LA RISPOSTA

Uda querela Il Fatto: «articolo pieno di errori, la verità la stabilirà il giudice»

I vertici non hanno gradito l'inchiesta del quotidiano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1007

Filippo Del Vecchio

Filippo Del Vecchio

CHIETI. «Ma quale default, il nostro bilancio è floridissimo».

Il direttore generale Filippo Del Vecchio replica al Fatto Quotidiano che ieri in un articolo firmato da Melissa Di Sano e Antonio Massari ha passato al setaccio la vita dell'Ateneo irritando non poco il rettore Carmine Di Ilio che qualche giorno fa aveva cacciato dal suo ufficio i cronisti al grido di «vi denuncio per molestie».

Dopo la pubblicazione dell'articolo l'Ateneo annuncia che è pronto ad intentare una causa civile e una penale per tutelare l'immagine dell'Università e per il momento il dg replica, punto per punto, alle affermazioni del quotidiano diretto da Marco Travaglio, e parla di un testo «pieno di errori che denunciano l’approssimazione e la mancanza di informazione con le quali è stato scritto».

 «BILANCIO IN ATTIVO»

Primo capitolo, quello del presunto default che Del Vecchio smentisce categoricamente:  «abbiamo un bilancio floridissimo chiuso in pareggio e, dal 2012, addirittura con avanzo di gestione, per non parlare degli avanzi di amministrazione. L’avanzo di gestione del 2015 ha raggiunto 31 milioni di euro». 

Se questo è default il dg chiede al quotidiano come definirebbe i bilanci degli enti pubblici che chiudono con disavanzo di varie dimensioni. Quanto al bilancio 2013, il direttore assicura che non è stato approvato dai Revisori nel 2015 (due anni dopo) come affermato dal giornale, ma nell’anno di riferimento: ottobre 2013 «dopo che tutte le verifiche ed i chiarimenti richiesti dal presidente del Collegio dei revisori erano state esaudite».

 E poi Il presidente del Collegio si dimise non per oscuri motivi ma «per inconciliabili impegni del suo Ufficio».

 SUPER SEGRETARIA? «NON HA 33 INCARICHI MA 33 ATTIVITA’»

Capitolo Marina Marino, responsabile della Segreteria Unica del rettore del direttore generale: «non ha 33 incarichi retribuiti», spiega Del Vecchio, «ma svolge, con uno stipendio fissato in base al contratto nazionale, 33 attività o procedimenti censiti ed identificati in base alla legge sulla trasparenza. Così come se ne svolgono 65 nell’ufficio tecnico ed oltre 50 nell’ufficio del personale».

 Quanto alla sulla presunta  fulminante carriera Del Vecchio ha da ridire e difende Marino: «è la rivitalizzazione di una carriera giunta alla soglia della laurea in filosofia secondo il vecchio ordinamento (ante 3+2) e recuperata secondo il nuovo ordinamento 3+2 come consentito dai regolamenti didattici».

 Quanto alla modifica dell’elenco delle indennità indebite «era corretto eliminare la dottoressa Marino ed i signori Capuzzi, Zuccarini e Di Primio, componenti dell’ufficio tecnico da quell’elenco, poiché quanto da loro ricevuto (250 euro a testa nel 2001) trovava copertura nell’art 92 del codice degli appalti e non nell’inesistente fondo accessorio distribuito per decine di migliaia di euro a persone che non ne avevano titolo».

 LA RICONFERMA DEL DG INDAGATO

Poi uno dei capitoli più spinosi che proprio in questi giorni stanno agitano l'Ateneo, ovvero la riconferma del direttore stesso: «il regolamento a cui fa riferimento il suo articolo non esiste».

 Il Fatto, aveva scritto che Del Vecchio è stato riconfermato nonostante un'inchiesta penale aperta a suo carico e che se per la nomina bisognava essere totalmente puliti (nè indagati nè condannati) per il rinnovo l'Ateneo aveva fatto sparire questa clausola.  «Esiste la legge», sottolinea Del Vecchio, «che consente ad ogni cittadino che non abbia conseguito condanne di avere rapporti contrattuali con la Pubblica Amministrazione. Un avviso di garanzia non è una condanna, fino a prova contraria. Al Direttore Generale verrà applicata la legge Severino se e quando sarà oggetto di condanne».

 PIOVONO SOFFITTI

Sul caso dei soffitti crollati si spiega che «è accaduto in una struttura la cui manutenzione è restata affidata per un decennio alla Fondazione Università D’Annunzio ente di diritto privato sul quale l’ateneo non ha esercitato alcun controllo per un intero decennio. Infatti l’attribuzione alle stesse tre persone delle cariche di Rettore, di Direttore Generale della Università e di Presidente del Collegio Revisori dell’Ateneo e di  Presidente, Direttore Generale e Presidente del Collegio Revisori della Fondazione non ha favorito il controllo. La Fondazione ha gestito la ristrutturazione dei soffitti crollati con lavori affidati senza gara di evidenza pubblica e senza collaudo finale». 

Del Vecchio ricorda che l'Ateneo, a tutela dell’accaduto, ha fatto ricorso al giudice ordinario per chiarire le responsabilità: «la Fondazione Universitaria ha speso 101 milioni di euro trasferiti dall’Ateneo senza mai rendere conto della spesa. Gli uffici, non le aule, che hanno temporaneamente accolto i collaboratori linguistici sono nuovi ed in corso di inaugurazione è dunque difficile credere che possano esservi stati avvistati topi». 

IMA

Sulla sospensione dell’IMA, tanto contesta dai dipendenti, Del Vecchio ribadisce che «è stata determinata a seguito di una ispezione del Servizio Ispettivo del Ministero dell’Economia e Finanze che ha rilevato la mancata costituzione, da oltre un decennio e sotto la responsabilità della precedente amministrazione, del fondo accessorio». 

Come i buoni pasto che, «sempre sotto la precedente amministrazione, venivano erogati in assenza della verifica della effettiva presenza dei beneficiari. L’anomalia è stata osservata dall’Organo di Controllo ed ha dato luogo alla procedura di recupero per danno erariale».  

Del Vecchio contesta anche la confusione fatta dai giornalisti tra riconciliazione di cassa e ammanco di cassa: «a ristabilire la correttezza dell’operato di questa amministrazione penserà il giudice».