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Commissione parlamentare su Bussi: la profezia di Goio e le altre incredibili rivelazioni

Il pm svela l’inchiesta segreta e D’Alfonso parla delle “voci” sul processo anomalo

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 Commissione parlamentare su Bussi: la profezia di Goio e le altre incredibili rivelazioni

Adriano Goio

ABRUZZO. Ci si aspetterebbe resoconti estenuanti, noiosi e inutili, invece le audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta su Bussi nascondono sorprese che non ti aspetti.
Parlano tutti, parlano molto, chi a braccio, chi con carte alla mano ed è possibile ricostruire l’incredibile tormentata vicenda dell’inquinamento ambientale - il disastro di Bussi - ascoltando tutte le versione di tutte le parti in causa.
Ognuno aggiunge un particolare al mosaico, molti fatti, zero responsabilità (almeno apparentemente) emergono dalle centinaia di pagine di resoconti stenografici pubblicati.
La parte più misteriosa è forse quella che riguarda il commissario straordinario Adriano Goio che si lancia in una strana e non richiesta “profezia” dalla molteplice lettura parlando della gara per la bonifica che ha già pronta sul tavolo e del possibile vincitore.
C’è poi il pm di Bussi, Anna Rita Mantini, che rivela l’esistenza di una inchiesta ancora segreta e sconosciuta prima sulle carte della bonifica.

C’è poi D’Alfonso che non perde occasione per parlare male di Goio ma anche per assicurare che lui ha sentito solo «voci» circa l’anticipo dell’esito del processo che nulla lasciavano intendere di certo. Poi si scopre che è sempre il governatore a suggerire e perorare il ricorso della procura in Cassazione persino al Ministro per evitare di perdere tempo e scongiurare la prescrizione… 
E poi c’è il sindaco di Bussi con le sue rivelazioni private e lo svelamento di un documento sconosciuto persino al processo…. 
E sono tante e insistenti poi le domande sull’omertà diffusa a Bussi: i parlamentari della commissione  rimangono quasi attoniti e sconvolti dal fatto che nel resto d’Italia processi come quello che si è celebrato a Chieti vedono sfilare decine di testimoni, cittadini di buona volontà animati da senso civico che denunciano e contribuiscono alla ricerca della volontà. 
A Bussi invece i testimoni erano solo quattro…   

GOIO:«TOTO POTREBBE VINCERE LA GARA CHE NON HO ANCORA BANDITO»
Il commissario governativo nominato dal governo Berlusconi nel 2006 famoso perché all’epoca veniva chiamato a risolvere una emergenza ambientale che era ancora… segreta (la discarica Tre Monti sarà scoperta “ufficialmente” solo nel 2007 dalla Forestale).

Goio negli anni è stato molto criticato sia per l’«incarico senza tempo», cioè senza scadenza o obiettivi da raggiungere e con pochi fatti nel proprio curriculum. Il commissario parla di quello che è avvenuto in questi anni e del problema della bonifica: le difficoltà, cosa fare, quanti soldi, i soggetti coinvolti ed il tempo perso.

ADRIANO GOIO, COMMISSARIO STRAORDINARIO: Una società locale, la Toto, aveva proposto alle amministrazioni pubbliche – Regione e Provincia – di intervenire lei sui siti; da lì si è instaurato un tavolo, cui partecipavano la Toto, il commissario e l'Avvocatura dello Stato, che si è protratto per due anni e mezzo, ma non si è concluso nulla; alla fine, ho dovuto tagliare il nodo gordiano e ho scritto una lettera – non violenta, non cattiva – dove pretendevo di sapere che intenzioni avessero costoro, perché ogni volta che si faceva un passo in avanti, se ne facevano due indietro. Dovevo garantire, per esempio, la bancabilità: ma come può un commissario garantire la bancabilità a una società privata ? Era lei a doversela garantire!

 Adesso la situazione si è congelata e la società Toto torna in gioco, perché ha fatto avance anche su questa seconda fase di interventi: potrebbe essere la società che vince la gara. Certo, la gara che ho intenzione di mettere in piedi – ho già una bozza di gara europea – è una sorta – non so se si può dire così – di gara «militarizzata». La difficoltà di avere la garanzia su queste materie, che lei conosce perfettamente, è quella di evitare infiltrazioni mafiose o camorristiche all'interno delle gare stesse. Evidentemente, forse sarà un appalto a misura, perché non è possibile immaginare prima quanto materiale verrà fuori. Si indicherà, quindi, un certo prezzo per i materiali pericolosi a misura, un altro prezzo per i materiali non pericolosi e uno per gli inerti.
  Detto questo, il problema è che ci vorrà un servizio h24 di videosorveglianza, dovranno esserci dei militari a sorvegliano l'area, una direzione lavori capace, che controlli i mezzi in entrata e in uscita, affinché non venga dichiarata asportazione di materiali pericolosi (laddove magari sono inerti e si pagano come pericolosi). Insomma, la gara dovrà essere «blindata» e ci stiamo attrezzando. Credo che andiamo verso la fase dei progetti non definitivi. Ora resta da vedere se appalteremo progetti preliminari o definitivi, ma comunque ci sarà una commissione di gara che esaminerà il tutto, ci saranno vari punteggi, insomma, le solite cose che si fanno con questo tipo di gare.
  Credo che ci sia anche molta aspettativa, perché il lavoro manca e queste società sono tutte in preallarme. Dalle richieste che si fanno, in via diretta o indiretta, ho la sensazione che ci sia molta richiesta. Questo dovrebbe far bene, perché quando c’è grande richiesta le gare, se fatte bene, sono redditizie. Certo, se poi si fa il gioco al massimo ribasso, è preferibile non parlarne neanche. Questo è lo stato dell'arte. Noi siamo pronti con un progetto preliminare, sia per le aree esterne, sia per il disinquinamento totale, sia per l'area Medavox fatta da SOGIN, sia per il completamento finalizzato all'insediamento delle industrie. Questi progetti saranno esaminati in una prossima conferenza dei servizi, che si farà presso la Regione, assieme alla quale decideremo come procedere per arrivare alla soluzione finale.



Le parole di Goio assumono un valore enorme perché rilasciate di fronte alla Commissione speciale di inchiesta sui rifiuti che si occupa del caso Bussi e che ha pari poteri rispetto a quelli della magistratura e per questo affermare che Toto «potrebbe essere la società che vince la gara» peraltro non ancora bandita  significa essere certi persino che il gruppo abruzzese parteciperà proprio a quella gara per l’escavazione dei rifiuti.

Lanciarsi in “profezie” del genere al bar, magari, è cosa comune, in una sede così ufficiale quel passaggio lascia perplessi anche perché Goio parla di gara «blindata» e «militarizzata» ma come tutte le altre con «una commissione di gara» e «punteggi».
Dal canto suo la Toto spa fa sapere che l’ultimo atto sulla vicenda è la loro partecipazione al bando per la bonifica e reindustrializzazione di due anni fa dal Comune di Bussi e di cui non hanno saputo più nulla.
Goio, inoltre, fa capire che sarà molto difficile sapere quali  e quanti veleni ci sono nei terreni da bonificare ma questo significa che tutte le caratterizzazioni molteplici fin qui effettuate a caro prezzo sono state e saranno comunque insufficienti.

D’ALFONSO CONTRO GOIO
Non è  un mistero che non corra buon sangue tra Goio e la Toto ed è particolarmente duro anche il governatore Luciano D’Alfonso che verso il commissario non lesina stoccate dirette  

LUCIANO D’ALFONSO:«Vorrei soltanto fare una considerazione conclusiva. Spero che non sia fuori procedura. Ho conosciuto e studiato la storia di questo Paese anche per quanto riguarda l’amministrazione: i commissariamenti avevano un inizio e una fine, una vita temporale, ed erano legati a oggettivi problemi da risolvere, da fronteggiare, con un lasso di tempo e una copertura. Inoltre, le risorse erano finanziarie, di
tempo e di competenza. Mi meraviglia che per questa figura commissariale – per la quale non ho problemi come persona fisica, ma sollevo problemi come personalità giuridica – ci sia un incarico senza tempo. Credo che anche questo debba essere tematizzato»




LA SENTENZA ANTICIPATA? D’ALFONSO: «SOLO VOCI»
Nelle audizioni, come era prevedibile, si parla molto poco -anche per un fattore temporale- dell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sul processo anomalo di Bussi, le pressioni sui giudici popolari e la sentenza anticipata che vedrebbe tra i protagonisti agenti proprio Luciano D’Alfonso in un ruolo ancora tutto da chiarire insieme a tutte le altre parti coinvolte.

In un fugace passaggio D’Alfonso chiarisce che non c’è stata alcuna anticipazione del verdetto ma si trattava solo di «voci»….

LUCIANO D’ALFONSO: «… Per il resto, tutto quello che è circolato fuori, durante i lavori in Aula, è stato di
normale acquisizione ad opera di tutti, con voci le più disparate, ma mai nulla di dettagliato che
facesse intendere quale potesse essere l’esito della vicenda processuale…»




IL PM RIVELA L’INDAGINE
Ascoltati anche i pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini sui fatti e sul processo celebrato. 
Mantini però ad un certo punto parlando della fase delle indagini del processo Bussi e sulle interazioni doverose con il commissario Goio accenna ad una situazione rappresentata dallo stesso Goio che riguarda il piano di caratterizzazione del 2014 e si scopre così che c’è una inchiesta di cui non si conosceva l’esistenza.

ANNA RITA MANTINI:« Il Commissario Goio che ho trovato già nominato per altre emergenze, poi diventato commissario di questa grande emergenza, mi chiedeva delle modalità di interferenza con le indagini della procura, e io ho chiarito subito (questa è stata la mia posizione, non so se giusta o sbagliata) che il procedimento amministrativo di messa in sicurezza e bonifica doveva andare avanti con tutte le correlazioni con le indagini. Le due attività, quella amministrativa e quella penale, sono avanzate parallelamente e di pari passo, con le doverose interrelazioni, le autorizzazioni e i pareri. Il Commissario Goio già nel corso del processo ci ha esibito una situazione dei luoghi che è stata oggetto di una caratterizzazione, di cui non so se siate edotti...

PRESIDENTE. No, noi sappiamo che è stata fatta una caratterizzazione, ma non conosciamo i dati...

ANNA RITA MANTINI: «La seconda caratterizzazione del 2014. La procura sta lavorando anche su questi, quindi su questo vorremmo chiedervi una particolare riservatezza, perché si tratta di un’attività investigativa in corso.

PRESIDENTE. Se vuole segretare...

ANNA RITA MANTINI: «Sì, forse sarebbe opportuno, perché è oggetto di attività investigativa».

PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell’impianto audio video.



IL SINDACO E IL DOCUMENTO SCONOSCIUTO
Il primo cittadino di Bussi, Salvatore La Gatta, è apparso molto preparato e portatore di informazioni preziose e documentate per averle vissute in prima persona e per averle apprese in seguito ad anni di ricerche e -dice lui- «proteste» contro il colosso e l’avvelenamento. 
La Gatta racconta che la Tre Monti nacque come discarica provvisoria dove interrare «i pesanti» (i residui di lavorazione della Montedison più pericolosi) per pochi mesi, nel tempo in cui sarebbe stato costruito un silos all’interno dello stabilimento dove poi trasferire le scorie. La Gatta dice che era prevista una impermeabilizzazione dei fossi dove riporre i veleni mai effettuata e soprattutto i veleni da lì non si sono mai più spostati.

SALVATORE LA GATTA:... Lo sto dicendo e me ne assumo tutte le responsabilità. Nel 1970-1971 il Comune di Pescara e la Provincia fecero presente a Montedison che non era più possibile sversare nel fiume i residui delle lavorazioni e che bisognava trovare una soluzione. Una delle soluzioni avanzate da Montedison, che fu fatta propria dalla Regione, dalla Provincia di Pescara e dal Comune, è stata quella di interrare i clorometani pesanti e i residui della lavorazione del piombo in quella discarica, che si chiama Tremonti.
Il progetto prevedeva di costruire un silos all’interno del sito industriale, che si è chiamato poi SR1. In attesa di finire la costruzione del silos, si è deciso di interrare, per sette, otto mesi, i clorometani pesanti in quella zona…
(…)
Nel documento, del 1972, è scritto: «Vi informiamo che l’impianto per lo stoccaggio dei clorometani pesanti è regolarmente in funzione dal giorno 24. È pertanto venuto a cessare il procedimento di interramento dei residui pesanti dei clorometani». Siccome era un fatto conosciuto, nel 1991 la Regione Abruzzo scrive alla Provincia: «Voi avete un problema serio sul territorio, perché sono stati interrati dei rifiuti pericolosi a ridosso del fiume Pescara». Per quanto è di mia conoscenza, dal 1991 al 2007, quando è stata scoperta questa discarica, non è stata messa in opera nessuna azione per dissotterrare questi residui. La cosa assurda è che qualcuno ha deciso di realizzare dei pozzi di acqua potabile a valle di un sito industriale - che tutti sapevano che c’era - e di discariche regolarmente autorizzate, che sono quelle al nord del sito industriale. Il cosiddetto «pubblico», Regione e Provincia, sapeva che c’erano interrati dei pesanti in questa discarica non conosciuta, eppure hanno realizzato dei pozzi per l’emungimento di acqua potabile: era scontato che, nel momento in cui si fosse approfondita l’indagine per vedere se l’acqua era o meno inquinata, si sarebbe scoperto che questa era inquinata».
Questo è quanto è successo allora: tutti sapevano che c’era questo tipo di inquinamento. Io ho sempre pensato che il processo avrebbe in qualche modo assolto i diciannove imputati, non per le ragioni che ho letto in questi giorni sui giornali, ma perché avevo la sensazione che un giorno all’altro gli avvocati difensori e gli imputati avrebbero detto: «Scusate, di cosa stiamo parlando? Perché sul tavolo degli imputati ci sono soltanto i diciannove della Montedison, mentre sono assenti la Regione, la Provincia e il Comune, che a suo tempo concordarono questo percorso?»





Parole che si aggiungono a tutte le altre che evidenziano pesantissime responsabilità degli enti locali e degli amministratori che si sono avvicendati negli ultimi 40 anni, che sapevano e non hanno fatto nulla per la loro gente.

Responsabilità pesantissime che rimarranno impunite e senza nome sulle quali si sono giocati i destini di migliaia di persone, si sono fatte campagne elettorali, assunzioni clientelari e promesse che oggi suonano come un unico enorme venefico inganno.
Quali meccanismi, sviste, sciatteria o deliberata “volontà criminale” fecero in modo di costruire i pozzi di emungimento dell’acquedotto a valle di Bussi negli anni ‘80? Chi propose, chi decise, chi mise la firma?
E perché nessuno si oppose e non ci furono barricate per impedire tutto questo?
Ed è qui che il discorso del sindaco La Gatta è più debole, lui che per cuore e ragione è legato al territorio e alla storia della Montedison per i fatti tragici che hanno caratterizzato anche la sua vita. La Gatta parla di proteste e di battaglie di cui, però, non vi è traccia o segno tangibile; di sicuro quelle lotte operaie che dividevano il paese di 3.500 anime di cui mille assunti in Montedison non hanno  portato a nulla e di certo non hanno impedito l’incredibile oblio sceso sulla mega discarica ai piedi del Paese.
Ai tempi forse quelle lotte si giocavano in un recinto troppo angusto e sono servite a qualche "compagno" per fare carriera politica. Eppure tutte le lotte degne di questo nome lasciano traccia. Queste no.
Invece, la storia registra la pesante omertà di quel posto e di quella gente più volte rimarcata dai parlamentari della commissione incapaci di comprendere il perché a testimoniare al processo contro la Montedison fossero solo in quattro…
Lo stesso Governatore D’Alfonso, a parole sue, conferma la grande vocazione «industrialista» dei cittadini di Bussi, votati ad una grossa sopportazione, di estrazione «operaista» e dunque legatissimi a chi concede il lavoro trasformando quest’ultimo in una sorta di santuario intoccabile e alimentando una certa incultura dell’epoca che ha marchiato la nostra regione come una tra le migliori terre di conquista anche per il contesto sociale. 
Non a caso erano quegli gli anni dell’Abruzzo “isola felice”…

Alessandro Biancardi

RESOCONTI INTEGRALI

28 maggio 2015: audizioni durante la missione a Bussi

26 maggio 2015

  • Audizione del direttore generale di Solvay, Marco Colatarci. Intervengono Fabio Cintioli e Paolo Di Giovanni, consulenti, e Aldo Trezzi, consulente tecnico di Solvay.
  • Audizione del general counsel di Edison, Piergiuseppe Biandrino.
  • Audizione di Mario Amicone e Giovanni Damiani, rispettivamente direttore generale e direttore tecnico dell’Arta Abruzzo.

RESOCONTO STENOGRAFICO

 

21 aprile 2015

  • Audizione del dottor Luca Lucentini, 1 ricercatore presso l’Istituto superiore di sanità, e del dottor Riccardo Crebelli, dirigente di ricerca presso l’Istituto superiore di sanità
  • Audizione del Commissario delegato per il bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio.
  • Audizione del presidente e amministratore delegato di Sogesid, Marco Staderini, di Enrico Brugiotti, direttore settore bonifiche Sogesid e Silvia Carecchio, dirigente settore rifiuti Sogesid.
  • Audizione del direttore generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Maurizio Pernice.
  • Audizione del responsabile del servizio emergenza ambientale dell’ISPRA, Leonardo Arru.

RESOCONTO STENOGRAFICO