerta tecnica ed economica ineccepibile da un punto di vista formale che sbaragliava il precedente aggiudicatario dell’appalto e gli altri controinteressati, con la promessa da parte dei Taffo della consegna a Bianconi di una somma di denaro nonché di procedere ad assunzioni presso la propria ditta di persone appartenenti ai nuclei familiari di Primavera e Coppola.

LE INTERCETTAZIONI

 Emblematiche, secondo gli inquirenti, le conversazioni intercettate nelle quali gli indagati - avuta notizia dell’aggiudicazione formale dell’appalto da parte dei Taffo - avevano esclamato con spirito “predatorio” che di lì a poco sarebbe arrivato per loro un lauto guadagno «…ha vinto……tirasse fuori i soldi….non siamo ragazzini nessuno: queste cose uno ce magna….».
In particolare, sottolineano gli inquirenti, sarebbe emerso il comportamento spregiudicato delle colleghe di lavoro Daniela Chimenti e Barbara Severini quando nel calcolare il “giro d’affari” della camera mortuaria del Sant’Andrea riferivano che «….effettua la media di cinquecento decessi all’anno….a tre mila euro la media a funerale…. e` un milione e mezzo di euro l’anno…» facendo riferimento alle loro aspettative di guadagno «…..e noi vogliamo mangiare anche un bel piattino de fettucine … poi ce` il salmone e altre cosette….me raccomanno …. che questo io entro a lavora con loro faccio la becchina, glie faccio…».
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari in carcere sono state eseguite circa 20 perquisizioni locali nei confronti di altrettanti indagati effettuate congiuntamente dalla Squadra Mobile e dalla Compagnia Carabinieri “Montesacro”.
 

LA DROGA

Le indagini, secondo la questura, avrebbero documentato anche le attività illecite di un’articolata organizzazione criminale che operava nel quartiere capitolino di San Basilio - attiva nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti usura ed altri reati – che faceva capo alla famiglia Primavera ed, in particolare, a Guerino ed ai figli Fabrizio e Daniele.
Il gruppo avrebbe raggiunto in poco tempo la totale egemonìa di una lucrosa “piazza di spaccio”, a San Basilio, spartendosi, «in modo armonico», così dice l’accusa, sia per orari che per tipologia di stupefacente e di clientela, gli angoli di strada, i parcheggi e gli androni dei palazzi anagraficamente corrispondenti a via Mechelli, via Gigliotti e via Carlo Tranfo.

«SENTINELLE NEI PUNTI STRATEGICI»
La particolare conformazione della zona, un’area di edilizia popolare racchiusa tra alcuni spazi condominiali ed accessibili unicamente da via Mechelli e via Montegiorgio - all’interno della quale i pusher avevano il compito di prendere le “ordinazioni” e di cedere la droga, dopo passaggi intermedi, ai relativi acquirenti – avrebbe permesso ai Primavera ed agli altri indagati un completo “controllo territoriale” con predisposizione di “sentinelle” piazzate nei punti strategici, finanche sui tetti degli edifici, per rilevare l’eventuale accesso delle Forze dell’Ordine nel quartiere.
Ciò avrebbe permesso l’accaparramento di un’ingente fetta di mercato illegale dello spaccio nei quartieri Tiburtina, San Basilio, Nomentana, Talenti, Tufello e Fidene e del limitrofo comune di Fonte Nuova con una ben congegnata suddivisione dei compiti a seconda dello stupefacente richiesto: a Fabrizio Primavera si rivolgevano gli acquirenti di cocaina mentre al fratello Daniele gli acquirenti di marijuana e hashish.

PRESTITI USURARI
Questa spartizione territoriale, sostiene sempre l’accusa, sarebbe avvenuta in una sorta di “leale” e non belligerante concorrenza tra tutti i gruppi criminali coinvolti nel quartiere San Basilio producendo una rilevante disponibilità economica alla famiglia Primavera, derivante dai traffici illeciti, che è stata incrementata con il sistema dei prestiti usurari e dal forte vincolo di intimidazione in grado di suscitare sul territorio. 
Le indagini hanno, infatti, documentato che le metodologie utilizzate dai due fratelli Daniele e Fabrizio nella gestione della piazza di spaccio e nel controllo del nutrito gruppo di pusher gravitanti attorno alla “piazza” erano connotate dall’utilizzo sistematico di minacce e atti di violenza e, se necessario, con l’aggressione fisica di coloro i quali non si erano sottoposti “alle regole”.


LA PERICOLOSITA’

Secondo gli inquirenti la famiglia Primavera poteva disporre di armi da fuoco ed era in grado di introdursi, «in maniera tentacolare», nel mondo delle Istituzioni pubbliche.
Il “regista” dei vari riusciti tentativi di “contatto” con le Istituzioni pubbliche è stato individuato in Guerino Primavera che, da un lato, si è giovato del privilegiato rapporto con un appartenente alle Forze dell’Ordine per acquisire notizie coperte da segreto d’Ufficio e, dall’altro, avrebbe abilmente condotto, in maniera occulta, le trattative per l’ingresso di noti imprenditori del settore delle “pompe funebri” nel turbare l’aggiudicazione di una gara d’appalto bandita da uno dei più importanti nosocomi capitolini.

E gli investigatori puntano il dito contro Diego Cardella, assistente capo della Polizia di Stato attualmente in servizio al Commissariato Viminale, che è stato tratto in arresto oggi perché avrebbe violato i doveri di segretezza inerenti alle funzioni esercitate e si sarebbe messo “a disposizione” di Guerino Primavera e dei figli rivelando loro notizie ancora segrete, apprese grazie al servizio pubblico prestato e l’esistenza di indagini preliminari e la prossima esecuzione di operazioni di polizia giudiziaria per procurarsi un ingiusto profitto patrimoniale: acquisto gratuito di droga e mancata restituzione di un prestito erogatogli da Primavera.