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Pescara: palazzine vista mare e l’emendamento «porcata» che salva i costruttori

Acerbo: «il Comune lo sapeva ma non ha detto niente»

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Pescara: palazzine vista mare e l’emendamento «porcata» che salva i costruttori

PESCARA. Un muro di cemento con appartamenti vista mare verrà realizzato sulla riviera sud accanto all’ex-Cofa grazie a un comma inserito alla chetichella nella legge di stabilità a dicembre scorso. Ma questa ‘novità’, vecchia ormai di 7 mesi, è stata svelata nelle ultime ore dall’ex consigliere comunale e regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.

Oggi Rc non siede né in Comune né in Regione ma Acerbo continua questa battaglia anche fuori dal palazzo, una battaglia cominciata diversi anni fa e che non è ancora conclusa.

«Il comma in questione», spiega Acerbo, «è stato utilizzato dalla Pescaraporto srl (la società interessata a costruire a due passi dal mare, ndr) per cercare di ribaltare al Consiglio Di Stato la sentenza con cui il TAR di Pescara aveva annullato il permesso rilasciato dal Comune».

«UN ECOMOSTRO VISTA MARE»

Secondo l’esponente di Rifondazione c’è il rischio di un altro ecomostro sul mare, dopo la caserma della GdF. Chi ha presentato l’emendamento che salva i progetti dei costruttori? «Qualche traccia c’è», rivela Acerbo: «la relatrice al Senato del provvedimento era la senatrice Ncd Federica Chiavaroli».

Secondo Acerbo, inoltre, il Comune di Pescara sapeva di questa novità ma non l’ha detto a nessuno. E c’è una domanda al momento senza risposta: «che ruolo ha svolto D’Alfonso?».

UN ALBERGO… ANZI NO

Negli anni scorsi proprio Rifondazione riuscì a scongiurare un’operazione edilizia «sconsiderata» della precedente amministrazione comunale che aveva autorizzato la costruzione di tre edifici dell’altezza di 21 metri da parte di privati sulla riviera sud, lato mare, nelle aree adiacenti all’ex-Cofa e nell’ambito del Piano particolareggiato 2.

Si era detto che sarebbe sorta una grande struttura turistico-ricettiva che avrebbe creato occupazione «mentre in realtà i privati avevano già richiesto cambio di destinazione d’uso», sottolinea Acerbo. «Insomma il grande albergo era solo uno specchietto per le allodole. In realtà, comprensibilmente per loro, i privati vogliono realizzare appartamenti vista mare».

Ottennero dal Comune di Pescara un illegittimo permesso di costruire «rilasciato», ricorda oggi Acerbo, «sulla base di un’interpretazione assai fantasiosa del Decreto Sviluppo di Berlusconi e soprattutto della vergognosa legge regionale approvata dal centrodestra nella precedente legislatura sotto la dettatura dei “palazzinari”». La legge regionale regala premi di volumetria dal 20% al 50% e consente di derogare ai parametri fissati dai piani regolatori.

Rifondazione dimostrò che Comune di Pescara e Regione Abruzzo erano andati oltre persino le contestatissime disposizioni di Berlusconi volte a deregolamentare l’attività edilizia perché comunque la legge nazionale prevedeva che quel tipo di deroghe e premialità si applicassero solo nel caso di singoli edifici.

«Dimostrammo ampiamente», continua Acerbo, «che quel permesso era illegittimo e il Tar bocciò quell’autorizzazione con relativo progetto».

Il Tribunale rilevava anche che l’intervento edilizio contrastava inoltre con il Piano particolareggiato non solo per quanto riguarda le volumetrie e la localizzazione degli edifici ma anche per il mancato rispetto della percentuale di aree di cessione prevista.

 LA SVOLTA ALLA VIGILIA DI NATALE

Poi qualcosa è cambiato… a pochi giorni da Natale. Nella legge 190/2014 (“legge di stabilità”) approvata dal parlamento il 23 dicembre 2014 viene infatti inserito all’articolo 1 un comma, il 271, che secondo Acerbo «appare scritto proprio per consentire ai privati di ottenere al Consiglio di Stato la rivincita e il via libera al loro mega-intervento edilizio».

Cosa dice il comma? Che «le agevolazioni incentivanti previste  in  detta  norma prevalgono  sulle  normative  di  piano  regolatore  generale,  anche relative a piani particolareggiati o attuativi».

«Difficile», insiste Acerbo, «non pensare che la norma sia stata scritta per risolvere il caso pescarese, anche se può essere applicata nelle regioni, come Campania e Calabria, che hanno fatto leggi sciagurate in applicazione del “decreto sviluppo”  che sono state copiate dall’Abruzzo. E’ stupefacente che in parlamento passi una sveltina del genere che è peggio di un condono edilizio».

IL RUOLO DI CHIAVAROLI

Di chi era la manina che ha inserito questa “porcata”? «Di sicuro», spiega ancora Acerbo, «lo sa la relatrice al Senato della “legge di stabilità” che guarda caso era la pescarese Federica Chiavaroli del NCD che fu anche la principale artefice con Sospiri e Pagano della pessima legge regionale in stile campano-calabrese. Chi conosce i lavori parlamentari sa che un emendamento non può sfuggire al vaglio del relatore del provvedimento e dunque come minimo la Chiavaroli ne era a conoscenza. Non escluderei che sia stato lei a presentarlo ma questo va verificato. La Chiavaroli conosce benissimo la questione essendo stata in Consiglio regionale e comunale sostenitrice della Legge edilizia regionale che oltre a regalare premi di volumetria è stata fatta ad hoc per non consentire che il PP2 avesse un iter trasparente di approvazione in Consiglio Comunale. Impossibile che non si sia accorta della norma che ha votato e credo di poter dire che è facile immaginare che sia stata confezionata a Pescara dallo stesso legale dei costruttori che scrisse la legge regionale e che passava ore nel gruppo del PDL per assistere i consiglieri che dovevano fronteggiare miei argomenti».

IL CONSIGLIO DI STATO POTREBBE RIBALTARE TUTTO

Insomma in parlamento è stata approvata un’interpretazione autentica della norma che potrebbe ribaltare il giudizio del Tar e infatti nella memoria presentata al Consiglio di Stato dalla Pescaraporto srl si fa ovviamente notare “come il legislatore si sia fatto carico di fornire un’ulteriore specificazione della portata e della finalità della legge n.106/11, ribadendo che, dalla sua promulgazione, questa dovesse sempre prevalere sulle disposizioni contenute nelle differenti normative generali e particolari previste in ambito locale”. Per l’avvocato della Pescaraporto srl l’interpretazione autentica natalizia ha una “portata chiarificatrice” che comporta “l’incensurabilità dell’operato dell’organo comunale con riguardo al rilascio del permesso di costruire”.

L’EFFETTO RETROATTIVO

L’interpretazione autentica ha un effetto retroattivo e quindi il parlamento approvando quel comma non ha solo legiferato sul futuro ma è anche intervenuto nel contenzioso in atto.

«E’ paradossale», insiste Acerbo, «che un partito – il PD – che aveva votato contro il “decreto sviluppo” di Berlusconi invece di abrogarlo lo abbia “interpretato” in una maniera ancor più a favore del più totale arbitrio dei palazzinari. L’interpretazione autentica del PD è più berlusconiana del decreto che aveva fatto Berlusconi».

REGIA PESCARESE?

Comunque siano andate le cose il progetto edilizio privato ha potuto giovarsi prima di una legge regionale del centrodestra e ora di una norma approvata in parlamento dal PD e dai suoi alleati.

«Se è comprensibile il sostegno della Chiavaroli e del NCD», continua Acerbo, «c’è da domandarsi come mai l’abbia approvata il PD. Forse converrà esaminare chi sarà beneficiato dalla norma approvata. E’ difficile non vedere una regia pescarese della sveltina romana».

Ma Acerbo parla anche dell’ipocrisia della politica pescarese: «sapendo che si trattava di una porcata nessun parlamentare, Chiavaroli compresa, ha avuto la faccia tosta di fare a Pescara un comunicato o una conferenza stampa per rivendicare questo capolavoro. Quelli che avrebbero dovuto essere contrari non se ne sono nemmeno accorti e i favorevoli si son ben guardati dal dire nulla».

«Stranamente», continua Acerbo, «su queste aree di cui si parla tantissimo da anni a nessuno è venuto in mente di dirci che era stata confezionata una norma ad hoc per la cementificazione selvaggia. Tutta Pescara ne parla – l’onnipresente presidente della Regione D’Alfonso ne ha fatto un cavallo di battaglia dell’area ex-Cofa – eppure nessun politico ha avvisato la cittadinanza».

CHE FARE?

Acerbo chiede l’intervento di qualche «parlamentare per bene»: «dovrebbe farci sapere chi ha presentato l’emendamento, poi bisognerebbe immediatamente presentare una proposta di abrogazione. La Regione Abruzzo dovrebbe a sua volta abrogare la legge e avrebbe il dovere di farlo perché sia Sel che il PD che oggi governano, votarono con me contro il provvedimento. Quindi coerenza vorrebbe che lo stesso venga immediatamente abrogato e che l’Abruzzo si doti di una legge decente come quelle di regioni come Marche o Puglia».

COSA FARA’ ADESSO IL COMUNE?

«Vorremmo capire ora cosa farà il Partito Democratico che nel passato si era opposto al decreto sviluppo in Regione», commenta la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini, «tutelerà gli interessi della città fermando questa ulteriore speculazione edilizia o se ne laverà le mani come Ponzio Pilato? L’Amministrazione comunale ha intenzione di portare a termine l’iter del PP2 o vuole lasciare la pianificazione di quelle aree solo nelle mani dei privati?»

In attesa di risolvere le questioni poste dal Genio Civile che, per precauzione, ha bloccato l’iter di approvazione del piano fino a quando non verrà escluso, con ulteriori studi, che il rischio di alluvione del fiume Pescara non sussiste, i 5 Stelle chiedono all’Amministrazione Comunale di dare un indirizzo chiaro ed univoco sul destino della zona portuale. «Fino ad ora è stato palese che l’unica preoccupazione del Sindaco Marco Alessandrini sul PP2 fosse quella di assecondare le smanie del presidente D’Alfonso di abbattere l’ex Cofa. E’ giunto il momento per colui che tiene stretto a sé la delega all’urbanistica, di chiarire se saranno i privati a decidere il futuro della zona portuale o se il Comune di Pescara ha ancora un ruolo e delle idee nella pianificazione della città».